Vaccinazione di massa: il modello israeliano

Nella corsa al vaccino, Israele rimane largamente in testa: ha già vaccinato oltre il 72% della popolazione over 60 e circa il 14% di quella totale. Questo è un risultato che lo pone in cima alla classifica degli sforzi di vaccinazione contro COVID-19, ben al di sopra dei paesi più ricchi e più grandi come gli Stati Uniti e molte nazioni europee. Il Primo Ministro Netanyahu – in corsa per la sua rielezione nel marzo 2021– ha puntato molto del suo futuro politico sul successo della campagna di vaccinazione. Abbiamo chiesto ad un’esperta di sanità pubblica israeliana, che su espressa richiesta preferisce rimanere anonima, quali siano i fattori decisivi del modello israeliano, che risiedono soprattutto nelle peculiarità dello Stato ebraico. 

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Q: Israele ha iniziato a vaccinare la sua popolazione lo scorso 9 dicembre, e si appresta ora ad essere il primo paese ad iniettare la seconda dose del vaccino Pfizer. Ad oggi, oltre 1 milione e 350 mila persone sono state vaccinate. Come è stato possibile avere un approvvigionamento così rapido e massiccio in un periodo caratterizzato da una difficile reperibilità del prodotto? 

A: Le dosi somministrate fino ad oggi sono soltanto quelle del vaccino Pfizer, nonostante quello di Moderna sia stato approvato la scorsa settimana e le prime 100’000 dosi siano già arrivate. Non sappiamo ancora i dettagli dell’accordo fra il governo e la Pfizer, ma credo che la risposta ricada nelle caratteristiche dello Stato israeliano. Infatti, data la sua popolazione relativamente ridotta (9 milioni) e le sue grandi capacità in ambito medico e di infrastrutture digitali sanitarie, Israele rappresenta il perfetto paese “pilota” per una massiva e rapida campagna di vaccinazione, e questo vantaggio relativo ha permesso a Netanyahu di avere un maggior peso negoziale con le case farmaceutiche. Dopo che si stavano diffondendo notizie sulla scarsità delle dosi rimanenti, il Primo Ministro ha annunciato di aver negoziato un nuovo accordo con Albert Bourla, l’amministratore delegato di Pfizer, che permetterà a tutti gli israeliani sopra i 16 anni di essere vaccinati contro il Covid-19 entro la fine di marzo. Come parte dell’accordo con Pfizer, le autorità sanitarie israeliane condivideranno con il gigante farmaceutico i dati clinici dei pazienti che riceveranno per primi la seconda dose del vaccino, per aiutare a “sviluppare strategie per sconfiggere” il virus. 

Per quanto riguarda la logistica della campagna di vaccinazione, i voli cargo atterrano all’aeroporto Ben Gurion, dove le dosi sono immediatamente trasferite in una struttura di stoccaggio ultra-fredda a Tel Aviv, gestita dalla società farmaceutica israeliana Teva. Dato che il vaccino della Pfizer deve essere somministrato entro cinque giorni dall’uscita dal centro di stoccaggio principale ed entro sei ore dall’aggiunta di un diluente, questo ha creato dei problemi legati alla distribuzione nelle aree più isolate del paese. Per far fronte a questa breve durata di conservazione, Israele ha ideato un sistema per suddividere le confezioni standard da mille dosi della Pfizer in lotti più piccoli di qualche centinaio ciascuno, che vengono dosati da operai qualificati in ambienti dotati di enormi refrigeratori.

Q: Riguardo il piano vaccinale, come è stato annunciato e gestito? Data la velocità della campagna, la macchina burocratico-sanitaria ha avuto delle difficoltà di gestione?

