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TematicheMedio Oriente e Nord AfricaVertice a Teheran: sul conflitto in Siria, ad Ankara arriva...

Vertice a Teheran: sul conflitto in Siria, ad Ankara arriva un messaggio chiaro. Dalla Guida Suprema

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Nel colloquio fra le tre Potenze regionali, incentrato sul conflitto in Siria (argomento sul quale ci soffermeremo in questo articolo in modo esclusivo) insieme ad altre diverse altre questioni (piano UN per il grano ucraino, confitto, negoziazioni “sul nucleare”), le richieste della Turchia venivano date per scontate. 


Questa necessità di operare militarmente nel contesto del settentrione siro-iracheno con attività già sperimentate con frequenza negli ultimi anni esiste sia per ragioni di sicurezza che per soddisfare un elettorato ormai prossimo alle elezioni del centenario della Repubblica, nel 2023. Ankara necessita fortemente di portare avanti una politica muscolare nei confronti delle formazioni indipendentiste dell’area (PKK – YPG) che, oltre che a situarsi in un continuum territoriale con quelle presenti nel proprio territorio (rappresentando una minaccia ormai quarantennale) sono presenti come attori tanto nella questione dell’autonomia della Regione autonoma nord-irachena quanto nel conflitto siriano. Ne va, come detto, di questioni securitarie e di tattica politica: l’elettorato turco, profondamente patriottico e legato ad una idea di autorità statale molto diversa dalle sensibilità esistenti dalle nostre parti, tende a compattarsi intorno alla bandiera quando sente minacce alla integrità della Nazione. Sono elementi costituenti l’identità repubblicana dello Stato-Nazione che è stato fondato nel 1923. Elementi che, seppur passati al setaccio e ad una revisione ideologica che dura dalla fine degli anni ‘80 e che con l’AKP al potere ha trovato maggiore considerazione, sono fra quelli che si vuole vengano mantenuti e conservati nel passaggio dalla “vecchia” alla “nuova” Turchia, dal kemalismo al post-kemalismo, nel passaggio secolare del 2023. Non è un caso che, sin dai suoi successi elettorali del 2014, il Partito Democratico dei Popoli (HDP) di sinistra libertaria (troppo approssimativamente definito “dei Kurdi”) sia stato con forza crescente screditato ed espulso in quanto tale dalla vita pubblica del Paese, e che il suo opposto partito di estrema destra Partito del Movimento Nazionalista (MHP) in caduta libera nel sondaggi tenti, soprattutto nelle ultime settimane, di affilare ulteriormente le sue già forti posizioni, ad esempio mostrando una mappa del Mediterraneo con Creta ed una sfilza di isole greche appartenenti alla Turchia, e prevedendo per Cipro un futuro “nella turchità”. Insomma, bisogna prepararsi, con la pre-campagna elettorale. Ed il Partito di Governo deve dimostrare di governare con successo, nonostante l’immensità della crisi economica e valutaria (come fatto, ad esempio, nella questione dell’ingresso dei nordici nella NATO), magari con vittoriose operazioni ai suoi confini meridionali. Ed è qui che l’incontro di oggi a Teheran sembra chiudere una finestra di azione per Ankara.

Iran e Turchia hanno un giardino di casa in comune, la Siria e l’Iraq appunto: e se l’Iraq settentrionale (del quale si è fatto menzione nella dichiarazione congiunta di fine vertice nell’auspicare un nuovo efficiente Governo regionale) è stato oggetto negli ultimi mesi di incursioni turche tanto fastidiose per Teheran da essere state addirittura definite anti-iraniane, la Siria non lo sarà tanto facilmente. 

Nell’incontro avvenuto oggi 19 luglio 2022 fra il Presidente turco e la Guida Suprema (a precedere il Vertice), questa ha teso a sottolineare in modo piuttosto netto che “una soluzione pacifica senza interferenze straniere” è l’unica prospettiva per la Siria (bisogna notare che questa sua statuizione è stata riportata perfettamente nel testo della dichiarazione congiunta di fine vertice). La posizione era già stata ampiamente annunciata dalla Presidenza iraniana (Raisi), attraverso l’agenzia ISNA. La Guida Suprema non ha lasciato spazio ad interpretazioni o ambiguità, riconoscendo la necessità di onorare l’integrità territoriale siriana e affrontando direttamente la questione di un possibile intervento turco asserendo che questo avrebbe certamente danneggiato la Turchia stessa, la Siria, e l’intera regione, senza permettere di raggiungere i risultati sperati del Governo Siriano. Ha poi aggiunto che un intervento turco avrebbe invece aiutato “i terroristi”.

