Una svolta “green” per il Cile?

La pandemia e la crisi dovuta al COVID-19 hanno portato a una crescente attenzione nel sostenere e raddoppiare gli sforzi verso una transizione energetica che aiuterebbe il mondo a ridurre le emissioni di C02. In molti paesi si è solo accentuato un modo diverso di gestire gli idrocarburi soprattutto con un occhio di riguardo alla transizione energetica sostenibile. In questo contesto, il Cile sembra porsi tra i leader dell’idrogeno nella regione latinoamericana, sia nel settore pubblico che in quello privato.

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Nell’ultimo decennio, è aumentata considerevolmente l’importanza dell’idrogeno come vettore energetico e gagliardo strumento per accelerare il tanto auspicato processo di decarbonizzazione. L’idrogeno è un’opportunità globale che dovrebbe essere valutata per il suo potenziale, un potenziale in grado di consentire l’unione di fonti e usi energetici diversificati. Ma non solo. La necessità di decarbonizzare l’approvvigionamento energetico unita al rapido progresso della produzione di elettricità rinnovabile da energia eolica e solare e gli sviluppi compiuti nell’idrogeno prodotto dall’elettrolisi, stanno rendendo l’idrogeno verde una valida alternativa per la decarbonizzazione.

L’America Latina conta alcune delle risorse energetiche rinnovabili più abbondanti e competitive al mondo, tra cui energia idroelettrica, solare ed eolica. Gli elementi che rendono la regione una tra i  leader mondiali nelle energie rinnovabili possono facilitare un’ascesa simile per la produzione di idrogeno pulito proprio in questo decennio.

L’elettricità generata da fonti rinnovabili può essere utilizzata per produrre idrogeno, che è un eccellente serbatoio di energia. L’idrogeno può diventare un elemento chiave, una fonte rinnovabile per settori che altrimenti sarebbero difficili o molto costosi da decarbonizzare attraverso l’elettrificazione, come gli usi energetici nei processi industriali (che richiedono temperature estremamente elevate), il riscaldamento degli edifici e dei trasporti.

Una delle grandi sfide del post-pandemia per l’America Latina è lavorare su strategie e sviluppo di progetti legati alla produzione di idrogeno come primi passi non solo per migliorare la propria transizione energetica ma anche per generare valuta estera attraverso le esportazioni. La ripresa economica dagli impatti del Covid-19 non sarà affatto semplice e comporterà un enorme sforzo da parte di tutti i paesi della regione: i mercati dell’idrogeno possono essere una parte fondamentale della ripresa economica nell’ottica di attrarre investimenti e creare posti di lavoro. In effetti, le possibilità per le compagnie petrolifere e del gas di produrre e fornire idrogeno dovrebbero facilitare e accelerare la sua adozione in America Latina, in particolare se combinate con il notevole rialzo delle energie rinnovabili della regione.

A livello mondiale si registra un forte interesse per l’idrogeno, considerato un’alternativa più pulita al gas naturale e dunque migliore dal punto di vista del contenimento del riscaldamento globale. Alcune stime dicono che l’idrogeno potrebbe soddisfare quasi un quarto del fabbisogno energetico mondiale entro il 2050. I combustibili a base di idrogeno e idrogeno sintetico possono essere trasportati su lunghe distanze, da regioni con abbondanti risorse energetiche a città molto distanti. La crescente domanda di idrogeno consentirà ai paesi con un potenziale significativo di risorse energetiche di diventare esportatori. 

È il caso, ad esempio, dell’Australia, che cerca di diventare un leader mondiale nelle esportazioni di idrogeno. A tal fine, l’Australia è pronta a investire nell’idrogeno e ad affidare al vettore il proprio futuro energetico attraverso la creazione di un fondo, l’Advancing Hydrogen Fund, per promuovere lo sviluppo di progetti in linea con le priorità della Strategia nazionale. Ciò include aree come l’innovazione in ambito produttivo, lo sviluppo di catene di approvvigionamento nazionali e di esportazione, l’istituzione di hub statali e il sostegno a progetti che aumentino la domanda interna.

