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La Cina del futuro nelle parole di Xi Jinping: un’analisi del discorso pronunciato dal Presidente in occasione del XX congresso del Partito

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Il Congresso del Partito Comunista rappresenta senza dubbio l’evento maggiormente rilevante all’interno del complesso panorama politico cinese. Nel discorso da lui tenuto in occasione dell’apertura dei lavori, Xi Jinping ha delineato la fisionomia che la Repubblica Popolare Cinese dovrà assumere nei decenni futuri.

La Prima Decade della “Nuova Era

Il discorso pronunciato da Xi Jinping in occasione del XX Congresso del PCC, della durata di circa un’ora e quaranta minuti, rappresenta una versione abbreviata della “Relazione al XX Congresso Nazionale del Partito Comunista Cinese”. I contenuti del documento in questione sono stati presentati in quindici sezioni distinte. La prima di queste, intitolata “Il lavoro nei cinque anni passati e i grandi cambiamenti nella Prima Decade della Nuova Era” (过去五年的工作和新时代十年的伟大变革 / Guòqù wǔ nián de gōngzuò hé xīn shídài shí nián de wěidà biàngé) ha riguardato una disamina dei cinque anni trascorsi tra il XIX ed il XX Congresso, dipinti come “fuori dal comune” e “meravigliosi”, alla quale ha fatto seguito una descrizione dei dieci anni trascorsi dal XVIII congresso ad oggi. 

La trattazione si è articolata su alcuni nodi principali, incentrati sull’elencazione e sulla celebrazione dei traguardi raggiunti dalla nazione, guidata dal Partito, nel corso di questo importante lasso di tempo. Tra i maggiori eventi che hanno caratterizzato questa “Prima Decade” si annoverano la fondazione della cosiddetta “Nuova Era del Socialismo con Caratteristiche Cinesi” ed il completamento dell’”Obiettivo del Primo Centenario”, la cui concretizzazione è avvenuta per mezzo della completa realizzazione della “Società Moderatamente Prospera” (小康社会 / Xiǎokāng shèhuì), pietra miliare del più ampio concetto di “Sogno Cinese” (中国梦 / Zhōngguó mèng).

Nel suo intervento Xi Jinping ha evidenziato gli importanti successi ottenuti in merito allo sviluppo dell’“avanzata cultura socialista” (社会主义先进文化 / shèhuì zhǔyì xiānjìn wénhuà), ed alla conduzione della cruciale “battaglia contro la povertà” (脱贫攻坚战 / tuōpín gōngjiānzhàn). Relativamente a questa appare chiara la linea di continuità con la “prosperità comune” (共同富裕 / Gòngtóng fùyù), strategia volta all’implementazione di politiche finalizzate all’espansione dei cosiddetti “gruppi a reddito medio” (中等收入群体 / Zhōngděng shōurù qúntǐ), ovvero alla costante riduzione delle fasce di popolazione più povere. 

La Cina e la “Nuova Era” che verrà

Dalle parole di Xi si comprendono bene quelle che saranno le caratteristiche che la Cina esibirà nel futuro. In primis, obiettivi fondamentali riguardano il raggiungimento della “modernizzazione socialista” (社会主义现代化 / Shèhuì zhǔyì xiàndàihuà) entro il 2035 e la trasformazione della Repubblica Popolare in un “moderno paese socialista” (社会主义现代化国 / Shèhuì zhǔyì xiàndàihuà guó) entro la metà del secolo. 

Il raggiungimento di questi traguardi è indissolubilmente legato ad una molteplicità di fattori: sviluppo di nuove tecnologie, poderosi investimenti in innovazione, sviluppo di comparti industriali strategici, autosufficienza tecnologica, focalizzazione su comparti educativi afferenti alla dimensione scientifica, urbanizzazione, modernizzazione agricola e incremento del prodotto interno lordo per capita. Diverse di queste tematiche sono spesso toccate da Xi in molti dei suoi interventi, dunque non rappresentano elemento di sostanziale novità. Tuttavia, nel discorso sono presenti spunti inediti, molti dei quali possono fornire un’immagine non solo di come apparirà la Cina nella “Nuova Era” che verrà, ma anche di come sarà la sua postura nei confronti di un contesto internazionale in continuo (violento) mutamento.

