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TematicheCina e Indo-PacificoSave the Date: ad aprile gli Stati Uniti e...

Save the Date: ad aprile gli Stati Uniti e le Filippine svolgeranno la più grande esercitazione militare della storia filippina recente.

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L’annuncio è di pochi giorni fa da parte del portavoce dell’iniziativa “Balikatan”, il Colonnello delle Forze Armate Filippine Michael Logico, secondo il quale l’annuale esercitazione militare con gli alleati Statunitensi vedrà coinvolti circa 17.000 soldati e ampliato il raggio delle attività che si svolgeranno. Uno sviluppo in linea con l’infittirsi delle relazioni strategico-militari tra l’Arcipelago, gli Stati Uniti e i loro alleati, che sottolinea la rilevanza strategica di Manila per i piani di deterrenza di Washington nella regione dell’Indo-Pacifico. Un riavvicinamento compiuto? È ancora troppo presto per dirlo.

L’annuncio: ad aprile si terrà la più grande esercitazione militare congiunta tra Filippine e USA

La storia delle esercitazioni Balikatan (ossia “spalla a spalla” in Tagalog) tra Filippine e Stati Uniti è da sempre stata un indicatore dello stato di salute dell’ormai datata alleanza del 1951 tra i due Paesi, in cui le Filippine furono integrate nel celebre “Sistema di San Francisco”, o hub and spoke. Manila infatti da sempre è un Hub più o meno recettivo dello speech statunitense quando si tratta di affari militari e di sicurezza, a seconda di quanto l’arcipelago si senta minacciato da pericoli interni ed esterni. Di recente, la percezione di una minaccia concreta alla sovranità marittima dell’Arcipelago da parte della Cina e l’assenza di vere e proprie rassicurazioni circa i disegni di Pechino riguardanti le dispute territoriali nel Mar Cinese Meridionale, hanno spinto il governo a guida Marcos Jr. (ancora è discusso se controvoglia o meno) verso l’ombrello securitario offerto da Washington. Ed è dunque in un quadro di aggiornamento e rafforzamento dell’alleanza, mediante l’ampliamento e l’implementazione dell’accordo EDCA (Enhanced Defense Cooperation Agreement) e il coinvolgimento di Paesi partner regionali che va letto l’annuncio del 14 marzo circa la Balikatan di quest’anno. Come specificato dal Col. Logico, infatti, ad aprile circa 11.000 truppe USA e 6.000 truppe Filippine procederanno a svolgere una serie di war games in alcune aree chiave dell’arcipelago: a largo di Palawan (vicino alle isole Spratly), ad Antique (nel Visayas Occidentale) e a nord del Luzon, molto probabilmente presso Zambales (a poche miglia marittime dall’atollo di Scarborough). Il numero di truppe è coinvolte è raddoppiato rispetto al 2022, e supera di 6000 uomini circa la precedente esercitazione più estesa, svoltasi nel 2015. Un’impressionante ripresa delle esercitazioni congiunte dopo anni in cui l’amministrazione a guida Duterte, nel suo tentativo di appeasement verso Pechino, aveva provato addirittura a terminare del tutto l’iniziativa. 

Una strategia di deterrenza necessaria per Manila

Oltre al ragguardevole numero di truppe coinvolte, Logico ha proseguito annunciando un ampliamento delle attività militari congiunte: al fine di testare la vera interoperabilità degli equipaggiamenti militari in dotazione, le esercitazioni non si svolgeranno all’interno del perimetro di basi militari designate, bensì saranno veri e propri war games nel mare, e vedranno l’utilizzo da parte filippina delle due neo-acquisite fregate missilistiche, caccia FA-50 di derivazione Coreana e elicotteri da combattimento. Inoltre, sia le Filippine che gli alleati potranno testare pezzi di artiglieria mobile in dotazione, tra cui Howitzer 101 e 155mm per la parte Filippina e sistemi HIMARS, Patriot, Avenger e M29 da parte Statunitense. Culmine dell’esercitazione sarà l’abbattimento di un natante bersaglio a 12 miglia marittime dalle coste di Zambales. Non solo, Logico ha proseguito dichiarando che la Balikatan 2023 riguarderà anche la cybersecurity a livello militare. 