L’uso dell’idrogeno come fonte di energia pulita, energia eolica e solare, ha il potenziale per trasformare la mappa energetica globale. All’America latina, però, non mancano le risorse naturali per produrre idrogeno pulito: manca la governance, la stabilità normativa e la capacità di attirare investimenti. Secondo alcuni analisti, l’America Latina presenta alcune falle strutturali che indeboliscono una prospettiva efficace in relazione alla possibilità di una transizione energetica basata sulla produzione di idrogeno. Per stimolare gli investimenti in questa direzione, occorrono programmi di crescita lungimirante per poter sviluppare mercati dell’idrogeno di successo: mancano meccanismi di governance per investire collettivamente in innovazioni tecnologiche sostenibili, manca una normativa adeguata che possa aumentare la reputazione dell’intera regione e infine manca un posizionamento condiviso e favorevole agli investimenti.

Tuttavia, questo non significa che non ci siano esempi degni di menzione. È il caso del Cile, unico paese latinoamericano che sembra costituire un unicum nella regione, sviluppando una strategia nazionale che coinvolge attori pubblici e privati. L’ambizione cilena è di diventare un paese produttore ed esportatore di idrogeno grazie all’eccesso di elettricità solare ed eolica.

Il governo sta già sviluppando il suo pacchetto di stimolo post-pandemia con una forte attenzione alla decarbonizzazione energetica entro il 2040, sostenuta da politiche aggressive che mirano alla crescita e all’ulteriore diffusione delle energie rinnovabili e della mobilità elettrica. Stando alle parole del Ministero dell’Energia cileno, grazie all’idrogeno verde a basso costo, entro il 2050, sarà resa possibile una riduzione del livello di CO2 accumulato del Paese fino al 20%. Ecco perché il Green Hydrogen Summit Chile 2020, organizzato dal Ministero dell’Energia, Corfo e l’Agenzia Internazionale GIZ, si posiziona come il più importante evento regionale su questo tema e ha già la conferma di importanti espositori nazionali e internazionali.

Si tratta di una serie di incontri virtuali, tenuti il 3 ed il 4 novembre 2020, con l’obiettivo di porre in evidenza il ruolo dell’idrogeno nella transizione energetica globale e il raggiungimento dello zero netto di carbonio. In questo scenario, il Cile gioca un ruolo fondamentale, ponendosi come leader emergente nello sviluppo dell’economia dell’idrogeno.

Tuttavia la produzione di idrogeno in Cile è una sfida per il Paese e per diversi gruppi internazionali, tra cui l’italiana Enel. Già da tempo Enel, studiando la possibilità di integrazione tra le proprie produzioni da fonti rinnovabili con quella di H2, aveva valutato l’ipotesi di un primo impianto per la produzione di idrogeno verde a partire dalle fonti rinnovabili.

Enel Green Power Chile (EGP Chile), controllata di Enel Chile, prevede di partecipare con la società elettrica cilena AME e potenziali partner ENAP, Siemens Energy e Porsche, all’installazione di un impianto pilota per la produzione di idrogeno verde attraverso un elettrolizzatore alimentato da energia eolica, a Cabo Negro, a nord di Punta Arenas, nella regione di Magallanes. La scelta della compagnia italiana è, quindi, ricaduta sulla Patagonia cilena per la possibilità di integrazione con l’eolico visto che l’area così vicina all’Antartide è considerata tra le migliori al mondo per la produzione eolica.


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Il successo del Cile con la diffusione dell’energia solare ed eolica, insieme alla sua nuova strategia di decarbonizzazione, può essere un modello per lo sviluppo di mercati dell’idrogeno sostenibili e solidi in tutta la regione, consentendo di espandere un nuovo polo di progresso a livello nazionale. Questo successo, però, dipende in larga parte da una leadership politica e industriale che sia in grado di trovare un punto di equilibrio tra un miglioramento del quadro normativo e un avanzamento degli incentivi finanziari per orientare una produzione sicura ed efficiente.

Simone Vitali,
Geopolitica.info