In primis, a fronte dell’unicità del quinquennio che la Repubblica Popolare accinge a lasciarsi alle spalle, nel discorso si è fatto riferimento diretto alla pandemia di Coronavirus. Se la cosiddetta “politica di azzeramento dinamico” (动态清零 / dòngtài qīng líng), applicata estensivamente dalla Repubblica Popolare, è stata presentata come un completo successo da un punto di vista sociale ed economico, l’intervento di Xi mette in evidenza come le conseguenze di questo avvenimento contribuiranno a condizionare pesantemente lo scenario globale attuale e del futuro. Egli parla apertamente di un “nuovo periodo di turbolenza e cambiamento”. Con questa definizione, la nuova scena globale sarà caratterizzata da crisi della globalizzazione, conflitti regionali, diffusa difficoltà di ripresa economica e proliferazione di “unilateralismo” e di “misure protezionistiche”.

Xi Jinping, poi, non ha pronunciato una specifica formula presente dal 2002 nel discorso di inizio Congresso di ogni leader cinese. Nello specifico, egli non ha menzionato il cosiddetto “periodo di opportunità strategiche” (战略机遇期 / zhànlüè jīyù qī). In sostituzione a questa dicitura egli ha fatto riferimento alle cosiddette “Nuove Opportunità Strategiche” (新的战略机遇 / xīn de zhànlüè jīyù), e si è poi riferito ad “una nuova fase di sviluppo in cui opportunità strategiche coesistono con rischi e sfide, e nella quale incertezze e eventi imprevisti sono in aumento”

Garantire la sicurezza del paese

Per quanto questa diversa scelta lessicale possa sembrare un fattore marginale, in realtà essa sembra mettere in evidenza la convinzione secondo cui gli scenari futuri con i quali la Repubblica Popolare dovrà interfacciarsi saranno caratterizzati da un’accresciuta instabilità. Ciò condizionerà inevitabilmente la postura che la Repubblica Popolare Cinese terrà all’interno del consesso internazionale. Queste considerazioni portano a comprendere i motivi per cui, nel rapporto, la parola “sicurezza” (安全 / Ānquán) è stata ripetuta per ben 91 volte. Si nota come essa ricorra meno frequentemente solo di termini quali, ad esempio, “partito” (党 / Dǎng), “popolo” (人民 / Rénmín) e “nazione” (国家 / Guójiā). Da sottolineare che queste, per numero di citazioni, sono le tre parole che maggiormente ricorrono nell’esposizione di Xi.

In effetti, la componente securitaria assume un’importanza decisamente marcata in tutta la trattazione. Viene infatti sottolineata la necessità di “incrementare le capacità di mettere in sicurezza le forniture di risorse strategiche”, ma anche di garantire la sicurezza alimentare ed energetica della nazione. Ancora, il rafforzamento del “sistema e delle capacità di sicurezza nazionale” costituisce un obiettivo fondamentale da perseguire obbligatoriamente, dunque funzionale alla realizzazione della “modernizzazione socialista”, alla “rinascita della nazione cinese” e, dunque, alla creazione di un “grande e moderno paese socialista”. Citando direttamente dal testo: “La sicurezza nazionale è la base del ringiovanimento nazionale, e la stabilità sociale è un prerequisito per costruire una Cina forte e prospera”. 

Le misure di irrobustimento securitario vanno di pari passo con gli obiettivi di potenziamento e modernizzazione dell’Esercito Popolare di Liberazione (EPL), il cui termine di completamento è fissato per la metà del secolo (con 2027 e 2035 come step intermedi). Entro questa data, lo strumento militare cinese dovrà essere in grado non solo di compiere operazioni in teatri lontani dalla madrepatria, ma anche di difendere gli interessi strategici della Repubblica Popolare, garantendone dunque la sicurezza e la sovranità nazionale. In riferimento a ciò, è evidente come la questione taiwanese assuma un’importanza fondamentale. 

Xi ha dichiarato che il ricongiungimento con Taiwan è una missione storica del Partito Comunista, e ha messo in chiaro, ancora una volta, che nonostante la riunificazione pacifica per mezzo dell’applicazione del principio “One Country, Two Systems” sia da considerarsi l’opzione migliore, certamente la Repubblica Popolare si riserverà sempre la possibilità di prendere tutte le misure necessarie per portare a compimento il processo di riunificazione nazionale. Per quanto non rappresenti l’alternativa preferenziale, dunque, l’opzione militare è sempre presente. In ultima battuta, la tematica della sicurezza viene poi ripresa anche nei riferimenti alla cosiddetta Global Security Initiative, nuova iniziativa ideata dalla Repubblica Popolare che, per quanto ancora nebulosa, dovrebbe rappresentare un’alternativa ai tradizionali approcci occidentali in materia securitaria i quali, anche in considerazione dello scoppio del conflitto tra Russia e Ucraina, sono già stati giudicati da Pechino come vetusti e poco adatti alla complessità dell’attuale scenario globale.

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