Who is who: Mohamed Morsi

Nome: Mohamed Morsi
Nazionalità: egiziana
Data di nascita: 20 agosto 1951
Chi è: neo-eletto presidente egiziano e massimo esponente dei Fratelli Musulmani

Who is who: Mohamed Morsi - Geopolitica.info

Dalla primavera araba alla primavera islamica. La definizione, sintetizzando l’evoluzione confessionale riscontrata nei processi di democratizzazione iniziati nel 2011 in Medio Oriente e Nord Africa, risulta quanto mai calzante in rapporto alle dinamiche che hanno recentemente coinvolto l’Egitto di Morsi: dopo la caduta del regime di Mubarak, le elezioni presidenziali del giugno 2012 hanno decretato la vittoria di Mohamed Morsi, un ingegnere cairota con PhD alla South California University. Si tratta, a ben vedere, di un esponente della Fratellanza Musulmana e non del suo leader politico, Khairat El-Shater, la cui candidatura era stata bloccata dalla commissione elettorale. 

La volontà di assicurare stabilità al processo di transizione verso la democrazia ha condotto Morsi a imporre col proprio indirizzo politico un vero e proprio braccio di ferro con il Consiglio supremo delle Forze Armate (SCAF): forzando la mano per imprimere un cambiamento tra le più alte fila dell’esercito, Morsi ha destituito il Ministro della Difesa Tantawi e il Capo di Stato Maggiore Anan, per poi proseguire con molti generali dello SCAF. La scelta ha destato preoccupazione fra chi riteneva l’esercito l’unica istituzione in grado di funzionare da contrappeso al potere degli islamisti. Lo scarso rispetto nei confronti delle istituzioni giudiziarie rappresenta anch’esso fonte di preoccupazione: ricordiamo come in luglio Morsi decise di convocare il Parlamento, dopo che i militari l’avevano sciolto, obbedendo a una sentenza della Corte Costituzionale; assunse in seguito pieni poteri, compreso quello giudiziario; e ancora prese la decisione di licenziare (illegalmente) il procuratore della Repubblica – atto annullato dalla corte d’appello del Cairo il 27 marzo scorso.

Per queste ragioni la popolarità di Morsi è tutt’altro che in ascesa: a rendere la situazione più incandescente è stata la decisione di sottoporre a referendum un progetto di Costituzione di stampo islamista, promulgata grazie all’appoggio dei salafiti. Eravamo a dicembre 2012. Da quel momento le rivolte di piazza non si sono più placate in Egitto. In vista delle prossime elezioni ai Fratelli musulmani non resta che puntare su un’alleanza con la galassia salafita, cruciale per allargare le basi di un consenso che si sta sgretolando laddove era consistente e che va ricercato in zone in cui l’opposizione al governo di Morsi è molto forte, ovvero la regione del Delta e il Cairo.

L’incapacità di affrontare un programma di riforme economiche che possano condurre l’Egitto sulla via della crescita rappresenta una delle sfide più impellenti mentre questioni di politica interna impediscono al Paese di svolgere quel ruolo di mediazione auspicato dagli Stati Uniti, sia nella questione arabo-israeliana che in quella siriana. La democrazia non passa necessariamente attraverso la laicità ma è lecito chiedersi se l’Egitto sia pronto ad istituzionalizzare le regole democratiche e se la Fratellanza musulmana riuscirà ad essere protagonista di questo cambiamento.