Una “nuova influenza”: il capitale cinese nelle compagini societarie italiane

Se negli ultimi tempi si è discusso fin troppo di influenza, in questo articolo se ne parlerà secondo l’accezione giuridico-economica approfondendo la nozione di “influenza dominante” in ambito societario. Ai sensi dell’articolo 2359, comma 1 del Codice Civile, l’“influenza dominante” (che differisce dal concetto di “influenza notevole” caratterizzato dall’occasionalità del controllo) si configura nel caso in cui una società controllante eserciti il controllo nei confronti di un’altra società (controllata) in virtù (a) della disponibilità di voti sufficienti in assemblea per l’adozione delle delibere (i.e. controllo interno di diritto); ovvero (b) della disponibilità di voti sufficienti ad esercitare un’influenza (i.e. controllo interno di fatto); ovvero (c) nel caso di particolari vincoli contrattuali con la controllata (i.e. controllo esterno).

Una “nuova influenza”: il capitale cinese nelle compagini societarie italiane - Geopolitica.info

Gli investimenti “brownfield” e il Decreto Golden Power.

A decorrere dal 1978, anno in cui l’allora presidente cinese Deng Xiaoping ha inaugurato la “Politica della Porta Aperta” (Open Door Policy), la Cina si è avviata progressivamente verso una politica di liberalizzazione economica e di apertura verso l’Occidente, promuovendo il commercio estero e gli investimenti economici. 

A tal proposito, nel corso degli ultimi anni, l’Europa e, in particolare, Gran Bretagna, Francia, Germania e Italia, sono stati i destinatari privilegiati dei flussi di investimento provenienti dalla RPC e destinati prioritariamente nei settori economici “strategici o a più alto valore aggiunto”, ovverosia il settore infrastrutturale, energetico, delle alte tecnologie e dei trasporti. Seppur nel corso dell’ultimo anno si è assistito ad un trend decrescente di investimenti esteri diretti (IED) provenienti dalla Cina e destinati in UE, gli ultimi dati disponibili indicano un volume d’affari pari a 1.8 miliardi di dollari (di cui 710 milioni indirizzati nel settore energetico; 120 milioni nel settore immobiliare e 70 milioni nel settore ospedaliero).

Gli investimenti esteri possono suddividersi in due tipologie: (a) IED di tipo “greenfield”, quando una multinazionale investe all’estero creando ex novo una realtà produttiva; oppure (b) IED di tipo “brownfield”, laddove gli stessi siano diretti in realtà societarie già consolidate al fine di acquisirne il controllo o una partecipazione rilevante (tale operazione può avvenire mediante operazioni di acquisizione o operazioni di fusione). In Europa vengono realizzati essenzialmente investimenti di tipo “brownfield”, dal momento che l’impresa cinese acquisisce una partecipazione rilevante nella multinazionale europea. 

In Italia dalla fine del 2019 sono presenti oltre 405 gruppi cinesi con partecipazioni in 760 imprese italiane per un valore pari ad oltre 25,2 miliardi di euro. Questi dati non devono spaventare, anche alla luce del fatto che la Cina rappresenta un importante partner strategico ed industriale per l’Italia (il terzo in termini di importazioni con un volume d’affari pari ad euro 31.665 milioni annui e il quarto in termini di esportazioni per un valore annuo pari ad euro 13.993 milioni). 

In passato, per cercare di limitare gli investimenti “predatori” da parte di compagini straniere in settori di particolare interesse nazionale, è stato introdotto il D.L. del 15 marzo 2012, n. 21, il Decreto “Golden Power” (da ultimo modificato con il Decreto Legge 8 aprile 2020, n. 23, il “Decreto Liquidità”), che riconosce al Governo alcuni poteri speciali (golden powers) da esercitare nei confronti di tutte le società italiane operanti nei “settori strategici”, quali i settori della difesa, della sicurezza nazionale, dell’energia, dei trasporti, delle comunicazioni reti e delle telecomunicazioni elettroniche a banda larga (i.e. la tecnologia 5G). 

In particolare, nel caso di acquisito di partecipazioni da parte di soggetti esterni all’Unione Europea, i poteri speciali dell’esecutivo si estrinsecano nei termini che seguono: (a) definizione di specifiche condizioni all’acquisito di partecipazioni nelle società titolari di asset strategici; (b) veto all’adozione di determinate delibere societarie e/o all’acquisto di partecipazioni di controllo; (c) imposizione di obblighi informativi in capo alla società target in relazione all’adozione di specifiche delibere consiliari o assembleari, nonché in relazione all’operazione medesima; (d) definizione di particolari meccanismi di salvaguardia diretti a garantire la tutela degli interessi essenziali dello Stato; (e) imposizione dell’obbligo di notifica dell’acquisto di una “partecipazione rilevante” in una società target da parte del soggetto extra UE.

