Venti di guerra in Nagorno Karabakh

È una guerra che non si è mai conclusa. Una conflitto che ha visto il cessate il fuoco, più di vent’anni fa, ma senza mai la firma di un accordo di pace. E l’odio, la guerra etnica tra Armeni e Azeri è riesplosa prepotentemente ai primi di aprile con la morte di decine di soldati da ambo le parti.

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Ad oggi sembra reggere il cessate il fuoco del 5 aprile scorso in Nagorno Karabakh, ma a la tensione tra Armenia e Azerbaijan è sempre altissima. Da Erevan e Baku arrivano i soliti scambi di accusa tra chi ha colpito per primo e chi ha subito più perdite di soldati. Le due potenze che muovono le pedine nel Caucaso, Russia e Turchia, stanno alla finestra a guardare e sperare che il conflitto rimanga ancora sospeso o meglio “Congelato” come lo è stato per vent’anni.

L’enclave armena (150 mila abitanti) in territorio azero è stato teatro di guerra nei primi anni 90, in seguito alla caduta dell’Unione Sovietica. Al termine del conflitto tra Armenia e Azerbaijan, durato dal 1992 al 1994 che ha causato 30 mila morti, il Karabakh ha autodichiarato l’indipendenza senza però essere riconosciuto da nessuno stato al mondo, nemmeno dalla stessa Armenia che protegge lo stato de facto nel Caucaso meridionale.

Dopo il cessate il fuoco del 1994 non c’è stato nessun accordo di pace, a distanza di oltre vent’anni la repubblica de faco vive come in un limbo: è ancora parte del Azerbaijan ma di fatto è controllata dall’Armenia.

Dal 1994 ad oggi tanti scontri lungo la frontiera tra i due eserciti. Cecchini lungo la frontiera, trincee, morti tra i due eserciti quasi quotidianamente.

Ne i media ne gli analisti internazionali hanno capito chi è stato, ai primi di aprile, a colpire per primo, e quindi a riacccendere un conflitto che, occorre dirlo, non ha motivi religiosi ma etnici.

La regione montuosa del Nagorno ( in russo montagna) fu annessa all’Azerbaijan da Stalin violando quella che era la volontà e il senso di appartenenza degli abitanti dell’enclave armena.

Il nazionalismo è alla base di questa guerra. Le ragioni etniche risalgono a prima dell’Unione Sovietica e hanno radici persino nel Genocidio armeno di 100 anni fa.

Gli armeni sono cristiani, gli azeri mussulmani sciiti. Gia dal 1923, anno dell’annessione,  la popolazione del Nagorno non ha mai accettato di essere parte dell’Azerbaijan e ha sempre sperato di tornare “a casa”, nell’Armenia appena creata in seguito al genocidio armeno e al crollo dell’impero ottomano. Nel 1988 gli abitanti del Karabakh hanno dichiarato l’indipendenza nella speranza di unirsi alla neonata nazione armena appena staccatasi dall’Urss. Ne è derivato un conflitto combattuto da Erevan e Baku costato la vita a 30 mila persone e che ha causato un milione di profughi, in maggioranza azeri che fuggivano.

Gli azeri sono di etnia turca, gli armeni, come si sà, si sentono europei, e non hanno ancora chiuso i conti con la Turchia per il negazionismo del genocidio armeno

A giocare un peso determinante in questa fascia di terra nel Caucaso, sono anche altri attori: l’Armenia è alleata della Russia di Vladimir Putin che, oltre ad usare l’Armenia per i suoi interessi nel Caucaso, vende armi anche agli azeri.

L’Azerbaijan è amico della Turchia, e dalle parti di Ankara la rivalità turco armena sfociata nel genocidio del 1915 non è mai davvero finita.

Passando al diritto internazionale invece, occorre porsi sempre lo stesso quesito.Dov’è la ragione? I Karabachi hanno diritto a veder riconosciuta la loro indipendenza  in virtù dell’autodeterminazione dei popoli? E l’Azerbaijan fa bene ad esigere il rispetto della propria integrità territoriale?

Considerando gli alleati in campo, la posizione strategica e la mancanza di una presa di posizione da parte delle potenze occidentali e dell’Onu bisogna auspicarsi che il conflitto rimanga ancora come lo è stato negli ultimi vent’anni, ovvero congelato.