Who is Who: Aung San Suu Kyi

Nome: Aung San Suu Kyi
Nazionalità: Birmana
Data di nascita: 19 giugno 1945
Ruolo: Consigliere di Stato della Birmania, Ministro degli Affari Esteri e Ministro dell’Ufficio del Presidente

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Aung San Suu Kyi, Consigliere di Stato della Birmania, nasce il 19 giugno 1945 nella città di Yangon, anche nota come Rangoon. Suo padre, il generale Aung San U, è stato un influente esponente della fazione nazionalista del Partito Comunista della Birmania e viene ricordato principalmente per la tenace attività di opposizione intrapresa nei confronti dell’occupazione britannica. Dopo la morte del padre, avvenuta nel 1947 per mano di alcuni avversari politici, la giovane Aung San Sui Kyi rimarrà al fianco della madre, Khin Kyi, la quale diventerà una nota figura politica nella realtà Birmana, tanto da arrivare a ricoprire il ruolo di ambasciatrice in India nel 1960; La Suu Kyi ebbe così la possibilità di intraprendere studi prima in India e in seguito in Inghilterra, nella Oxford University, dove conseguì la laurea in Filosofia, Scienze Politiche ed Economiche.

Il ritorno di Aung San Suu Kyi in Birmania avviene nel 1988 in un momento storico  particolarmente delicato per la storia della Birmania e per quello che sarà il suo futuro democratico. Il 1988 rappresenta difatti per tale Stato un anno estremamente complesso, in quanto, a seguito della rivolta 8888, ebbe luogo in Birmania un colpo di Stato militare  avvenuto per mano del generale Saw Maung, il quale ricoprì di conseguenza la carica di Presidente dal 1988 al 1992.

È proprio in tale contesto che la figura di Aung San Sui Kyi diventa progressivamente il simbolo dell’opposizione nei confronti del regime militare e un’icona democratica sostenuta e ammirata dalla comunità internazionale, ma andiamo per ordine.

Tornata nel proprio paese nel 1988, la Suu Kyi comincia ad intraprendere un’intensa attività di opposizione che sarà cruciale per il processo di democratizzazione che investirà il paese e che porterà la donna a subire anni di reclusione e arresti domiciliari, i quali ebbero inizio nel 1989.

L’origine di tale battaglia politica è riscontrabile nella fondazione, il 27 settembre dello stesso anno, della National League of Democracy (NLD). Il partito, fondato su principi di pluralismo e ispirati principalmente alla filosofia politica gandhiana, si candiderà alle elezioni del 1990 riuscendo a raggiungere eccellenti risultati, i quali non vennero però riconosciuti dallo Slorc (State Law and Order Restoration Council), ovvero la giunta militare allora al potere.

Gli ideali incarnati dalla figura di Aung San Sui Kyi, simbolo dell’opposizione non violenta al regime militare, vennero fortemente sostenuti dalla comunità internazionale; Varie furono pertanto le onorificenze che le vennero conferite, tra le quali annoveriamo il premio Sakharov nel 1990, consegnato però nel 2013, e il premio Nobel per la pace nel 1991, ritirato invece nel 2012.

La Suu Kyi riuscirà ad ottenere la piena libertà solo nel 2010 ed otterrà nel 2015 un risultato cruciale per la propria battaglia politica e, di conseguenza, per il processo di democratizzazione birmano; Sarà proprio il 2015 a segnare una data cruciale per tale processo, in quanto in quello stesso anno il NLD riuscirà ad acquistare la maggioranza dei seggi in Parlamento.

Aung San Suu Kyi ricopre tuttora la carica di Consigliere di Stato della Birmania, ovvero un ruolo politico creato ad hoc per l’attivista; Tale carica istituzionale è stata istituita in quanto una norma Costituzionale birmana vieta a chiunque abbia familiari stranieri di rivestire il ruolo di Presidente, pertanto la Suu Kyi, avendo parenti di nazionalità britannica (marito e figli) si trova a non poter ricoprire tale ruolo. Il titolo di Consigliere di Stato birmano rappresenta l’equivalente di un primo ministro, raffigura pertanto il leader de facto del paese.

A questo punto non è difficile comprendere le motivazioni che hanno portato Aung San Suu Kyi a divenire un personaggio internazionalmente apprezzato, ma ciò che però è cruciale analizzare è la complessità che ha rappresentato negli ultimi anni l’icona democratica. La vincitrice del premio Nobel si è trovata al centro di numerose critiche a causa dell’atteggiamento e della posizione espressa  nei confronti della condizione riguardante la minoranza mussulmana dei Rohingya. Il Myanmar è stato portato dal Gambia di fronte alla Corte Internazionale di Giustizia dell’Aja, con l’accusa di aver permesso al Tatmadaw (le forze armate birmane) di commettere genocidio nei confronti di tale comunità. Il caso ha portato pertanto al verdetto espresso il 23 gennaio di quest’anno della Corte, la quale ha stabilito che lo Stato del Myanmar dovrà prendere tutte le misure in suo potere per garantire a tale comunità il rispetto degli obblighi stabiliti dalla Convenzione sul genocidio del 1948. 

Ciò che ha provocato la forte riprovazione della comunità internazionale è stata la posizione assunta dall’attivista, la quale ha tenacemente difeso di fronte alla Corte il suo paese, dichiarando l’inconsistenza delle accuse e l’incompletezza del quadro che risulta essere inoltre particolarmente fuorviante.

Negli anni il nome di Aung San Sui Kyi è stato profondamente associato ad ideali democratici, di uguaglianza e libertà, ad oggi però il quadro della situazione sta comprensibilmente mutando mettendo in luce aspetti estremamente controversi di tale personaggio.

Elisa Ugolini,
Geopolitica.info