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USA2020: lo scontro Harris-Pence assume toni civili

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Nella notte si è tenuto il dibattito tra il vicepresidente Mike Pence e la candidata vicepresidente, e senatrice della California, Kamala Harris. La moderatrice Susan Page, giornalista del quotidiano USA Today, ha guidato il dibattito ma non ha incalzato le parti che hanno così potuto confrontare o schivare le questioni più delicate. 

Il dibattito è partito con il tema della pandemia di coronavirus. La senatrice ha accusato la gestione della pandemia da parte dell’Amministrazione Trump, definendola come il più grande fallimento della storia americana e sottolineando come ciò abbia causato la morte di più di 200mila americani. Tuttavia, la Harris non ha illustrato chiaramente il piano che Biden implementerebbe da gennaio 2021 per fronteggiarne la diffusione. Di contro, Pence ha fatto notare come Biden fosse contrario alla sospensione dei voli provenienti dalla Cina nelle prime fasi della pandemia. 

Il ruolo del popolo statunitense divide ulteriormente i candidati, mentre Pence ha dichiarato che intende basare la gestione del Covid-19 sulla fiducia riposta nel popolo, la Harris ha proposto di obbligare il popolo a fare qualcosa e ha colto l’assist di Pence affermando che la fiducia si basa sulla trasparenza, che manca a Trump in materia di tasse e condizioni fisiche. Sull’ultimo punto Pence non ha replicato, lasciando scorrere il tempo fino al suo scadere così come non ha fornito spiegazioni sul perché il numero dei decessi sia così elevato negli States. 

In realtà, il silenzio – favorito anche dalla moderazione della Page – ha caratterizzato il dibattito. Infatti, anche la candidata democratica ha mantenuto il silenzio sulla nomina del giudice Amy Coney Barrett alla Corte Suprema e in merito all’espansione del numero dei giudici della Corte Suprema ma ha dato voce alle paure che l’Affordable Care Act possa essere fortemente ridimensionato da una Corte Suprema a maggioranza conservatrice. In contesti come questi, il silenzio ha il suo valore ed è più significativo di una risposta affrettata o sommaria. 

Si è assistito ad un altro silenzio quando il dibattito si è spostato sulla Cina. Infatti, Pence ha preferito virare sui successi rilevati in politica estera: la distruzione del Califfato e di Qasem Soleimani. La risposta democratica è stata pungente perché non solo Kamala Harris ha ricordato le conseguenze dell’uccisione del Generale iraniano, ma ha anche sottolineato come gli Stati Uniti abbiano perso la guerra commerciale contro la Cina a causa di Trump.  Il dibattito vice-presidenziale non poteva infatti prescindere dall’economia. In particolare, per il vicepresidente è stato pressochè impossibile separare la questione climatica dallo sviluppo economico, sottolineando come Trump voglia continuare a creare posti di lavoro, vedendo il libero mercato come propulsore della crescita economica e funzionale alla risoluzione del cambiamento climatico. Mentre la Harris ha sottolineato come gli USA abbiano perso molti posti di lavoro e ripetutamente smentito il presunto divieto che Biden introdurrebbe in merito al fracking – metodo di estrazione del petrolio e gas naturale dalle rocce – Pence ha ritorto l’intervento contro l’amministrazione Obama e ha continuato a insistere sulla presunta volontà democratica di vietare tale pratica.

In generale, il vicepresidente Pence e la senatrice Harris si sono dimostrati molto più istituzionali e pacati del presidente Trump e del candidato democratico Biden. Tuttavia, il dibattito è risultato poco incisivo e, a tratti, trascurabile. A tal proposito, è difficile prevedere se e quanto l’evento di ieri sera abbia contribuito a spostare dei voti quando gli eventi degli ultimi mesi hanno avuto un peso così considerevole.

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