A: Non appena le notizie sull’efficacia dei vaccini di Pfizer e Moderna hanno iniziato a diffondersi, Israele si è messo immediatamente in moto per arrivare preparato alla campagna vaccinale. Un fattore che ha aiutato sono state le peculiarità del sistema sanitario israeliano, basato su un sistema misto fra privato e pubblico: i cittadini israeliani sono tenuti ad iscriversi ad un Kupot Holim, un fondo sanitario, che è legalmente obbligato ad offrire un pacchetto di servizi sanitari e trattamenti a tutti gli iscritti. In Israele attualmente ci sono quattro fondi che gestiscono cliniche sul territorio: Clalit, Maccabi, Meuhedet e Leumit. Il loro finanziamento pubblico varia in base al numero degli iscritti, quindi le compagnie tendono ad allargare la loro fetta di mercato ed evitare tagli ai servizi. Per la campagna vaccinale, il Ministero della Salute ha fatto molto affidamento sulla collaborazione con i privati, delegando alle compagnie sanitarie ampio margine organizzativo per quanto riguarda i siti di vaccinazione e gli operatori sanitari dedicati, evitando di mettere pressione sugli ospedali pubblici. Il vaccino è fornito gratuitamente a tutti ma come la maggior parte degli altri paesi, la priorità è data in questa fase a operatori sanitari, over 60 e soggetti con problemi al sistema immunitario. Per assicurarsi che non vengano sprecate dosi, le autorità sanitarie stanno permettendo ai centri di vaccinazione di distribuire quelle in eccesso a chiunque si presenti sul posto, gratuitamente. Mia madre è un’infermiera dedita alla somministrazione e proprio ieri nella sua clinica avanzavano sei dosi, e dopo aver mandato una mail al Ministero della Salute hanno potuto chiamare alcuni dei loro amici per vaccinarsi. Inoltre, tale Ministero sta anche sviluppando un sistema di “passaporti” che permetterebbe ai vaccinati di evitare la quarantena dopo un viaggio all’estero o per accedere a luoghi pubblici.

Q: Ci sono stati fino ad ora problemi relativi alla distribuzione del vaccino fra le varie comunità etno-religiose che compongono Israele? E riguardo la volontà di vaccinarsi o meno da parte della popolazione, è possibile notare delle differenze fra le varie categorie?

A: Ancora prima dell’inizio della campagna di vaccinazione, i funzionari della sanità pubblica hanno incominciato ad esercitare pressioni sui gruppi minoritari del Paese che sarebbero stati meno disposti a vaccinarsi, come gli ultraortodossi e la popolazione araba, che insieme comunque costituiscono circa il 33% della popolazione. Il governo ha dato il via ad una grande campagna di sensibilizzazione, partendo dal web e dai media tradizionali ma anche mandando i funzionari i sanitari ad incontrare i più influenti rabbini ultraortodossi e i leader delle comunità arabe per convincerli a sostenere la campagna di vaccinazione, delineando tutte le informazioni disponibili per indicare la sicurezza ed efficacia del vaccino. È stato anche ottenuta l’approvazione della leadership ultraortodossa, che ha rilasciato una dichiarazione in cui i tre rabbini più importanti, Chaim Kanievsky, Gershon Edelstein e Shalom Cohen esortavano chiunque potesse a vaccinarsi. Netanyahu si è in particolar modo preoccupato di visitare numerose città arabe, facendo lobbying per il vaccino come parte della sua campagna elettorale per le elezioni di marzo. Quindi non ci sono state enormi differenze formali per la distribuzione del vaccino in base a caratteri etnico-religiosi. 

Qualche polemica è stata sollevata in relazione alla vaccinazione dei detenuti. Il Ministro della Sicurezza Interna, Amir Ohana, ha rilasciato un’ordinanza il 26 dicembre in cui veniva vietata la somministrazione del vaccino ai detenuti fino a che un maggior numero di israeliani fosse vaccinato, mentre i lavoratori delle prigioni potevano riceverlo. Questo episodio ha suscitato numerose proteste da parte dei gruppi della società civile, che hanno fatto pressioni sul Ministro della Sanità Yuli Edelstein affinché revocasse l’ordine. Un’ulteriore questione che ha generato polemiche è stata quella della vaccinazione degli insegnanti. A causa del lockdown, le scuole in Israele sono state ovviamente chiuse. Tuttavia, il sindacato degli insegnanti, uno dei più importanti, ha chiesto e ottenuto che tutti i membri della categoria, senza limiti di età, venissero vaccinati a partire da mercoledì, così da essere equiparati ai lavoratori sanitari. Questo permetterà una riapertura più veloce delle scuole e una maggior tutela per gli insegnanti. Se tutto procederà secondo i piani, Israele dovrebbe terminare la campagna di vaccinazioni ad aprile, diventando il primo paese ad aver vaccinato tutta la popolazione. Questo potrebbe effettivamente rappresentare una grande dichiarazione di potenza, sia a livello interno che esterno. Ricordiamo infatti che il Paese sta anche andando verso le urne e Netanyahu sta puntando molto sulla campagna di vaccinazione come mezzo politico. 

Thomas Bastianelli,
Geopolitica.info