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TematicheMedio Oriente e Nord AfricaVertice a Teheran: la Russia e la disgregazione regionale,...

Vertice a Teheran: la Russia e la disgregazione regionale, con Ankara (aspirante) mediatore. E il Teheran Times titola: “NEW WORLD ORDER”

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Nel mescolare le carte di una situazione mondiale e regionale complessa, il Fato sta aggiungendo ogni possibile elemento per arricchire le fantasie e gli appetiti degli investitori e turbare i sonni degli analisti. L’incontro dei Leaders del Processo di Astana a Teheran si pone in contemporanea a due nascenti tendenze, ovvero da una parte il tentativo degli Stati Uniti di compattare un fronte anti-iraniano nei Paesi Arabi ed in Israele (cosa più facile) e di suscitare altrettanta compattezza contro Mosca (cosa più difficile), dall’altra parte il processo di normalizzazione dei rapporti fra le monarchie del Golfo proprio con Iran (gli Emirati invieranno un ambasciatore a Teheran, dopo averne mandato uno in Israele) e Turchia (basti vedere lo spostamento in Arabia Saudita della questione Khashoggi).
E se il pragmatismo più rampante sembra caratterizzare queste spinte alla riconciliazione reciproca, l’alleanza fra la Federazione Russa e l’Iran (rapporto più risalente ma certamente matrimonio di convenienza), sta vivendo un momento importante.

La Russia certamente non apprezzerebbe una positiva conclusione dei nuovi accordi “sul nucleare”, cosa che porterebbe Teheran a riposizionarsi nel mercato globale senza necessitare troppo dalla tutela di Mosca: ed infatti, all’inizio dell’ offensiva russa in Ucraina, i giornali di Teheran dimostravano lo scarso amore della Repubblica Islamica verso il suo alleato forzato scrivendo apertamente di non apprezzare la mossa dell’“Operazione Speciale” e sottolineando la inaffidabilità di Mosca dimostrata già nella Seconda Guerra Mondiale e nell’invasione, nel passato, dell’intero settentrione persiano, inaffidabilità confermata in seguito proprio nella palese volontà di sabotare il successo dei negoziati.

Durante il colloquio di ieri 19 luglio fra il Presidente Putin e la Guida Suprema, questi ha sottolineato come la guerra era cosa che la Repubblica Islamica non apprezzava affatto, ma che un’eventuale inerzia della Russia non avrebbe fatto altro che suscitare un attivismo contrario ed opposto da parte della NATO: un assist non da poco che nasconde un messaggio importante, che sembra essere quello dell’accettazione del concetto della “guerra preventiva”. Quale il reale significato di queste parole della Guida, di gran lunga le più importati dell’intero colloquio ma inspiegabilmente non analizzate a fondo dalla stampa internazionale? L’Iran sta accogliendo l’idea del “colpire prima per colpire meglio” o sta solo addolcendo il discorso per compiacere il suo forzato alleato e potenziale compratore dei suoi droni, che verrebbero utilizzati in Ucraina contro quelli prodotti in Turchia, diminuendo le sue responsabilità nell’inizio della guerra?

Abbiamo appena assistito ad un vertice sulla Siria, nel conflitto della quale l’Iran sta con la Russia in aperta opposizione a quella Turchia che tuttavia si schiera con i primi due partner nella composizione di un nuovo mondo (Ankara chiederà l’accesso ai BRICS, pur restando comunque nella NATO?), con un Iran che cerca allo stesso tempo di rientrare nella normalità con la riproposizione degli accordi sul nucleare e di trovare uno spazio di non subalternità proprio nei BRICS e con una Russia che semplicemente sembra guardarli dall’alto sapendo di svolgere il ruolo del partner necessario.

L’Iran ha bisogno di stabilità economica e di contenere spinte disgregative interne. Le questioni sociali vanno a mescolarsi con quelle economiche ed hanno una radice anche nell’instabilità della moneta, che viene peraltro scambiata a tassi di cambio molto diversi nei mercati ufficiale e parallelo. Nei mesi scorsi aveva vissuto periodi molto turbolenti a causa di forti sollevazioni popolari dovute all’aumento generalizzato dei prezzi. La stampa persiana, tuttavia, asseriva allora che le proteste non erano affatto legate a questo motivo ma piuttosto alla prima grande iniziativa di politica economica del governo Raisi, destinata a riformare i programmi di sussidio alimentare. La stressa stampa persiana riconosceva che la mossa appariva piuttosto inusuale per un Governo che si definisse “rivoluzionario” (ovvero, nel linguaggio politico persiano contemporaneo, sociale), ma comunque giustificata dal fatto che negli ultimi 4 anni fossero state venduta agli importatori di alimenti merci per l’equivalente di 10-15 miliardi di dollari americani (in diverse valute estere forti) ad una ratio di 42,000 rial/dollaro, un tasso di cambio (puramente) formale corrispondente in realtà ad un valore che è circa un senso del tasso effettivamente presente nel mercato libero. Da qui, dunque, la necessità di rimuovere i sussidi: motivi monetari. Ed in effetti, i prodotti alimentari in Iran non mancano, a mancare è la moneta forte. La flotta aerea civile è a terra per circa il 50% per problemi tecnici. Le perdite di acqua potabile durante il trasporto della stessa si attestano al 25% del volume trasportato.

La Turchia ha problemi valutari importanti, una posizione internazionale che permette di fare da ponte con l’Occidente (giocando in modo molto pragmatico) ed infatti si propone come mediatore nella questione del grano e dell’intera partita ucraina, usando il forum di Antalia ma sapendo di svolgere un ruolo non risolutivo: se infatti apprezza e riconosce il ruolo “molto, molto positivo” (parole della Presidenza turca) della Russia nel cercare di permettere la messa sul mercato delle enormi quantità di grano giacenti in Ucraina, allo stesso tempo sa benissimo che l’intera questione si sbloccherà quando gli Stati Uniti permetteranno.

La Russia, dall’altra parte, se vive i problemi legati al conflitto, sa di essere l’ago della bilancia per tante cose. E sa di essere necessaria. Se infatti la Turchia vive nella consapevolezza di un’appartenenza alla NATO preziosa ma limitante in un certo senso, dovendo mantenere tassi bassissimi per permettere l’arrivo di tanto desiderati investimenti internazionali pur dovendo soffrire di conseguenza un’inflazione mostruosa, e se l’Iran è conscio del fatto che il rientro nei circuiti internazionali permetterebbe di dare slancio all’economia ma potrebbe mettere in pericolo la sua indipendenza, entrambi sanno di non poter fare un passo in direzione troppo contraria a Mosca. La quale vuole stabilirsi reinventando un sistema di relazioni generato anche dal conflitto ucraino, la cui essenza campeggia nei titoli del Teheran Times del 19 scorso: NEW WORLD ORDER.

Corsi Online

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