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Verso il voto: le politiche di difesa nei programmi elettorali

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Il prossimo 25 settembre gli Italiani saranno chiamati alle urne per il rinnovo dei due rami del Parlamento: centrali, nella campagna elettorale, sono l’economia e le politiche sociali ma a sei mesi dall’invasione russa dell’Ucraina, particolare attenzione va data anche alle politiche di difesa e sicurezza dei vari schieramenti, per coglierne similitudini e differenze.

Il centrodestra

La coalizione di centrodestra, secondo i sondaggi pubblicati finora, è quella maggiormente accreditata a ottenere la maggioranza nel prossimo Parlamento.

I quattro partiti che compongono la coalizione – Fratelli d’Italia (FdI), Lega, Forza Italia e Noi Moderati – hanno stilato un programma comune in cui al primo punto viene trattata la politica estera e di difesa: il centrodestra, qualora al governo, conferma la storica collocazione euroatlantica del Paese e gli impegni presi in sede NATO di aumentare al 2% del PIL le spese per il settore; ribadito anche il sostegno all’Ucraina e, più nel lungo periodo, la centralità del Mediterraneo per la politica estera italiana.

Per contrastare i flussi migratori in entrata, la leader di FdI Giorgia Meloni ha proposto l’istituzione di un blocco navale, secondo il diritto internazionale strumento militare a tutti gli effetti, da parte della Marina Militare per impedire l’approdo di imbarcazioni che trasportano migranti nei porti italiani; questa proposta, fortemente avversata dai competitor del centrodestra, non ha ottenuto il supporto esplicito degli alleati di coalizione.

Promosso, infine, il potenziamento delle misure e dei sistemi in tema di cybersecurity e il rafforzamento dell’operazione Strade sicure.

Il centrosinistra (e oltre)

L’alleanza di centrosinistra, guidata dal Partito Democratico, è composta anche da +Europa, Impegno Civico e dalla lista unica Verdi-Sinistra Italiana; tra i partiti della coalizione, anche recentemente, vi sono state prese di posizioni differenti sulla politica estera, il caso più emblematico è forse quello di Nicola Fratoianni, segretario di Sinistra Italiana, che è stato tra i pochi deputati a votare contro l’ingresso di Svezia e Finlandia nella Alleanza Atlantica, quando al contrario le altre componenti della coalizione si sono espresse tutte a favore.

Guardando ai programmi, il PD conferma la storica posizione del centrosinistra in materia: forte ancoraggio euroatlantico, con un particolare accento sulla necessità di accrescere le competenze dell’UE anche in ambito difesa/sicurezza; ribadito anche il supporto alle missioni internazionali già approvate dal Parlamento. Anche per il PD, infine, il Mediterraneo Allargato viene identificato come un’area di interesse prioritario.

Nel programma della lista unitaria Verdi-Sinistra, risalta la richiesta di interruzione di invio di armi all’Ucraina e di “riaprire la strada del confronto diplomatico”. Un altro punto su cui si sofferma questa lista, nel solco della tradizione della sinistra italiana, è quello del disarmo e dell’opposizione a possibili aumenti della spesa militare.

Su questi temi, le posizioni sono simili a quelle dell’Unione Popolare, lista fuori dalla coalizione di centrosinistra, che comprende Rifondazione Comunista e Potere al Popolo guidata dall’ex sindaco di Napoli Luigi De Magistris, che si spinge ancora oltre chiedendo l’uscita dell’Italia dall’Alleanza Atlantica e una nuova politica estera di equidistanza tra USA, Russia e Cina.

Fuori dai due poli

Al di fuori delle due coalizioni, ma con un non risibile consenso secondo i sondaggi, vi sono il Movimento 5 Stelle e la lista unica di centro Azione-Italia Viva.

La lista unica di centro, giornalisticamente definita Terzo polo, vede tra le sue priorità nel campo della difesa l’aumento e il miglioramento della distribuzione della spesa militare secondo quanto deciso in sede NATO nel 2014. In ambito europeo, invece, la lista è favorevole all’avvio di un processo di integrazione militare ampliando la capacità di dispiegamento attualmente prevista dalla UE da 5mila a 60mila effettivi: la ratio sarebbe quella di garantire all’Unione un ruolo più importante nella gestione delle crisi regionali.

Per quanto riguarda il Movimento 5 Stelle, anche questo conferma la collocazione internazionale dell’Italia, ma “con un atteggiamento proattivo e non fideistico”; si esprimono infine a favore di una maggiore integrazione europea in materia di politiche di difesa ma si definiscono contrari alla “corsa al riarmo” e all’aumento delle spese militari.

Differenze e similitudini

Al netto delle differenze di fondo, sono da rilevare alcune posizioni comuni tra le varie forze politiche, quantomeno le più importanti, come ad esempio riguardo il sostegno alla storica collocazione internazionale dell’Italia e alle organizzazioni internazionali di cui il Paese fa parte.

A questi si lega un altro punto condiviso da pressoché tutti, ovvero la centralità del Mediterraneo Allargato, in linea con quanto affermato da ormai sette anni, all’interno del Libro bianco della Difesa.

Tuttavia, vi sono anche alcune differenze: la principale sicuramente è quella relativa all’aumento delle spese militari, verso cui sono favorevoli centrodestra e terzo polo ma che vede la contrarietà della sinistra e del M5S.

Infine, ci sono temi che sono toccati solo da alcuni programmi, come il ruolo dell’Unione Europea, sottolineato con maggior forza da PD e terzo polo, mentre solo marginalmente dal centrodestra.

In conclusione, si può dire che le politiche di difesa non sono il maggior terreno di scontro tra i vari partiti, specialmente se paragonati a temi come le politiche del lavoro o le politiche economiche, ma ogni forza politica ha comunque le sue priorità e le sue idee su una materia forse poco appetibile in campagna elettorale, ma di estrema importanza se ci si candida a governare un Paese.

Niccolò Grassano
Geopolitica.info

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