Nella prospettiva europea, il Decreto Golden Power si coordina, non solo a livello normativo ma anche a livello di cooperazione tra autorità nazionali e la Commissione UE, con la normativa europea di cui al Regolamento UE n. 452/2019 che istituisce un meccanismo di controllo degli investimenti esteri diretti nell’Unione (EU FDI Screening Mechanism), entrato in vigore l’11 ottobre 2020. Tale regolamento non ha lo scopo di armonizzare i sistemi nazionali di controllo adottati dai singoli Stati Membri, quanto più è volto a monitorare le operazioni e a valutarne il loro impatto sulla sicurezza e ordine pubblico europeo.

Il controllo in CDP Reti S.p.A. e Pirelli & C. S.p.A.

Per comprendere la relazione tra il capitale cinese e gli assetti societari italiani, è opportuno considerare, a mero titolo esemplificativo e non esaustivo, due case studies nazionali relativi ad investimenti di tipo brownfield condotti dall’azionariato cinese in CDP Reti S.p.A. e Pirelli & C. S.p.A.

CDP Reti S.p.A. (CDP Reti) è un veicolo di investimento attivo nel settore energetico, facente parte del gruppo Cassa Depositi e Prestiti S.p.A. (CDP), ed è titolare di partecipazioni in SNAM S.p.A. (pari al 31,04%), Terna S.p.A. (pari 29,85%) e Italgas (pari al 26,04%). Dal 2014, State Grid International Development (SGID), società cinese interamente controllata da State Grid Corporation of China, è titolare di una quota pari al 35% del capitale sociale di CDP Reti. Tale quota di partecipazione è qualificabile quale “partecipazione rilevante”, ai sensi dell’art. 120 del D. Lgs. n. 58/1998 (Testo Unico della Finanza, “TUF”). 

A SGID sono stati riconosciuti alcuni diritti di governance a tutela del proprio investimento nella società quali inter alia: (A) il diritto di nomina di due amministratori su cinque del Consiglio di Amministrazione di CDP Reti e di un membro su tre del collegio sindacale della stessa; (B) il diritto di prelazione nel caso di trasferimento di partecipazioni sociali a terzi da parte degli altri soci; (C) il diritto di veto rispetto all’adozione da parte del Consiglio di Amministrazione delle delibere relative all’approvazione di talune specifiche materie (definite come “Materie Consiliari Riservate”) e per le quali è richiesto il voto favorevole di almeno uno dei due amministratori nominati da SGID, quali: (x) il trasferimento delle partecipazioni possedute dalla società in Snam, Terna e Italgas, limitatamente al caso in cui vi sia l’obbligo di lanciare un’offerta pubblica di acquisto (Initial Public Offering); (y) l’acquisizione di partecipazioni attraverso il ricorso all’indebitamento per finanziare l’operazione stessa (operazioni di Leveraged BuyOut); (z) ogni ulteriore operazione, non preventivata nel budget annuale, con un valore superiore a 5 milioni di euro; e (D) diritto di veto rispetto all’adozione da parte dell’assemblea dei soci delle delibere relative all’approvazione di alcune specifiche materie (definite come “Materie Assembleari Riservate”) e per le quali è richiesto il voto favorevole di tanti soci che rappresentano almeno l’80% del capitale sociale: (x) aumenti del capitale con esclusione del diritto di opzione degli azionisti; (y) operazioni di fusione, scissione proporzionale e non proporzionale; (z) modifiche statutarie che comportino modifiche ai diritti patrimoniali e amministrativi del socio SGID. 

Ancor più rilevante è l’operazione societaria ed industriale perfezionata nel 2015 dalla China National Chemical Corporation Limited (ChemChina). 

ChemChina per il tramite di società indirettamente controllate, China National Tire & Rubber Corporation Ltd. (CNRC), Camfin S.p.A. e Long Term Investments Luxemburg S.A., ha acquistato l’87% del capitale sociale della storica società italiana Pirelli & C. S.p.A. L’acquisizione è stata condotta mediante la costituzione di una new company, Marco Polo Industrial Holding S.p.A (società controllata da ChemChina) e, a valle di alcune operazioni di riorganizzazione societaria, si è giunti all’attuale composizione dell’azionariato detenuto, in larga parte, dall’investitore cinese che, ai sensi dell’art. 93 del TUF, esercita il controllo su Pirelli. 

