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Verso l’autonomia strategica nel cyberspace: via libera dalla Camera all’Agenzia Cyber italiana

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Lo scorso 28 luglio, la Camera ha dato il via libera, con 388 voti favorevoli, al disegno di legge di conversione del Decreto-legge per la creazione dell’Agenzia per la cybersicurezza nazionale (Acn). Il testo è passato al Senato, che avrà tempo fino al 13 agosto per l’approvazione. Questi passaggi sembrano indicare un punto di svolta, dopo i numerosi dubbi sollevati dal mondo politico in merito all’adeguatezza di una nuova struttura centrale.

Una nuova Agenzia per la resilienza cibernetica

La nuova Agenzia svolgerà le funzioni di Autorità nazionale in materia di cybersecurity, sarà responsabile di sviluppare le capacità nazionali di prevenzione e mitigazione delle minacce e avrà un ruolo fondamentale nel favorire la partnership pubblico-privato. Essa, inoltre, ingloberà il Computer Security Incident Response Team (CSIRT) italiano, istituito presso il Dipartimento delle informazioni per la sicurezza (DIS) e il Centro di valutazione e di certificazione nazionale (CVCN), ancora da costituire. Il ruolo fondamentale che l’Acn svolgerà, sarà quello di garantire la resilienza cibernetica, tema evidenziato in più sedi dall’Autorità delegata all’intelligence, Franco Gabrielli, promotore della creazione dell’Agenzia.

La Camera ha apportato alcune modifiche al decreto del governo. Uno dei punti maggiormente critici riguarda la sovrapposizione con i poteri attribuiti al comparto intelligence. Rispetto a questo tema, la IV Commissione Difesa ha approvato una relazione sul decreto, redatta dall’On. Angelo Tofalo. La Commissione ha dato parere positivo alla creazione dell’Agenzia, purché sia chiarito il rapporto tra essa e le agenzie di intelligence. Posizione accolta nell’iter di approvazione alla Camera, che ha tolto all’Agenzia la funzione di tutelare la sicurezza nazionale nello spazio cibernetico, prevista dall’articolo 5.

Autonomia strategica nel cyberspace

L’approvazione del provvedimento “è un atto fondamentale per rendere l’Italia un Paese autonomo e sovrano da un punto di vista tecnologico e informatico in grado di rispondere tempestivamente ad attacchi cyber sempre più frequenti e pericolosi per la sicurezza nazionale”, ha dichiarato il sottosegretario alla Difesa, Giorgio Mulè. Nell’ultimo anno, infatti, gli attacchi contro le infrastrutture critiche italiane sono aumentati del 246%, come rilevato  dal Centro nazionale anticrimine informatico per la protezione delle infrastrutture critiche (CNAIPIC). Il tema evidenziato da Mulè ha una rilevanza notevole: acquisire un’autonomia strategica potrebbe consentire all’Italia di rivestire un ruolo di primo piano nel dominio cyber, sia sul piano europeo, sia in ambito NATO. In merito a ciò, va ricordata la volontà di costituire la Cyber Defence Academy, ovvero “un centro di alta formazione dove coniugare le esperienze maturate nel comparto difesa con le competenze della pubblica amministrazione”, come dichiarato da Mulé.

L’obiettivo di raggiungere l’autonomia strategica in tale ambito si rende particolarmente necessaria sia in relazione alla continua evoluzione delle minacce informatiche, sia per gli sviluppi dell’Ue e dei paesi membri in ambito cyber. A riguardo, è da notare come Germania e Francia si siano dotati di una struttura centrale simile all’Acn, già da tempo. La creazione dell’agenzia italiana rappresenta, quindi, un elemento di adeguamento al contesto europeo, soprattutto perché fungerà quale punto di contatto unico previsto dalla direttiva Network and Information Security (NIS) e quale Centro nazionale di coordinamento, parte della rete di centri comunitari che collaborerà attivamente con il Centro europeo di competenza sulla cibersicurezza.

L’Agenzia, poi, rivestirà un ruolo fondamentale per la cybersecurity sia in ambito civile che militare. Essa rappresenta un punto chiave del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza e, quindi, per la digitalizzazione della Pubblica Amministrazione. Ciò nonostante, la cybersecurity riveste un ruolo ancora marginale in tale settore, se si pensa che il 95% dei server della PA non sono sicuri da minacce informatiche.
Dal punto di vista militare, invece, l’agenzia lavorerà in sinergia con il Ministero della Difesa per portare avanti i progetti in collaborazione con la NATO e l’Agenzia europea per la difesa.

Conclusioni

I passi mossi finora dal governo e dalla Camera sembrano rispecchiare un mutato atteggiamento della politica nei confronti della cybersecurity. L’adesione ad un approccio strutturale e strategico sembra ormai definito. Tuttavia, occorre evidenziare due punti di criticità. Innanzitutto, come sottolineato da Alberto Pagani, Capogruppo PD in Commissione Difesa alla Camera dei Deputati e componente della Delegazione Parlamentare NATO, l’iter che ha portato alla decisione di costituire l’Agenzia cyber è iniziato tempo fa ed è stato molto lento. Non bisogna dimenticare che l’Italia è e rimarrà, almeno nel breve periodo, in ritardo rispetto ad altri paesi europei.
Il secondo elemento da tenere in considerazione riguarda i prossimi step, proprio alla luce del percorso seguito finora. Dopo l’auspicata approvazione del disegno di legge da parte del Senato, l’iter di creazione dell’Agenzia dovrà seguire tempi molto brevi. Come ha dichiarato Gabrielli: “Non possiamo più permetterci di perdere tempo, in una tematica che dovrebbe viaggiare, se non alla velocità della luce, almeno non con le tempistiche a cui siamo abituati.”

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