Una svolta nel conflitto in Yemen?

Il 18 dicembre, in Yemen, è stata annunciata la formazione di un nuovo governo unitario. Tale obiettivo è stato reso possibile dalla condivisione del potere tra l’esecutivo del presidente yemenita riconosciuto a livello internazionale, Rabbo Mansour Hadi, e il Consiglio di Transizione Meridionale. L’annuncio è stato dato dalla coalizione di Paesi con a capo l’Arabia Saudita, che ormai dal 26 marzo 2015 è impegnata nel conflitto a sostegno del Presidente Hadi contro i ribelli sciiti Houthi.

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Per quanto riguarda la composizione dell’esecutivo yemenita, l’attuale Primo Ministro Maeen Abdul Malik è stato riconfermato in questa posizione. Il nuovo Governo includerà anche 5 ministri provenienti dai principali blocchi politici yemeniti, inclusi il Consiglio di Transizione Meridionale e il partito Al Islah in modo da essere equamente suddiviso tra Nord e Sud. Il Presidente Hadi, comunque, mantiene i suoi alleati più fedeli in diversi ministeri chiave. Al Ministero della Difesa, per esempio, viene riconfermato Mohammed Ali Al-Maqdashi, mentre il Ministero degli Esteri verrà guidato da Ahmad Awad bin Mubarak, ambasciatore yemenita negli USA. Per la prima volta dal 2001, tuttavia, il governo non vede la presenza di figure femminili.

La formazione di questo governo avviene dopo una lunga attesa durata più di anno. Infatti, già il 5 novembre 2019, il governo di Hadi e il Consiglio di Transizione Meridionale avevano firmato gli accordi di Riad per porre fine ai dissidi e ai combattimenti che avevano interessato lo Yemen meridionale a partire dall’agosto dello stesso anno. Con questi accordi era stata stabilita la formazione di un nuovo governo yemenita, composto da 24 ministeri, al quale avrebbero partecipato i separatisti del Consiglio di Transizione Meridionale e le regioni del Sud che avrebbero dovuto mettere al servizio di tale governo le proprie forze armate. L’intesa tra governo Hadi e Consiglio di Transizione Meridionale, però, sembrava prossima al fallimento quando lo scorso 26 aprile i separatisti del Sud avevano annunciato l’istituzione di un’amministrazione autonoma in sei delle otto regioni meridionali del Paese, dichiarando l’autonomia e lo stato d’emergenza a causa della scarsa incisività del governo centrale nel fornire servizi basilari e affrontare l’epidemia di coronavirus. Solo il 10 dicembre di quest’anno le disposizioni militari accennate in precedenza vengono accettate, mentre il loro completamento avviene tra il 16 e il 17 dicembre attraverso la liberazione della strada che collega la città di Aden alla provincia di Abyan, governatorato nel Sud dello Yemen, il ritiro delle unità militari dall’area di Sheikh Salem con la conseguente sostituzione dei gruppi affiliati alle due fazioni con delle forze neutrali e la dichiarazione dell’ambasciatore saudita in Yemen, Mohammed bin Saeed Al-Jaber, che annunciava il trasferimento e la separazione delle forze stanziate ad Abyan sotto la supervisione del gruppo di coordinamento della coalizione a guida saudita. Contemporaneamente, forze affiliate alla coalizione saudita si sono schierate ad Abyan, presso al-Tariya e Wadi Sala, con l’obiettivo di monitorare il cessate il fuoco e le operazioni di distribuzione delle truppe. Il raggiungimento di questi obiettivi militari e di conseguenza l’unificazione delle forze armate è un punto di fondamentale importanza per far sì che il governo di Hadi e i separatisti del Sud possano continuare la battaglia congiunta contro i ribelli sciiti Houthi.

Obiettivi del nuovo esecutivo

Tra gli obiettivi principali del nuovo esecutivo troviamo la riforma dell’economia, lo stop al deterioramento del tasso di cambio e il contrasto alla corruzione. Queste considerazioni sono emerse dopo un incontro tra il premier e il Presidente del Parlamento yemenita, Sultan al-Barakani, in cui si è discusso delle missioni da affidare al nuovo governo, tra cui lo sviluppo delle risorse e l’attivazione delle istituzioni statali. Inoltre, Abdul Malik ha affermato che il governo e la coalizione dovranno contrastare il colpo di Stato messo in atto dai ribelli sciiti e ripristinare lo Stato yemenita. Per ottenere risultati soddisfacenti il premier ha dichiarato che adotterà un approccio inclusivo, attraverso cui normalizzare la situazione nei governatorati meridionali liberati e unificare i gruppi militari del precedente governo legittimo e delle forze secessioniste per fare fronte comune contro le milizie Houthi.

