Verso nuove sanzioni alla Russia: quale impatto economico e politico?

Dalla crisi in Ucraina del 2014 in poi, le sanzioni occidentali nei confronti della Russia sono divenute una costante nei rapporti tra i due sistemi nonché indicatori del loro stato di salute. La richiesta di nuove sanzioni proposte dall’UE, con Francia e Germania in testa, in seguito al caso Navalny, è un chiaro esempio di ciò. Diventa quindi importante cercare di comprendere quale possa essere il loro impatto sull’economia russa e l’efficacia nell’orientarne l’azione.

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Impatto economico

Valutare i possibili effetti delle sanzioni sull’economia e sulla politica russa è un compito assai arduo ma che può essere semplificato dall’analisi dei dati relativi al periodo di massima pressione occidentale, ossia gli anni 2014-2016. Esaminando l’andamento del PIL russo, possiamo notare che la crescita economica ha iniziato a rallentare bruscamente alla fine del 2012, scendendo all’1,8% nel 2013, raggiungendo tassi di crescita trimestrali negativi nel 2014 e contraendosi di circa il 3% tra il 2014 e il 2016. La crescita è ripresa poi nel 2017, ma ha raggiunto solo l’1,5%. Potrebbe sembrare, quindi, che le sanzioni, emanate in gran quantità in quegli anni, abbiano avuto un impatto dirompente su un’economia già in rallentamento, ma in realtà sono altre le variabili che hanno determinato la crisi russa in quel periodo. La più importante è, senza dubbio, la contrazione del prezzo globale del petrolio, un evento che sicuramente non è dipeso dal conflitto ucraino.

Le risorse naturali hanno infatti storicamente determinato la ricchezza economica della Russia. La Banca Mondiale stima che gli introiti generati dalle risorse naturali abbiano costituito circa il 18,7% del PIL nel 2012 (13,9% dal petrolio e 2,3% dal gas). L’impatto sulle esportazioni è particolarmente significativo: nel 2013 il 68% di queste proveniva da petrolio e gas (21% prodotti petroliferi; 33% petrolio greggio; 14% gas naturale); i metalli e le pietre preziose rappresentavano poi un ulteriore 11,1%. Inoltre, il petrolio e, in misura minore, il gas contribuiscono per circa il 50% al bilancio federale (principalmente tasse di estrazione e dazi all’esportazione). Pertanto, confrontando i dati storici di crescita del PIL e prezzo del petrolio, emerge una chiara correlazione:

I dati più recenti confermano questa forte correlazione e attribuiscono al prezzo del petrolio, anziché alle sanzioni, la ragione principale della contrazione del PIL:

Tuttavia, secondo una stima del FMI del 2015, le sanzioni hanno avuto un impatto negativo sulla crescita nel breve periodo poiché hanno indebolito investimenti e consumi. Alcuni modelli suggeriscono che le sanzioni (e le conseguenti contro-sanzioni russe) potrebbero inizialmente ridurre il PIL reale dall’1 all’1,5 percento per arrivare ad una perdita cumulativa di produzione nel medio termine fino al 9% del PIL, a causa della diminuzione della produttività dovuta alla minore accumulazione di capitale e ai mancati trasferimenti tecnologici.

Secondo il Wall Street Journal, uno studio non pubblicato della Commissione europea nell’ottobre 2014 ha stimato che le sanzioni sarebbero costate alla Russia lo 0,6% del PIL nel 2014 e l’1,1% nel 2015. Allo stesso tempo, anche gli studi russi sull’impatto delle sanzioni concordano ampiamente con le stime occidentali.

Pertanto, possiamo concludere che l’impatto economico delle sanzioni alla Russia è importante (nel range dello 0,5-2% del PIL all’anno), ma che il calo nei prezzi del petrolio sia stato la causa principale della recessione economica che ha colpito il Paese nel 2015-2016.

Diverso è invece il caso per le aziende prese di mira dalle sanzioni e da queste duramente danneggiate. In media, un’azienda sanzionata perde circa un quarto dei suoi ricavi operativi, oltre la metà del suo valore patrimoniale e circa un terzo dei suoi dipendenti, suggerendo che le sanzioni mirate abbiano quindi un forte impatto sugli obiettivi colpiti.

Impatto politico

Da un punto di vista politico, le sanzioni non sono state in grado di espellere la Russia dalla Crimea, dove Mosca ha costruito un ponte che collega il Mar Nero al Mar d’Azov, o di sospenderne il sostegno alle auto-dichiarate Repubbliche popolari di Donetsk e Lugansk.

Allo stesso tempo però, la Russia ha firmato due accordi che riconoscono l’intera regione occupata nell’Ucraina orientale come parte dell’Ucraina, le operazioni militari separatiste a guida russa sono state limitate alle aree lungo il perimetro dell’attuale zona di conflitto e Mosca non ha esteso la sua aggressione militare ad altri stati. Quindi, se le sanzioni non hanno raggiunto il loro obiettivo, almeno potrebbero aver impedito a Mosca di compiere ulteriori avventure nelle ex Repubbliche sovietiche.

Guardando ad una prospettiva internazionale, invece, le sanzioni non hanno isolato la Russia dal resto del mondo, anzi, hanno incoraggiato il Paese ad attuare un “pivot to Asia” e rafforzare le sue relazioni con Cina, India, Giappone e Medio Oriente.

Infine, se proviamo a valutare l’impatto delle sanzioni sulla popolazione russa e il suo sostegno a Vladimir Putin, possiamo notare che le sanzioni hanno provocato un classico “rally around the flag”. In effetti, il sostegno a Vladimir Putin e all’annessione della Crimea è rimasto costantemente oltre l’80% da marzo 2014, mentre i tassi di approvazione per l’UE e gli Stati Uniti sono scesi rispettivamente al 38% e al 30%. La percentuale di intervistati che ha affermato di essere stata colpita dalle sanzioni occidentali è scesa da un picco del 35% nel gennaio 2015, a solo il 19% nell’aprile 2017. Nel giugno 2017, oltre due terzi degli intervistati hanno sostenuto che la Russia avrebbe dovuto continuare le sue attuali politiche contro solo il 19% favorevole ad effettuare concessioni per ottenere la revoca delle sanzioni.


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In conclusione, le sanzioni alla Russia hanno avuto un impatto economico e politico limitato. Non sono mai state intese come un embargo completo né potrebbero diventarlo in un prossimo futuro. Pertanto, possiamo classificare queste sanzioni come una prova di risolutezza intesa a inviare un segnale alla Russia da parte degli Stati Uniti e dell’UE. Ciò implica che difficilmente le possibili nuove sanzioni, che verranno decise nei prossimi giorni dai leader europei, sortiranno alcun effetto, se non quello di condanna morale, nei confronti di Putin.