Vertice ASEM e Cina: cooperazione e consensus

In tempi in cui emergono segni preoccupanti di una nuova guerra fredda, o meglio di una nuova contrapposizione tra Usa e Russia, forum informali come l’Asia-Europe Meeting, riunitosi a Ulan Bator in Mongolia il 15 e 16 luglio scorso, offrono opportunità di cooperazione promettenti, nello sforzo diplomatico di ridurre tensioni e trovare strategie condivise a problemi transnazionali (quali insicurezza geopolitica, stagnazione economia, disuguaglianze, clima, ecc.).

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Nato nel 1996, il summit Asem festeggia il suo ventesimo anniversario, avendo registrato, nel corso degli anni, un crescente interesse e un sempre maggior numero di adesioni. Se in origine era formato dai paesi membri dell’Ue e dell’Asean, oltre a Cina, Giappone e Corea del sud, negli anni Duemila ha visto aderire India, Mongolia, Pakistan, Australia, Russia, Nuova Zelanda, Svizzera, Norvegia, Bangladesh e Kazakistan. Questo ampio interesse è da addurre all’integrazione economico-commerciale tra Europa e Asia, significativamente sostenuta dall’estensione geografica e dall’entità degli investimenti cinesi, volti ad aumentare la connettività tra i due continenti. I benefici reciproci delle costruzioni promosse dalla Cina trovano la massima espressione nella recente “One Belt, One Road Initiative”, la nuova via della seta, lanciata concretamente nel 2014 con la creazione di un fondo sovrano che utilizzerà parte delle riserve straniere della Banca centrale cinese (PBOC), oltre ad attingere ai fondi della nuova Banca multinazionale per le infrastrutture e gli investimenti (AIIB).

Nicola Casarini, responsabile delle ricerche sull’Asia all’Istituto per gli Affari Internazionali (IAI) di Roma, prevede che la Cina, attualmente secondo partner commerciale, “potrebbe diventare il più grande partner commerciale dell’Ue”.

Oltre a discussioni aperte per implementare accordi commerciali, cooperazione politica, su sicurezza, disarmo e migrazioni, è doveroso sottolineare l’avanzamento negli accordi interuniversitari, che negli ultimi anni hanno portato sempre più studenti cinesi a studiare nelle università europee. Solo in Italia, gli atenei di Bologna, Firenze, Milano e Torino registrano un incremento degli studenti cinesi ospitati per periodi di formazione congiunta nell’ambito dei programmi Marco Polo e Turandot.

Il vertice Asem può essere in qualche modo comparato al Forum China-Africa per la cooperazione, nella misura in cui entrambe le piattaforme di discussione sono concepite per intessere una pianificazione strategica unificata al livello continentale, sempre da integrare ed alimentare con negoziazioni bilaterali.

La centralità e il peso della Cina nei vertici internazionali è sempre più evidente, riscuotendo un consenso che dà il senso dei cambiamenti profondi in atto nei rapporti di forza su scala regionale e globale. Da questo putno di vista, è utile ricordare che il premier cinese Li Keqiang ha conquistato un ampio sostegno diplomatico sulla questione del Mar cinese meridionale nel corso del summit Asem. Quando parliamo di ampio sostegno ci riferiamo al riconoscimento parziale o totale di molti paesi Asem delle ragioni sottostanti la posizione cinese sulla sovranità delle isole Paracels e Spratly. Le dichiarazioni ufficiali dei primi ministri di Vietnam, Laos, Cambogia e Russia, ad esempio, ne sono una riprova, contribuendo a indebolire la legittimità internazionale della recente sentenza del tribunale arbitrale.  Si tratta di un successo per la Cina, poco dopo la decisione del tribunale arbitrale, che è stato criticato da Beijing per essere poco rappresentativo dei sistemi giuridici internazionali e strumento di pressione geopolitica. In un recente articolo di agichina24, l’ambasciatore cinese in Italia, Li Ruiyu, afferma che “questo Tribunale arbitrale non è un ‘tribunale internazionale’, esso non ha nulla a che vedere con la Corte Internazionale di Giustizia (ICJ) delle Nazione Unite con sede all’Aia, non fa parte del Tribunale internazionale del diritto del mare (ITLOS) con sede ad Amburgo, né appartiene al sistema della Corte permanente di arbitrato (PCA) dell’Aia. Questo Tribunale arbitrale si è costituito in seguito ad una manovra politica” (si vedano i dettagli a supporto di questa valutazione).

Negli ultimi anni la leadership internazionale della Cina è stata messa alla prova come non mai e le sfide che la Repubblica popolare si trova ad affrontare continueranno a crescere. Si pensi solo al prossimo vertice del G20, che si terrà a Hangzhou i prossimi 4 e 5 settembre, la cui organizzazione è stata anticipata a fine luglio dall’incontro dei ministri delle finanze e dei governatori delle banche centrali a Chengdu. Secondo l’analista argentino Jorge Castro, il G20 di settembre “mostrerà la volontà della Cina nel promuovere l’innovazione, nonché il suo spirito di iniziativa finalizzato ad aumentare il coordinamento internazionale per affrontare la crisi dell’economia mondiale”.