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Von der Leyen nei Balcani occidentali: l’orizzonte europeo e i nodi da sciogliere per l’allargamento

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La Presidente della Commissione rimarca la prospettiva europea dei Balcani Occidentali nel corso di un tour diplomatico nella regione. Von der Leyen incontra il nuovo Premier montenegrino, tiene accesi i riflettori sulla disputa serbo-kosovara e incoraggia Skopje e Sarajevo in vista dei prossimi passi sulla strada verso Bruxelles.

Tre giorni, cinque Capitali e una serie di incontri con Capi di Stato e di governo: le giornate tra il 30 ottobre e il 1° novembre hanno visto Ursula Von der Leyen impegnata su vari fronti nello scenario dei Balcani Occidentali. Un tour volto a ribadire la concretezza dell’orizzonte europeo per i Paesi impegnati nel percorso di avvicinamento all’Unione, ma anche ad affrontare alcune delle questioni che caratterizzano le cronache del quadrante sud-orientale del continente.

Macedonia del Nord: il nodo della modifica della Costituzione

La prima tappa, il 30 ottobre, è stata quella di Skopje, dove la Presidente della Commissione ha incontrato il Premier macedone Dimitar Kovačevski. Quest’ultimo ha identificato nell’adesione all’UE entro il 2030 un obiettivo non irraggiungibile, per quanto ambizioso; Von der Leyen, da parte sua, ha elogiato gli sforzi della Macedonia del Nord, i cui negoziati di adesione sono iniziati nel 2022. È stata auspicata, in particolare, l’apertura dell’insieme dei capitoli fondamentali entro la fine dell’anno.

Sulla strada dell’integrazione europea di Skopje, tuttavia, resta l’ostacolo rappresentato dalla necessità, in virtù del protocollo firmato con la Bulgaria nel 2022, di introdurre una modifica della Costituzione, al fine di includervi un riferimento alla minoranza bulgara presente nel Paese. Si tratta di un passo determinante per risolvere la disputa di natura linguistica e storica con Sofia e per aprire alla Macedonia del Nord le porte dell’ingresso nell’Unione; sarà tuttavia necessario, in questo senso, un voto favorevole da parte del Parlamento con una maggioranza pari ai due terzi dei seggi, una soglia non semplice da raggiungere considerando la delicatezza della questione sul piano interno. La Presidente della Commissione, in questo contesto, ha esortato tutti i partiti macedoni a esprimersi favorevolmente alla modifica della Carta, una mossa determinante per il buon esito della marcia di avvicinamento del Paese verso Bruxelles.

Serbia-Kosovo: ribadita la necessità di una normalizzazione

La seconda tappa ha visto Von der Leyen incontrare a Pristina la Presidente kosovara Vjosa Osmani. La futura integrazione europea del Kosovo, che nel dicembre del 2022 ha effettuato la domanda di adesione all’UE, resta legata anche alla risoluzione della disputa con la Serbia, un argomento che tra il mese di settembre e ottobre è tornato alla ribalta nelle cronache internazionali alla luce degli avvenimenti di Banjska. La Presidente della Commissione, in questo quadro, ha condannato l’attentato avvenuto nella località del Kosovo settentrionale, auspicando la consegna alla giustizia degli esecutori; più in generale, Von der Leyen ha ribadito la necessità da parte di Serbia e Kosovo di attuare i rispettivi obblighi derivanti dagli accordi di Ohrid e del relativo protocollo di implementazione. Da questo punto di vista, la Presidente della Commissione ha chiesto a Pristina di realizzare l’Associazione delle Municipalità nei comuni a maggioranza serba, un provvedimento non attuato anche alla luce della contrarietà da parte del governo guidato da Albin Kurti; Von der Leyen ha tuttavia sottolineato con fermezza la necessità, da parte della Serbia, di riconoscere de facto l’indipendenza del Kosovo, pronunciandosi su questo punto in modo più netto rispetto a quanto fatto finora.

