Who is who: Anwar el-Sadat

Nome: Muhammad Anwar el-Sadat
Nazionalità: egiziano
Data di nascita: 25 dicembre 1918
Ruolo: Presidente della Repubblica Araba d’Egitto
Segni particolari: Firmatario del primo trattato di pace fra un paese arabo ed Israele

Who is who: Anwar el-Sadat - Geopolitica.info

Anwar Sadat nasce nel 1918 in un piccolo villaggio del Delta del Nilo, uno dei tredici figli di una famiglia che versava in condizioni disagiate. Come molti altri giovani egiziani del tempo, Sadat cercò e trovò nell’ingresso delle forze armate un modo per uscire fuori dalla povertà. Si diplomò nel 1938 all’Accademia Militare del Cairo, dove conobbe Gamal Abdel Nasser, suo futuro Presidente e figura chiave della vita di Sadat. Infatti, i due insieme ad altri membri di alto grado dell’esercito egiziano fondarono il Movimento degli Ufficiali Liberi, il cui intento era combattere l’occupazione britannica e la corruzione della monarchia egiziana. Nel 1952, gli Ufficiali Liberi spodestarono Re Farouk ed instaurarono un regime militare, la cui presidenza fu assunta da Nasser nel 1956. Sotto la guida del carismatico leader panarabista, Sadat ricopri varie cariche statali fino a raggiungere la vicepresidenza.

Divenne presidente ad interim alla morte di Nasser, il 28 settembre 1970, e fu eletto presidente in un plebiscito il 15 ottobre. Considerato da molti come una semplice estensione del Nasserismo, Sadat sorprese l’establishment politico egiziano cercando di distanziarsi dal suo predecessore, iniziando un riorientamento strategico che sconvolgerà la traiettoria politica dell’Egitto. La politica interna di Sadat fu in parte una reazione contro quella di Nasser e rifletteva gli sforzi di Sadat per emergere dall’ombra del suo predecessore. Una delle iniziative interne più importanti fu la politica delle “porte aperte” nota come infitāḥ (in arabo: “apertura”), un programma di drammatico cambiamento economico che proponeva un’elevata liberalizzazione dell’economia oltre che un suo decentramento e diversificazione dell’economia, nonché gli sforzi per attirare il commercio e gli investimenti esteri. Questi sforzi economici portarono però a gravi ripercussioni sociali, con l’aumento vertiginoso dell’inflazione che nel 1977 spinse gli egiziani a protestare nelle piazze in quelle che sono ricordate come le “Rivolte del Pane”. Un ulteriore segno di distinzione fra i due presidenti egiziani fu anche l’atteggiamento nei confronti dell’islamismo. Durante la presidenza di Nasser, i movimenti islamici avevano subito persecuzioni e restrizioni, soprattutto la Fratellanza Musulmana, il cui ideologo Sayyid Quṭb fu giustiziato nel 1966. Sadat, al contrario, era propenso a favorire la diffusione della cultura islamica all’interno della politica, specie come contrappeso alle ideologie comuniste, e la Fratellanza Musulmana tornò ad occupare un ruolo preminente nella vita sociopolitica egiziana.

Tuttavia, fu in politica estera che Sadat fece i suoi sforzi più drammatici. In primis, decise che nello scontro bipolare della Guerra Fredda l’Egitto avesse scelto la parte sbagliata, e nel 1972 espulse migliaia di tecnici e consiglieri sovietici dal paese, accusando l’Unione Sovietica di non aver supportato gli sforzi egiziani in maniera adeguata. In realtà, questo era il primo passo da compiere per poter iniziare un reset delle relazioni con Washington e orientare verso occidente la politica estera egiziana. Sadat si rese conto che anche l’impegno dell’Egitto nel guidare gli arabi nella lotta contro Israele era ormai diventato un peso per l’erario egiziano e decise che era necessario un “disengagement” dal tedioso conflitto arabo-israeliano. In ogni caso, ci volle un’altra guerra, quella dell’ottobre 1973, per avviare un processo di pace.

