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Varsavia torna al voto, le elezioni in una Polonia al bivio con l’Europa e l’Ucraina sullo sfondo

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Domenica 15 ottobre la Polonia tornerà al voto per il rinnovo dell’Assemblea Nazionale, potere legislativo a struttura bicamerale composto dalla camera bassa (Sejm) e dal Senato. Le forze in piena campagna elettorale sono varie, ma a spiccare sono al momento due: gli esponenti di Diritto e Giustizia (PiS), conservatori del governo uscente facenti parte della coalizione Destra Unita, e l’alleanza di Coalizione Civica (KO), gruppo liberale ed europeista guidato da Donald Tusk. I sondaggi danno i due schieramenti rispettivamente al 38% e al 30%, con un evidente calo per i conservatori uscenti rispetto al 44% ottenuto nelle scorse elezioni. Gli altri partiti in lizza, che andranno a concorrere per i 460 seggi del Sejm e i 100 del Senato, sono Konfederacja (partito euroscettico e conservatore), la coalizione progressista di Lewica (“Sinistra”) che punta sul consenso tra l’elettorato femminile, e l’alleanza Trzecia Droga TD (“Terza Via), gruppo dei social-liberali. 

Le elezioni polacche tra astensioni e minacce conservatrici 

Repubblica Parlamentare suddivisa in sedici voivodati, la Polonia si trova – secondo Michal Kobosko di Terza Via – ad un bivio: aspettarsi altri quattro anni di mandato conservatore completando il processo di isolamento di Varsavia, oppure scegliere un’altra via per il paese, che lo porti verso l’Europa e la democrazia. Secondo il politico la Polonia deve tornare in Europa, e questo potrà essere fatto solo con la decisione dei cittadini alle urne e con un lavoro politico che convinca gli indecisi o i non intenzionati al voto (circa il 45% della popolazione). 

Riguardo ai non votanti e indecisi, a fare la differenza potranno essere le donne, tendenzialmente più propense secondo gli esperti ad avere una visione politica più progressista e liberale; alla luce della attuale posizione conservatrice e clericale del Paese membro del gruppo di Visegrád, portare le donne al voto potrebbe allora significare un determinante cambio di direzione politica, verso la quale si potrebbe proiettare un obiettivo di ritorno al diritto all’aborto e un maggiore respiro per i diritti LGBT. Ma nonostante tali speranze oggi l’opposizione si trova in svantaggio di quasi dieci punti rispetto alla coalizione di PiS, e l’opinione pubblica non sembra essere più ottimista: a marzo, infatti, i sondaggi sulle intenzioni di voto vedevano il 52% della popolazione polacca convinta che l’attuale governo governerà per altri quattro anni, mentre poco meno del 48% affermava che PiS sarà di nuovo al governo, da solo o in coalizione, probabilmente con i conservatori di Konfederacja (i quali sono però in contrasto con Diritto e Giustizia sui temi economici). Infine, il 27% pensa che la coalizione di Donald Tusk possa effettivamente vincere le elezioni, troppo pochi per poter effettivamente tranquillizzare le aspettative dell’ex primo ministro. 

Per ciò che concerne l’ambito del legislativo, la Polonia vede un sistema elettorale misto: il Sejm (460 seggi) viene eletto con un sistema proporzionale plurinominale e i seggi sono distribuiti con il metodo d’Hondt, mentre il Senato conta 100 seggi ed è eletto in maniera maggioritaria. La soglia di sbarramento è del 5% per i singoli partiti e del 6% per le coalizioni, ma queste non si attivano nel caso delle minoranze riconosciute dallo Stato. Insieme, le due camere creano l’Assemblea Nazionale (Zgromadzenie Narorodowe), che si riunisce in solo tre casi: il giuramento del nuovo Presidente della Repubblica; quando si decide di portare il Presidente davanti al Tribunale di Stato; durante la dichiarazione di incapacità permanente del Presidente a causa di motivi di salute. Ad oggi, comunque, l’Assemblea si è riunita sempre e solo per il primo caso. 

Cosa accadrà se PiS rimarrà al potere

Dal polacco ‘Prawo i Sprawiedliwość’, PiS è il partito conservatore che attualmente governa in Polonia, con 244 seggi nell’intera Assemblea Nazionale. Il partito nasce dall’idea dei fratelli Leck e Jarosław Kaczyński nel 2001 e sin dalla sua fondazione ottiene considerevole attenzione elettorale, ottenendo il 9,5% dei voti nel 2001 e raddoppiando il suo favore già nelle europee del 2004; attualmente è in conclusione il suo secondo mandato al governo, dopo otto anni di potere in Polonia nei quali ha guadagnato il titolo di partito illiberale a causa della sua posizione altamente contraria ad aborto ed eutanasia e della totale intolleranza verso migranti e omosessuali, definiti i nemici numero uno del paese e contro i quali ha anche favorito la creazione di intere regioni “LGBT free”. 

A livello economico PiS è a favore di una posizione interventista dello Stato nei settori strategici, e in politica internazionale si distingue per aver posizionato la Polonia in una condizione atlantista, euroscettica e antirussa, evidenziata nel tempo soprattutto nella cooperazione con gli altri membri del gruppo di Visegrád. Durante la campagna elettorale il partito si è contraddistinto soprattutto per i numerosi attacchi a Donald Tusk, accusato di essere uno strumento in mano ai tedeschi e uomo dell’élite indifferente ai problemi della popolazione. 

Temi fondamentali per queste elezioni saranno per il partito uscente la sicurezza e la guerra in Ucraina. Riguardo il primo punto, infatti PiS ha confermato la sua volontà di proteggere i confini dall’immigrazione illegale soprattutto nell’area confinante con la Bielorussia, dalla quale, a seguito dell’arrivo del gruppo Wagner, sembra essere aumentato il numero di tentativi di attraversamento illegale delle frontiere per giungere in Polonia. Tale promessa appare quindi come una perpetuazione della già esistente strategia politica del gruppo, che da sempre è ai ferri corti con Bruxelles a causa della sua contrarietà alle leggi sull’immigrazione UE. 

Secondo tema, sicuramente preminente in questo periodo, è poi la guerra in Ucraina e il futuro aiuto polacco a Kyiv: le relazioni si erano già raffreddate quando Varsavia, probabilmente tra i più forti alleati ucraini, ha deciso di sospendere la fornitura di armi al paese, decisione non accettata da Zelensky che in un discorso alle Nazioni Unite ha accusato il paese di agevolare il lavoro della Russia. La situazione si è però ulteriormente raffreddata dopo lo stop polacco all’importazione del grano ucraino, decisione che toglie a Kyiv un introito economico massivo. La decisione potrebbe in realtà essere stata presa per una questione di strategia politica (PiS, da partito nazionalista quale è, ha bisogno di guadagnare il favore della popolazione e in questa rientrano anche gli agricoltori polacchi), ma la realtà di tale manovra verrà probabilmente a galla solo dopo se il partito tornerà al potere, arrivando a tre mandati consecutivi. 

Domenica si assisterà quindi a una decisione che potrebbe cambiare le sorti politiche della Polonia, ma tale decisione non si limiterà ad avere effetti solo nel paese; le ripercussioni ci saranno infatti anche nello stesso gruppo dei V4, che si sta sfaldando nella sua coalizione antirussa dopo le elezioni slovacche, nelle sorti della guerra in Ucraina in quanto Kyiv rischia di perdere un alleato cruciale, e nell’Unione Europea, che vedrebbe rinnovato un governo conservatore ed euroscettico tra le sue fila. 

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