La richiesta nei confronti di Belgrado è stata ripetuta il giorno successivo in occasione dell’incontro con il Presidente serbo Aleksandar Vučić, sottolineando come un riconoscimento de facto equivalesse in sostanza all’implementazione dell’accordo di Ohrid del 18 marzo scorso. Vučić, nel corso della conferenza stampa, da un lato ha espresso la propria disponibilità ad attuare le disposizioni concordate; dall’altro ha escluso di riconoscere ufficialmente l’indipendenza del Kosovo, sottolineando inoltre la mancata attuazione dell’Associazione delle Municipalità da parte del governo kosovaro. Il clima che attualmente caratterizza le relazioni tra Belgrado e Pristina, soprattutto dopo gli avvenimenti di Banjska e del sostanziale arenamento dei negoziati tenuti sotto l’egida dell’Unione, resta dunque teso. I vertici delle istituzioni europee, tuttavia, sembrano intenzionati a proseguire sulla strada del negoziato seguendo lo schema abituale, come testimoniato sia dal nuovo round di incontri tenuti a Bruxelles lo scorso 26 ottobre, sia dalle dichiarazioni della stessa Von der Leyen. Quest’ultima ha commentato positivamente lo stato di avanzamento dei negoziati di adesione con la Serbia, sottolineando tuttavia la necessità, da parte di Belgrado di un maggiore allineamento alla Politica Estera e di Sicurezza Comune, un punto sul quale si continuano a verificarsi divergenze significative. 

Il nuovo governo del Montenegro e le prospettive della Bosnia

Giunta a Podgorica sempre nella giornata del 31 ottobre, Von der Leyen ha avuto modo di incontrare non solo il Presidente montenegrino Jakov Milatović, ma anche il nuovo Primo Ministro Milojko Spajić. Quest’ultimo ha ribadito l’impegno del Paese verso l’ingresso nell’Unione; Milatović, da parte sua, ha definito “possibile e realistico” il perseguimento di questo traguardo entro il 2030, dichiarandosi inoltre soddisfatto di come il tema dell’allargamento fosse tornato in cima nell’agenda della Commissione dopo anni di relativa staticità su questo fronte. La Presidente della Commissione ha elogiato lo stato dei negoziati con il Montenegro, sottolineando sia come tutti i capitoli negoziali fossero aperti, sia un totale allineamento tra Podgorica e Bruxelles sulla Politica Estera e di Sicurezza Comune, un fronte sul quale il Paese, peraltro già membro della Nato, si colloca in posizione più avanzata rispetto alla Serbia.

La tappa finale del tour della Von der Leyen è stata quella di Sarajevo. La Bosnia-Erzegovina, dopo aver effettuato la domanda di adesione nel 2016, ha ottenuto lo status di Paese candidato nel dicembre 2022. La Commissione aveva raccomandato al Consiglio la concessione di tale status nell’ottobre dello stesso anno, definendo tuttavia una lista di 14 priorità che il Paese avrebbe dovuto seguire; il vertice nella Capitale bosniaca ha rappresentato l’occasione, per Von der Leyen, di ribadire la necessità dell’impegno del Paese su questo fronte, affermando allo stesso tempo la validità della prospettiva di un ingresso nell’Unione anche di Sarajevo.

Infine, un elemento comune a tutte le visite effettuate dalla Presidente della Commissione è stato rappresentato dall’importanza attribuita al fattore economico. Una crescita sostanziale delle economie locali costituisce un’esigenza che l’UE intende affrontare non solo con l’Economic and Investment Plan messo a punto a partire dal 2020, ma anche con il nuovo Growth Plan volto a collegare maggiormente i Balcani Occidentali con il mercato comune, fornendo un ulteriore slancio a un processo, quello dell’allargamento nella regione, tornato di attualità e considerato con una rinnovata attenzione da parte dei vertici delle istituzioni comunitarie.

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