Alcune osservazioni:

  • Il “danneggiare la Turchia” non può che essere un sottile rimando a possibili ritorsioni. Se l’Iran si trova in una condizione di difficoltà dovuta (anche) alle sanzioni, la Turchia necessita fortemente di stabilizzare la sua economia e di non ricevere dal suo potente vicino minacce o difficoltà proprio mesi prima di elezioni generali tanto importanti. Non sarebbe la prima volta. La carota dopo il bastone, a questo punto, sarebbe l’auspicio prospettato dalla Guida di aumentare lo scambio commerciale bilaterale fra i due Paesi (interessante il riferimento alla cooperazione nel campo delle industrie della difesa),
  • Menzionare il Governo siriano (il cui Ministro degli Affari Esteri è stato invitato a partecipare al Vertice!) comporta certamente il chiudere ogni possibilità di regime change a Damasco,
  • I “terroristi” sono (salvo le formazioni indipendentiste kurde, che lo sono per entrambi) intesi in senso opposto dalla Turchia (che vi identifica lo stesso Governo siriano, insieme a quei proxies foraggiati proprio dall’Iran) e dall’Iran che invece in essi identifica le formazioni sunnite più o meno regolari e, certamente, l’Esercito Siriano Libero foraggiato proprio dalla Turchia. A chi fa dunque riferimento la Guida? Forse, a null’altro che ad un’altra velata minaccia di azione contro Ankara attraverso ciò che quest’ultima definisce appunto terrorismo, e che da Teheran dipende. La Guida metterebbe così in chiaro che la linea rossa passa in modo molto netto proprio attraverso il confine. La facoltà del Governo turco di operare in territorio siriano era già stata definita e permessa da un accordo bilaterale con la Siria, firmato ad Adana nel 1998. Non possiamo prevedere se Ankara voglia considerare le previsioni di questo accordo come comunque rientranti nelle sue facoltà, anche a seguito dell’incontro di oggi. La “carota” proposta dalla Guida, che segue subito, consiste nel promettere certamente piena collaborazione con la Turchia nel combattere, appunto, il terrorismo. Potrebbe leggersi come un impegno a non creare fastidi (fra questi, mancanza di corrente elettrica in Anatolia? Non sarebbe la prima volta).

Un’ulteriore stoccata molto, molto forte, la Guida Suprema la rilascia menzionando l’unità della Comunità Islamica (Ummah), principio cardine del khomeinismo pur espressione di una corrente minoritaria dell’Islam. Secondo la Guida, l’onore e la grandezza della Ummah dipenderanno dalla capacità di superare le differenze di opinione e nella vigilanza contro posizioni divisive, con specifica menzione al “regime occupante di Israele”. Aggiunge che le Nazioni Islamiche vi sono profondamente opposte, nonostante “il favore di alcuni Governi” verso il Sionismo. Qui è davvero difficile non vedere il riferimento al riavvicinamento avvenuto a marzo con la visita ad Ankara del Presidente Herzog (e susseguente aggiustamento di molte politiche turche nei confronti di Israele). Un “altolà” non avrebbe potuto essere espresso più esplicitamente. 

Il Presidente turco asserisce che i terroristi nel Nord della Siria sono equipaggiati con armamento proveniente da Francia, Germania, Regno Unito e Stati Uniti, prendendo una posizione non nuova ma davvero forte per un Paese che, pur nelle sue peculiarità, è (ed ha interesse ad essere, almeno per il Governo) un membro della NATO: asserisce infatti che chi rifornisce i suoi nemici sono i suoi stessi alleati. La Turchia appare quindi, in questo vertice, profondamente allineata ai suoi colleghi dei vertici di Astana ai quali l’evento di oggi va iscritto.

Perché questo? Perché la Turchia deve, oltre che a giocare su più tavoli, sapere mantenere un discorso politico aperto a tutti i suoi partner/contendenti. E questo nonostante il fatto che i complimenti di Biden allo scorso vertice di Madrid alla Turchia siano costati tantissimo. Ma se si è in ballo si deve ballare, e seguire la musica, sperando di potersi riappacificare con l’altra parte al prossimo giro. Non è facile sedere al crocevia tre Continenti ed avere il maggiore alleato in un quarto.

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