La guerra dello Yom-Kippur fu la quinta guerra egiziano-israeliana, ma la prima seguita da un accordo politico. L’obiettivo di Sadat non era quello di annientare Israele, ma piuttosto di riconquistare la penisola del Sinai per riuscire in ciò che Nasser aveva fallito: riconquistare delle terre in mano agli israeliani. Per Sadat, catturare il Sinai era un mezzo necessario per negoziare con lo Stato ebraico da una posizione paritaria e per mostrare a Washington le sue serie intenzioni riguardo al suo riorientamento ideologico. L’esercito egiziano ottenne una vittoria tattica nelle fasi iniziali del conflitto e sebbene Israele riuscì a contrattaccare con successo, Sadat uscì dalla guerra con grande prestigio, come il primo leader arabo ad aver effettivamente ripreso porzioni di territorio da Israele. Dopo la guerra, Sadat inizio a lavorare per la pace in Medio Oriente. Gli interessi egiziani, per come li vedeva Sadat, dettarono la pace con Israele.

Nel novembre del 1977 stupì il mondo con la sua visita istituzionale a Gerusalemme, la prima di un leader arabo in Israele. Sadat pronunciò un lungo discorso dinanzi alla Knesset, rivolgendosi sia agli arabi che agli israeliani, mostrando il suo percorso per la risoluzione del conflitto e spianando la strada verso un accordo di pace con Israele. Nonostante la forte ostilità interna e da parte dell’URSS, Sadat e il Primo Ministro israeliano Menachem Begin intrapresero un percorso diplomatico, mediato dal Presidente americano Jimmy Carter a Camp David nel 1978, che si concluse il 26 marzo 1979 con la firma di un trattato di pace tra Egitto e Israele – il primo tra quest’ultimo e qualsiasi paese arabo.


Vuoi approfondire i temi relativi alla teoria delle relazioni internazionali?

Scopri il nostro Corso online “Comprendere le Relazioni internazionali: anarchia, potere, sicurezza”!


La pace di Sadat con Israele non fu priva di costi. La fine delle ostilità belliche non fu accompagnata da un altrettanto progresso sulla questione dell’autonomia dei territori e l’Egitto vide un peggioramento del proprio status diplomatico nel modo arabo, a tal punto da subire l’espulsione dalla Lega Araba e lo spostamento del quartier generale di quest’ultima dal Cairo a Tunisi. Dopo i “tre no di Karthoum”, il mondo arabo percepì Sadat come un traditore del panarabismo e distruttore del fronte arabo per l’autodeterminazione palestinese. Dopo la firma del trattato la popolarità del Presidente egiziano crollò anche in patria, alimentata dalle disastrose condizioni economiche. In precedenza solidali con il tentativo di Sadat di integrarli nella società egiziana, gli islamisti egiziani videro il Presidente come un nemico e iniziarono i preparativi per rovesciare il governo, soprattutto da parte della Jihad Islamica Egiziana (JIE). Sadat reagì al dissenso con il pugno di ferro, incarcerando membri dell’opposizione e militarizzando il paese. Tuttavia, il 6 ottobre 1981, anniversario dell’attraversamento del Canale di Suez da parte dei soldati egiziani, Sadat venne assassinato durante una parata militare da una squadra della JIE camuffata da militari. Gli successe il vicepresidente Hosni Mubarak, anch’egli ferito durante l’attacco. I funerali di Sadat videro la presenza di moltissimi rappresentanti diplomatici provenienti da tutto il mondo, tra cui una rara partecipazione simultanea di tre ex presidenti statunitensi (Gerald Ford, Jimmy Carter e Richard Nixon). Della Lega araba prese parte soltanto il Presidente sudanese Gaafar Nimeiry.

                                                                                                                                                             Thomas Bastianelli,
Geopolitica.info