Poco dopo la pubblicazione del messaggio con cui annunciava il ritiro della sua candidatura, Joe Biden ha dichiarato che avrebbe sostenuto la sua vicepresidente, Kamala Harris, per succedergli in cima al ticket democratico a novembre. Se dovesse essere confermata dalla Convention di Chicago ad agosto, Kamala Harris potrebbe diventare la prima donna ad essere eletta presidente degli Stati Uniti. Non sarebbe, però, la prima barriera infranta dalla vicepresidente nel corso della sua ventennale carriera politica.
Nome e cognome: Kamala Devi Harris
Nazionalità: statunitense
Luogo e data di nascita: Oakland, California; 20 ottobre 1964
Ruolo: Vicepresidente degli Stati Uniti; ex-Senatrice e Procuratore Generale della California
Kamala Harris nasce nel 1964 ad Oakland, in California, da madre indiana e padre giamaicano, rispettivamente ricercatrice oncologica e professore di economia (oggi professore emerito della prestigiosa Università di Stanford). In seguito al divorzio dei genitori viene cresciuta principalmente dalla madre, con la quale si trasferisce nella provincia canadese del Quebéc, dove passa l’intera adolescenza. Tornata negli Stati Uniti, studia all’università di Howard, prestigioso istituto storicamente afroamericano di Washington D.C., e consegue una laurea in scienze politiche ed economia. Nel 1990 supera l’esame da avvocato e, già ritornata in California per gli studi legali, inizia a lavorare come assistente procuratrice.
Nel 2003 inizia la sua ascesa politica. Si candida a procuratrice distrettuale di San Francisco, vincendo inaspettatamente le elezioni contro il suo stesso capo Terence Hallinan, Procuratore in carica dalla fama di eccellente dibattitore. Durante la campagna la Harris riuscì a neutralizzare gli attacchi di Hallinan, tra cui quelli più insidiosi riguardanti l’eventualità di condurre indagini sull’amministrazione del Sindaco Willie Brown, con cui la Harris aveva avuto una relazione a metà degli anni Novanta. A gennaio 2004 inizia il mandato da procuratrice distrettuale a San Francisco, contemporaneamente all’inaugurazione di Gavin Newsom come Sindaco della stessa città.
Dal 2010 al 2016, in seguito a una vittoria sul filo del rasoio contro il repubblicano Steve Cooley, Kamala Harris è procuratrice generale della California, prima donna e prima persona di colore a ricoprire l’incarico. Gli anni a Sacramento non sono però sempre facili. Diverse decisioni prese dalla Harris lasciano infatti perplessa la parte più liberale dei suoi sostenitori. È il caso, ad esempio, della prudenza nel gestire gli episodi di violenza poliziesca, per i quali rifiuta di sostenere un progetto di legge che avrebbe costretto il suo ufficio ad occuparsi di ogni caso di sparatorie che avrebbero coinvolto le forze dell’ordine. Gli anni della Harris come procuratrice generale vengono messi sotto i riflettori nel corso della campagna presidenziale che tenta di lanciare per il 2020. Insieme a una generale mancanza di chiarezza su diversi importanti temi nazionali, contribuiscono al fallimento piuttosto rapido della sua candidatura alle primarie democratiche, che abbandona a dicembre 2019 prima ancora che le votazioni abbiano inizio.

La decisione di candidarsi alla presidenza viene presa dopo alcuni anni all’interno del Congresso. Nel 2016 Kamala Harris viene infatti eletta senatrice per la California. L’ex-procuratrice si distingue in seguito per le posizioni fra le più liberali all’interno del Senato. Inoltre, applicando la sua esperienza legale alle procedure parlamentari, si ritaglia un ruolo da protagonista nel corso dell’interrogazione parlamentare del Procuratore Generale William Barr e il processo di conferma del Giudice della Corte Suprema Brett Kavanaugh. Le sue domande taglienti e la sua efficace pressione inquisitiva attirano l’attenzione del Presidente Trump, che la definisce “nasty”, epiteto che, nel contesto attuale, la Harris probabilmente cercherà di indossare come una medaglia. Nel corso della sfortunata campagna presidenziale del 2019 neanche il futuro Presidente Biden viene risparmiato. Durante il primo dibattito fra i candidati democratici, viene incalzato dalla Harris riguardo alla sua opposizione, in passato, ai programmi federali di autobus scolastici per incoraggiare l’integrazione razziale nelle scuole.
Gli esordi come Vicepresidente non sono di ottimo auspicio, complici anche i dossier estremamente spinosi affidatile dal Presidente come l’immigrazione e i temi riguardanti il diritto di voto. Le cose cambiano nel 2022, quando la Corte Suprema rovescia la sentenza Roe v. Wade, e Kamala Harris si fa portavoce dei temi di salute riproduttiva. Nel 2024 organizza una serie di eventi in tutto il paese, definendolo un tour “per le libertà riproduttive”. Fra le tappe c’è anche la visita a una clinica di Planned Parenthood in Minnesota, prima volta nella storia che un Vicepresidente entra in vesti ufficiali nella sede di un fornitore di aborto.
Dopo quello del Presidente, Kamala Harris ha incassato anche gli endorsement dei leader democratici del Congresso. Ma solo dopo la Convention di agosto si saprà se ciò sarà bastato affinché il partito democratico decida di affidarle la sfida più delicata della sua carriera, e se la sua ormai consolidata esperienza come apripista riuscirà a portarla fino alla Casa Bianca.

