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TematicheCina e Indo-PacificoWashington, Pechino, Taipei: il tramonto dell’autonomia strategica europea e...

Washington, Pechino, Taipei: il tramonto dell’autonomia strategica europea e il blocco sino-russo sullo sfondo

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Le incursioni cinesi a ridosso di Taiwan, considerata da Pechino una provincia ribelle, hanno contribuito negli ultimi anni ad amplificare la presenza militare di Washington nella regione indopacifica, interessata dai tentativi cinesi di territorializzazione e, nel solco di tali mosse, anche alcuni Stati europei hanno inviato navi militari nella regione con lo scopo di supportare l’alleato statunitense. Nell’ottobre 2021, il Parlamento europeo ha altresì emesso una raccomandazione chiedendo che l’Alto Rappresentante per la Politica Estera dell’Unione e la Commissione Europea si adoperino affinché Bruxelles incrementi la cooperazione multilaterale con il governo di Taiwan. Tuttavia, nonostante il blocco euroatlantico consideri Pechino come la principale sfida all’ordine globale, nell’attuale contesto geostrategico i contingenti interessi politici ed economici frenano l’adozione di soluzioni che possano portare a una cesura netta con la Cina, che guarda al conflitto in Ucraina per stimare la probabile reazione occidentale in caso di escalation su Taiwan. In questo contesto, con la visita a Taipei programmata dalla speaker della Camera statunitense e il rischio di una nuova crisi dagli esiti imprevedibili, le ipotesi di autonomia strategica europea appaiono destinate a restare sulla carta.

La raccomandazione adottata dal Parlamento Europeo il 21 ottobre 2021 ha indicato Taiwan come partner fondamentale per le democrazie occidentali nel turbolento teatro Indo-Pacifico, dove il governo di Taipei rappresenta da decenni, più o meno ufficiosamente, un avamposto democratico da contrapporre alla Cina continentale, governata dal partito comunista da oltre settanta anni. Attraverso tale atto, i parlamentari europei hanno quindi chiesto che l’Alto Rappresentante per la Politica Estera dell’Unione Europea si adoperi affinché la Commissione Europea, di cui l’Alto Rappresentante è Vicepresidente di diritto, provveda ad implementare una cooperazione multisettoriale tra l’Europa e Taiwan per giungere infine a un accordo commerciale bilaterale che disciplini anche il flusso di investimenti tra gli Stati dell’UE e Taiwan. Richiamando poi le attuali tensioni tra la piccola repubblica insulare e la madrepatria cinese, il documento europeo chiede agli organismi comunitari di adoperarsi affinché l’Unione Europea si collochi a sostegno di quegli attori internazionali come gli Stati Uniti, che intendono salvaguardare lo status quo nell’Indo-Pacifico, di cui Taiwan rappresenta un tassello fondamentale.

Nella sua esortazione, Bruxelles ha espresso inoltre una chiara preoccupazione per la continue provocazioni portate avanti da Pechino nei confronti di Taipei, bollata come “provincia ribelle” dallo stesso presidente cinese Xi Jinping, che ha espresso la chiara volontà di adoperarsi nel medio e lungo periodo per ricondurre l’isola sotto il pieno controllo della Repubblica Popolare. Il testo approvato dal Parlamento Europeo sostiene inoltre che ogni eventuale cambiamento nelle relazioni tra i due lati dello Stretto di Taiwan dovrebbe avvenire nel rispetto della volontà dei cittadini della Repubblica di Cina, e chiede altresì il sostegno europeo per una partecipazione del governo di Taipei quale osservatore in consessi internazionali quali l’OMS, l’Organizzazione per l’Aviazione Civile (ICAO) e altri ancora. Dal punto di vista occidentale, Taiwan rappresenta infatti un partner strategico sia a livello politico che economico, in quanto principale avamposto del contenimento nei confronti di Pechino e in quanto centro produttivo di microchip e semiconduttori, essenziali per approvvigionare le industrie occidentali operanti nei settori ad alta tecnologia.

