0,00€

Nessun prodotto nel carrello.

0,00€

Nessun prodotto nel carrello.

TematicheCina e Indo-PacificoWilliam Lai è il nuovo presidente di Taiwan. Gli...

William Lai è il nuovo presidente di Taiwan. Gli scenari post-elettorali

-

Le elezioni presidenziali a Taiwan si sono appena concluse con la vittoria di William Lai (Lai Ching-te) del Partito Democratico Progressista (DPP), un risultato che è stato ampiamente favorito da una spaccatura del voto dell’opposizione. Lai ha vinto con una percentuale del 40,05%, secondo il conteggio ufficiale dei voti della Commissione elettorale centrale (CEC) mentre il candidato del (Kuomintang) KMT, Hou Yu-ih si è fermato al 33,49%. Il terzo candidato Ko Wen-je del Partito popolare di Taiwan (TPP) si è aggiudicato il 26,46% dei voti, si tratta di un risultato ottimo per Ko che di fatto scardinato il bipolarismo che ha contraddistinto fino ad ora la politica della Taiwan democratica.

Con la vittoria di Lai, il DPP è diventato il primo partito politico taiwanese a vincere tre mandati consecutivi dalle prime elezioni presidenziali dirette del 1996. Tuttavia, il DPP non è riuscito a conquistare il controllo del parlamento taiwanese, lo Yuan legislativo. Il DPP conquista 51 seggi, il KMT 52 e il Partito Popolare di Taiwan otto mentre due seggi sono stati assegnati a candidati indipendenti ma legati al KMT. Per controllare lo Yuan legislativo sono necessari almeno 57 seggi e un eventuale accordo tra i due partiti di opposizione potrebbe complicare notevolmente la presidenza di Lai.

La postura dei diversi partiti nei confronti di Pechino è uno degli elementi che ha maggiormente catturato l’attenzione dei media internazionali. Il DPP è il partito decisamente più legato alla difesa dello status quo dell’isola, mentre il KMT è da decenni il partito più incline a una cooperazione economica e a un possibile dialogo politico con Pechino. Il TPP di Ko Wen-je era nato sull’onda del Movimento dei Girasoli, ossia della protesta contro l’avvicinamento tra Pechino e Taipei voluto dall’allora presidente Ma Ying-jeou, ma negli anni si è spostato su una posizione dialogante con la Repubblica Popolare cinese. Una dinamica legata principalmente agli spazi politici nel paese, il serbatoio di voti del TPP è rappresentato dai delusi del KMT.

La competizione elettorale a Taiwan viene invariabilmente descritta come una scelta dell’elettorato tra l’indipendenza taiwanese e un percorso di unificazione con la Cina. Il risultato delle urne è in realtà legato più a dinamiche interne, analogamente a quanto avviene in Italia si vota per questioni lontane dalla politica estera. Il “Fattore Cina” sicuramente pesa nell’elezione, ma non costituisce l’elemento dirimente. La difesa dello status quo, ossia la preservazione della sovranità taiwanese, è il minimo comune denominatore tra tutti i principali partiti dell’isola. Le piattaforme elettorali dei diversi partiti spaziano dalla difesa ad oltranza dello status quo sino a percorsi assimilabili all’indipendentismo. La stampa internazionale sottolinea in continuazione i desiderata di Pechino, rispetto alla consultazione elettorale taiwanese. In realtà il percorso dell’identità nazionale taiwanese è conclamato e l’ipotesi di un avvicinamento della società dell’isola alla Cina diventa sempre più debole. Una condizione ben nota a Pechino, che appare chiaramente dalle comunicazioni ufficiali del Partito Comunista cinese. Xi Jinping nel discorso formale al termine del XIX Congresso nel 2017 sosteneva la possibilità di un dialogo tra i due lati dello Stretto, con un chiaro riferimento al KMT e all’accettazione del Consenso di 1992: “Qualunque partito politico e organizzazione di Taiwan sarà in mutuo contatto con il continente, senza che vi siano impedimenti”. Il discorso proseguiva in maniera ancora più esplicita: “desideriamo prendere l’iniziativa nel condividere con i compatrioti taiwanesi le opportunità di sviluppo del continente”. Mentre nel discorso ufficiale del XX congresso del 2022 manca un’apertura nei confronti della società taiwanese, gli unici spazi sono dedicati alle “forze patriottiche che promuovono l’unificazione nell’isola”. Quindi di fatto nessun partito o organizzazione presente a Taiwan. Sono assenti le citazioni di apprezzamento dello sviluppo dell’isola, presenti nei discorsi precedenti, e qualsiasi dimensione di dialogo politico da parte di Pechino. Un segno inequivocabile che il Partito Comunista cinese ha, di fatto, abdicato rispetto a un possibile percorso di avvicinamento a Pechino promosso da parte della società taiwanese. La dimensione coercitiva appare evidente. Quindi un eventuale vittoria del KMT o del TPP non avrebbe portato nessun tipo di vantaggio a Pechino. Un governo taiwanese apparentemente dialogante con Pechino avrebbe implicato un cambiamento nelle relazioni dello Stretto, con la conseguente necessità cinese di tentare un avvicinamento rispetto sia alla popolazione taiwanese, sia al governo dell’isola. Aperture economiche, come la revoca degli embarghi a prodotti taiwanesi e una cooperazione su alcuni settori tecnologici. Ma anche una serie di aperture politiche come lo stop alla cosiddetta diplomazia degli assegni – gli incentivi economici promossi da Pechino per favorire il riconoscimento diplomatico della RPC – e l’inclusione di Taiwan come osservatore nelle riunioni delle agenzie delle Nazioni Unite. Seguendo un percorso già sperimentato negli anni della presidenza Ma Ying-jeou dal 2008 al 2016. Una condizione pericolosa, alla luce della propaganda incessante fatta dal Partito Comunista cinese negli scorsi anni. Un attore assertivo come la Cina di Xi non potrebbe sopportare l’ennesimo rifiuto da parte dei taiwanesi di entrare a far parte dell’orbita di Pechino. Il gelo tra Taipei e Pechino resta probabilmente la condizione preferibile per la Repubblica Popolare cinese nell’immediato presente. La presidenza di Lai, secondo la maggior parte degli analisti, sarà caratterizzata da una sorta di continuità rispetto agli otto anni di Tsai. Ossia congelamento delle relazioni nello Stretto e una costante e pervasiva pressione militare e politica da parte di Pechino.

Articoli Correlati

L’opposizione sudcoreana conquista l’Assemblea Nazionale

Il 10 aprile 2024, i cittadini e le cittadine sudcoreane sono state chiamate a rinnovare i propri e le...

Trump e Biden tra protezionismo e strategia anti-Cina: punti in comune, differenze e prospettive per la nuova presidenza

Se sotto innumerevoli punti di vista Trump e Biden si presentano come due facce opposte, in particolar modo nei...

Due Sessioni cinesi ed obiettivi diplomatici e di difesa per il 2024

Nelle giornate delle “Due Sessioni” cinesi del 2024 sono state annunciate novità per la difesa e la diplomazia di...

Geopolitica dello spazio: perché lo spazio potrebbe diventare in futuro un nuovo terreno di scontro?

Le recenti minacce nel panorama spaziale, dai satelliti spia alle armi nucleari, sembrano delineare un ambiente sempre più conteso...