Reazioni nazionali e internazionali

Il Vicepresidente yemenita, Ali Mohsen Saleh al-Ahmar, ha dichiarato che l’annuncio del 18 dicembre rappresenta uno spartiacque nel percorso politico yemenita, che contribuirà ad accelerare la formazione di uno Stato yemenita federale e a sconfiggere le milizie Houthi. Dichiarazioni simili sono giunte dall’Arabia Saudita e dai paesi arabi membri della coalizione a guida saudita. L’Egitto ha elogiato il governo legittimo e il Consiglio di Transizione Meridionale per essersi impegnati dell’interesse del Paese e del suo popolo. Gli Emirati Arabi hanno messo in luce il ruolo svolto da Riad nel favorire l’attuazione dell’accordo. Il Kuwait ha dichiarato di essere speranzoso sulla possibilità che il nuovo governo possa portare alla risoluzione della crisi. Il Bahrein ha accolto con favore il nuovo governo che include tutte le componenti yemenite e ha anch’esso elogiato il ruolo di Riad nella formazione del nuovo esecutivo. Infine, il Parlamento Arabo ha affermato che la formazione del nuovo governo è un passo storico attraverso cui poter riportare stabilità e ripristinare le istituzioni statali nello Yemen.

Anche l’inviato speciale dell’Onu per lo Yemen, Martin Griffiths, ha accolto gli sviluppi positivi nell’implementazione degli accordi di Riad, congratulandosi con Hadi, i contraenti dell’intesa, i partiti politici e tutte le parti che hanno contribuito al processo. L’inviato dell’Onu ha riservato particolare attenzione all’Arabia Saudita, promotrice principale dell’iniziativa, e ha comunque sottolineato che sono necessari ulteriori sforzi per l’inclusione delle donne yemenite nella politica.

Il portavoce del Servizio europeo per l’azione esterna dell’UE ha affermato che l’implementazione degli accordi di Riad sia stata un “passo positivo verso una soluzione politica globale per il Paese”. Per l’UE, il nuovo esecutivo dovrà affrontare sfide e adottare decisioni importanti e coraggiose per il bene del Paese e del suo popolo. Anch’egli ha elogiato il ruolo fondamentale dell’Arabia Saudita nell’implementazione degli accordi.

Per quanto riguarda i Paesi occidentali, i primi commenti sono arrivati da Londra attraverso le dichiarazioni su Twitter del Segretario degli Affari Esteri, Dominic Raab, e del Ministro per il Medio Oriente e il Nord Africa, James Cleverly, che ha esortato il nuovo governo a collaborare con Griffiths. Anche la Francia ha accolto la formazione del nuovo esecutivo, esprimendo apprezzamento per il ruolo dell’Arabia Saudita.


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Breve storia del conflitto

Lo Yemen è al centro di una guerra civile dal 19 marzo 2015, quando i ribelli sciiti Houthi hanno iniziato a combattere per il controllo sulle regioni meridionali del Paese. Il 21 settembre 2014, gli Houthi, sostenuti dal defunto Presidente Ali Abdullah Saleh, avevano effettuato un colpo di Stato che aveva consentito loro di prendere il controllo delle istituzioni statali nella capitale Sana’a. Il presidente del governo legittimo, Rabbo Mansour Hadi, era stato messo inizialmente ai domiciliari presso la propria abitazione nella capitale e, dopo alcune settimane, era riuscito a fuggire, recandosi in un primo momento ad Aden e poi in Arabia Saudita. Hadi è infatti sostenuto da una coalizione di Stati guidati dall’Arabia Saudita ed è stato riconosciuto dalla comunità internazionale come legittimo leader del Paese, mentre i ribelli sciiti Houthi sono sostenuti dall’Iran e dalle milizie filo-iraniane di Hezbollah. L’Arabia Saudita decise di intervenire credendo di riconquistare la capitale Sana’a in poco tempo, ma la situazione le sfuggì di mano soprattutto dopo la frattura creatasi all’interno del loro fronte. Gli Emirati Arabi, infatti, hanno offerto il loro appoggio alle forze indipendentiste, il cui fine principale è creare uno Stato sovrano nel Sud dello Yemen e, così facendo, la situazione si è complicata sempre di più anno dopo anno. Per porre fine ai due conflitti l’Arabia Saudita ha dovuto, quindi, ideare due accordi diversi: i primi sono gli accordi di Stoccolma del 13 dicembre 2018 per chiudere il fronte con gli Houthi; i secondi sono gli accordi di Riad del 5 novembre 2019 per chiudere il fronte con i separatisti del Sud. La formazione del nuovo esecutivo sembra aver risolto la disputa tra il Presidente Hadi e il Consiglio di Transizione Meridionale, considerata uno dei fattori principali che hanno finora frenato ogni sforzo delle Nazioni Unite per negoziare un cessate il fuoco a livello nazionale, e sembra aver riacceso la speranza di raggiungere la pace e porre fine a un conflitto che opprime la popolazione yemenita da 5 lunghi anni.