In tale scenario si è collocata la visita a Taiwan di sette parlamentari europei membri del cosiddetto INGE, un comitato speciale sull’interferenza esterna e sulla disinformazione istituito nel contesto delle istituzioni europee per combattere le ingerenze di attori ostili portate avanti attraverso l’informazione. Durante quel viaggio, conclusosi lo scorso 5 novembre 2021, i parlamentari europei hanno incontrato la presidente taiwanese Tsai Ing-wen e altri rappresentanti politici locali, nonché le organizzazioni che si occupano di combattere la disinformazione messa in atto da Pechino per destabilizzare l’assetto politico dell’isola e condurla sotto il proprio controllo così come già successo con Hong Kong. Tutti questi elementi possono esser letti come segnale della volontà europea di mettere in sicurezza le catene di rifornimento per le proprie industrie tecnologiche implementando relazioni economiche vantaggiose tra gli Stati dell’Unione Europea e Taiwan, sul cui territorio hanno sede alcuni dei principali produttori mondiali di microchip. A dispetto di ciò, il governo di Taipei vede estendersi sempre di più nel corso degli anni il suo isolamento politico a livello internazionale, che lo ha portato ad essere attualmente riconosciuto solo da quattordici Stati, tra i quali la Santa Sede rappresenta quello politicamente meno marginale.

Alla luce delle sempre più frequenti incursioni cinesi nello spazio aereo e navale della Repubblica di Cina, la raccomandazione del Parlamento Europeo in merito alla collaborazione con il governo di Taipei si pone sulla scia delle mosse statunitensi, che mirano a rafforzare quegli Stati i cui interessi territoriali ed economici sono minacciati dall’espansionismo cinese. Tra i Paesi della regione allarmati dalle mosse di Pechino, Taiwan ha il ruolo essenziale di primo avamposto utile per il contenimento della Cina, vista la sua prossimità con la Repubblica Popolare, che sta conducendo un numero sempre maggiore di incursioni aeronavali nello spazio aereo e marittimo dell’isola. Inoltre, Taipei rappresenta per l’Occidente un partner commerciale utile per i rifornimenti di componentistica atta alla fabbricazione dei dispositivi elettronici, permettendo in tal modo di aggirare la crescente leadership cinese nei settori ad alta tecnologia. Per tali ragioni, la piccola isola autonoma costituisce il punto nevralgico della “prima catena” di isole individuate dalla Casa Bianca per contenere l’espansione cinese nella regione indo-pacifica, dove Washington sta rafforzando i propri dispositivi militari, imitata in ciò dall’alleato britannico e da alcuni Stati dell’Unione Europea come la Francia e la Germania, che per brevi periodi hanno messo in campo un ridotto ma simbolico spiegamento di forze nell’area.

Nel clima di rinnovato multilateralismo promosso dall’amministrazione Biden, la volontà europea di cooperare con Taipei può forse essere letta come l’intento di dar vita a una strategia indo-pacifica europea mirante a creare nuove catene del valore; tuttavia, occorre fare i conti con il fatto che Pechino è il più importante produttore di terre rare, anche queste indispensabili alle industrie occidentali. Inoltre, la postura ambivalente assunta da Xi Jinping nei confronti dell’invasione russa dell’Ucraina riacutizza nelle cancellerie occidentali il dilemma tra profitti economici e timori per la stabilità dell’ordine euroatlantico, oggi messo in discussione dal revisionismo di Pechino. In tale contesto geostrategico, l’annunciato viaggio a Taiwan della speaker della Camera statunitense Pelosi rischia di frustrare i tentativi di dialogo con la Cina, portati avanti dalla Casa Bianca con la consapevolezza che Pechino guarda agli avvenimenti in Europa per stimare la probabile entità della reazione occidentale alle sue future mosse su Taiwan. Allo stesso tempo, vista la necessità di compattare gli alleati europei per contrastare eventuali tentativi di dividere l’Alleanza Atlantica da parte del nascente blocco sino-russo, le aspirazioni per l’autonomia strategica europea rimangono ormai solo sulla carta.

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