In particolare, il 46,03% del capitale sociale di Pirelli è detenuto come segue: (i) dalla Marco Polo Int. Italy S.r.l., società interamente controllata da CNRC (a sua volta controllata da ChemChina, società pubblica cinese), quale azionista di maggioranza con una quota pari al 37,01% del capitale sociale e (ii) a partire dal 29 settembre 2020, dalla società PFQY S.r.l. è titolare di una quota pari 9,02%. 

Chi è PFQY S.r.l.? 

Una società veicolo che, a livello di forma giuridica, veste “Made in Italy” ma in concreto risulta interamente controllata dal “Silk Road Fund Co. Ltd.”. Trattasi di un fondo sovrano cinese costituito con lo scopo di favorire gli investimenti nei Paesi aderenti alla “Belt and Road Initiative” (l’“Iniziativa delle Nuove Vie della Seta”), partecipato dalle due banche cinesi, Export-Import Bank of China e China Development Bank, nonché dal fondo sovrano China Investment Corporation. Non è la prima volta che il Silk Road Fund corteggia il “Bel Paese”; infatti, già nell’aprile 2017, comprò il 5% di Autostrade per l’Italia da Atlantia per un corrispettivo pari a 750 milioni di euro.

Ai sensi dell’art. 2359, comma 1 c.c., l’influenza dominante della controllante cinese si esternalizza mediante il riconoscimento del diritto di nomina di ben otto membri, ivi incluso uno con il ruolo di Presidente, su quindici che compongono il Consiglio di Amministrazione; la titolarità di tale diritto particolare consente alla controllante di imporre determinate scelte di indirizzo gestionale. 

Attualmente il Presidente di Pirelli è Ning Gaoning che ricopre il medesimo ruolo anche in ChemChina e, tale circostanza, è idonea ad integrare la fattispecie della cosiddetta “direzione interconnessa”, interlocking directorates, che si configura qualora la medesima persona assuma un ruolo direttivo in più società. Gli interlocking directorates possono avere una duplice funzione: (a) positiva, in quanto favoriscono la sinergia tra imprese oppure (b) negativa, in quanto alimentano le pratiche collusive, falsando la libera concorrenza. 

Lo “shopping” di Pechino non si arresta agli esempi sopracitati. La Shangai Electric Corporation ha comprato, nel 2014, il 40% di Ansaldo Energia; la People’s Bank of China, il principale istituto di credito cinese, detiene una partecipazione pari al 2% nel capitale sociale di ENI, ENEL, Tim, Mediobanca e Generali Assicurazioni. Le mire espansionistiche di Pechino sono approdate sino ai porti di Taranto, Brindisi, Gioia Tauro e Trieste, valutando dei progetti di investimento nelle piattaforme logistiche per incrementare i traffici commerciali.

La ragnatela di Pechino: elemento “disruptive” o “destructive”?

Se l’economia mondiale colpita dal coronavirus sta arrancando, la Cina rappresenta l’unico Paese al mondo che si muove in contro tendenza e alla fine di quest’anno registrerà un valore positivo del PIL con un aumento di 2 punti percentuali (un valore trascurabile se si considera che, nell’anno precedente, l’economia cinese era cresciuta a un ritmo del 6,1%). 


Quale sarà il mondo dopo Trump?

Per scoprirlo, approfondisci i temi della geopolitica e delle relazioni internazionali, con la XV Winter School di Geopolitica.info


La figura del dominus cinese, non solo a livello di compagini societarie ma, ancor più, nell’ambito delle relazioni commerciali internazionali, potrebbe essere considerata secondo una duplice prospettiva. 

Da un lato, potrebbe trattarsi di una figura “disruptive” nell’economia globale, ovverosia ponendosi come leader nei vari comparti economici e tale da favorire lo sviluppo di nuovi equilibri negli interessi commerciali dei vari Paesi; dall’altro lato, potrebbe trattarsi di una figura “destructive”, vale a dire quale minaccia per l’economia globale e tale da incrementare il fenomeno del dumping,  quale pratica commerciale sleale, determinando una sorta di “guerra fredda” combattuta mediante la “weaponization” degli accordi commerciali.