Se si guarda la storia filippina recente e le dispute marittime tra natanti filippini e vascelli della Guardia Costiera e Marina della Repubblica Popoplare Cinese, possiamo comprendere la portata di questo annuncio: la più grande “Balikatan” mai svolta si terrà pressoché a dirimpetto di una delle zone di più alta tensione nel pianeta. Da parte filippina e statunitense, l’obbiettivo dell’esercitazione è meramente difensivo, svolto nei confini del territorio filippino, e si pone in un percorso graduale di costruzione di una strategia di deterrenza da parte di Manila, che trovandosi sprovvista di capacità in tal senso, troppo spesso si è trovata alla mercé delle prerogative di Pechino, sia nel Mare conteso che in altri ambiti delle relazioni tra il gigante asiatico e Manila, rendendo il rafforzamento dell’alleanza un necessario atto di bilanciamento. Chiaramente, il prezzo da pagare per tale risultato è aprire le porte all’ingombrante alleato, ed essere inclusi nella più ampia e costituenda “strategia di contenimento” della Cina nella regione, con tutti i rischi che ne possono conseguire. Ma c’è anche dell’altro a riguardo. 

Verso il JAPHUS?

Dal punto di vista strettamente strategico, l’ampliamento delle Balikatan può essere inteso anche soltanto in funzione di un ampliamento delle necessità di deterrenza di Manila. Tuttavia, le Balikatan di quest’anno vedranno la partecipazione di un centinaio di militari australiani (Paese con cui le Filippine hanno siglato un accordo per favorire le visite tra militari) e degli osservatori giapponesi. È stato ipotizzato da alcuni analisti che questo sviluppo possa essere il preludio alla creazione di una nuova e ulteriore iniziativa mini-laterale regionale, forse con contorni squisitamente difensivi e di deterrenza, che coinvolga le Filippine assieme agli ormai noti like-minded partners degli Stati Uniti, con obbiettivi simili a quelli dichiarati in sedi medesime: garantire il rules-based order regionale, rafforzare le capacità di deterrenza marittima, e in sostanza cercare di contenere possibili rischi provenienti dalla Repubblica Popolare. Non è chiaro tuttavia se questa iniziativa, pur essendo stata ventilata dal Presidente stesso sia effettivamente negli orizzonti di Manila. C’è da sottolineare come questo riavvicinamento abbia in effetti provocato non pochi mormorii e lamentele da parte di esponenti politici filippini di peso, quali la sorella del Presidente Imee Marcos, e politici vicini alla dinastia filo-cinese dei Duterte (la cui figlia è attualmente vice-presidente). L’insofferenza di una parte delle élite del paese, indubbiamente causata dai timori di ritorsioni commerciali da parte della Cina, potrebbe frenare questi ulteriori orizzonti di cooperazione: in quest’ottica, appare come molti membri delle classi dirigenti Filippine preferiscano soltanto assicurarsi un minimo di postura difensiva e provare ad oscillare (detto anche “hedging) efficientemente tra le due Superpotenze per estrarre più vantaggi possibile da ciascuna, nello stile di altri Paesi dell’ASEAN quali l’Indonesia e la Malesia, invece che partecipare totalmente ai paini di Washington. 

Conclusione

Molto probabilmente, potremo valutare soltanto nel medio periodo quale direzione prenderanno i recenti sviluppi. Quello che è importante sottolineare è come un’ esercitazione di tale portata potrebbe sottintendere una seria intenzione statunitense nello sfruttare il più possibile le aperture in questo senso operate da Manila (più per necessità che per ideologia) assicurandosi una maggiore presenza nell’area, vincolando così le Filippine in modo quasi irreversibile ai reciprochi obblighi di difesa. L’allarmismo delle élite filippine in questo senso potrebbe aumentare a seconda della risposta di Pechino a questa “Balikatan”, specie nel caso le ritorsioni si materializzino sotto forma di sanzioni de facto al Paese (come successe circa una decade fa). Resta però da vedere se il Dragone, alle prese con diversi problemi economici interni e in una situazione internazionale assai più complicata rispetto ad anni fa, possa permettersi di farlo. In questo caso, forse una strategia di hedging potrebbe funzionare per l’Arcipelago. Ma i tempi recenti ci hanno forse abituati a pensare che un tale calcolo del rischio possa rivelarsi alquanto pericoloso, specie se il proprio territorio (come nel caso delle Filippine) giace sull’orlo della sfera di influenza dei due giganti del nostro secolo.

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