Una pesante eredità
Una pesante eredità - Geopolitica.info

Riportiamo con piacere l’articolo pubblicato oggi dall’Unità a firma del dott. Stefano Pelaggi, responsabile rapporti esterni e cofondatore del centro studi, che sta seguendo per Geopolitica.info e non solo l’importante appuntamento elettorale birmano.
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da l’Unità del 09/11/2015

I birmani hanno espresso il loro voto nelle prime elezioni libere nel paese da più di venticinque anni.

Le elezioni si sono svolte, secondo la valutazione dei tanti osservatori internazionali accorsi nel paese, in maniera corretta mentre alcuni giornalisti hanno evidenziato lo straordinario sforzo organizzativo governativo, non solo nei principali centri ma anche nei villaggi rurali. I trenta milioni di aventi diritto al voto si sono recati ai seggi sin dalle prime ore del mattino, marchiando il dito mignolo nell’inchiostro per evitare doppie votazioni. La chiusura della giornata elettorale davanti al quartier generale della National League for Democracy aveva un sapore di festa, le migliaia di persone che intonavano il grido di “Nai Ya Mri” (dobbiamo vincere) celebravano innanzitutto il ritorno a consultazioni democratiche dopo decenni di assenza di elezioni libere. Aung San Suu Kyi non è uscita a salutare la folla che la attendeva sin dalle prime ore del pomeriggio, il numero due della NLD U Tin Oo ha parlato ai sostenitori in piazza ricordando la necessità di mantenere la calma in queste ore decisive e ha dichiarato che, dai primi spogli, il risultato del principale partito di opposizione è buono.

I risultati definitivi sono attesi per i prossimi giorni, ma probabilmente bisognerà aspettare più di una settimana per avere i dati ufficiali. La NLD sarà sicuramente il principale partito in Myanmar, ma solo conquistando più dei due terzi dei seggi disponibili riuscirà a governare in maniera autonoma eleggendo il proprio candidato alla presidenza. Aung San Suu Kyi non potrà essere eletta a causa di una incompatibilità costituzionale ma ha dichiarato negli scorsi giorni che se la NLD riuscirà ad esprimere il proprio candidato presidenziale, sarà lei in prima persona a dirigere le riforme in Myanmar.

La Carta approvata nel 2008 in piena emergenza dopo il ciclone Nargis, che tra l’altro prevede l’assegnazione del 25 per cento dei seggi ai militari, non potrà essere modificata dal nuovo parlamento. Un eventuale esecutivo guidato dalla NLD dovrà fare i conti con la pesante eredità di mezzo secolo di potere gestito dalla giunta militare, ma soprattutto dovrà necessariamente confrontarsi con le due istituzioni che hanno influenzato in maniera determinante la società birmana degli ultimi cinquanta anni. La Tatmadaw, le forze armate del Myanmar, rappresentano una intricata rete di potere e una influenza culturale che ha permeato in maniera significativa qualsiasi attività statale dall’istruzione alla giustizia sin dal 1962. La maggioranza dei candidati della NLD non ha nessuna esperienza di governo o di gestione della cosa pubblica e un passaggio graduale delle consegne nell’amministrazione statale sarà necessario, così come la possibilità di un cambiamento radicale è da escludere. La Sangha è il clero buddista birmano che gode di grande prestigio e rispetto in tutto il paese e può determinare e influenzare le scelte politiche in maniera netta, l’integralismo del nazionalismo buddista e i violenti attacchi alla minoranza musulmana in varie regioni hanno recentemente mostrato l’atipicità del buddismo in Myanmar.

Aung San Suu Kyi ha espresso nei giorni immediatamente precedenti alle elezioni la volontà di contribuire ad un processo di ricostruzione culturale, non solo politico, del paese e le posizioni della NLD sul tema della minoranza musulmana nel Rakhine così come la decisione di non includere nessun musulmano nelle liste del proprio partito, giudicate in maniera molto severa da gran parte della stampa occidentale, sono proprio le prime palesi concessioni al clero buddista nazionalista e alla Tatmadaw. I continui appelli alla necessità di riconciliazione nazionale nascono proprio dall’esigenza di creare una continuità con il tragico passato del paese, la straordinaria voglia di cambiamento che queste elezioni hanno rappresentato dovranno fare i conti con l’ingombrante eredità della giunta militare. Il carisma di Aung San Suu Kyi e il suo innegabile ruolo da protagonista nel processo di cambiamento nella realtà politica le consentono di agire da catalizzatore tra le forze di rinnovamento e la necessità di una inevitabile riconciliazione con il passato.