Una mappa del contrabbando di sigarette in Italia: criminalità locali e reti globali

La penisola italiana, favorita dalla posizione geografica nel mezzo del Mediterraneo e dalle organizzazioni criminali radicate sul territorio, è eccezionalmente flessibile e preparata alla gestione dei traffici illeciti, in grado di cambiare a grandi velocità le modalità, i mezzi e gli stessi prodotti coinvolti nel contrabbando di tabacco a seconda delle situazioni. Secondo quanto riportato dal KPMG nel suo Project Sun 2017, l’Italia ha nel campo del contrabbando uno spirito di adattamento non riscontrabile in altri paesi. Infatti, nonostante le fonti del tabacco illecito cambino continuamente, il consumo resta stabile intorno al 5.8% del totale delle sigarette consumate.

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Il contrabbando di tabacco ha subìto in Italia un fortissimo calo nei primi anni 2000, per poi aumentare gradualmente dal 2008 e raddoppiare tra il 2011 e il 2012. Nel 2012, infatti, con il consumo di 2.8 miliardi di sigarette, la penisola ha raggiunto il secondo posto nella scala dei consumi illeciti europei, posizionandosi tra la Polonia (4.5 miliardi) e la Grecia (1.7 miliardi), con un incremento sorprendentemente veloce. Nel 2015 risultava essere al quinto posto per contrabbando e contraffazione di sigarette, dopo Francia, Polonia, Regno Unito e Germania. Anche la contraffazione ha infatti livelli molto alti in Italia, che, su scala europea, insieme a Regno Unito e Polonia, copre oltre la metà del mercato di questi prodotti.

Al momento, tuttavia, i prodotti illeciti a base di tabacco più consumati in Italia sono le illicit whites, le sigarette di marchi tassati unicamente per il consumo locale, che vengono esportate illegalmente in altri Paesi e lì vendute a prezzi estremamente bassi. I principali paesi fornitori di sigarette illecite in Italia, ma anche in altri Paesi dell’Europa occidentale, sono quelli dell’est europeo, a causa dei maggiori profitti che si possono ricavare sfruttando la differenza di prezzo dei pacchetti nei diversi Stati. I prodotti a base di tabacco, infatti, hanno in Ucraina, in Polonia, in Bielorussia e in altri Stati dell’Europa orientale prezzi eccezionalmente bassi rispetto alla media europea. La vendita delle merci illecite a un prezzo maggiorato (pur sempre inferiore a quello delle sigarette legali) in Paesi come Germania, Italia, Francia o Inghilterra garantisce dunque guadagni ingenti. La criminalità est europea, inoltre, ha iniziato a intessere rapporti di natura commerciale con le mafie nostrane subito dopo la caduta del muro di Berlino, sperimentando rotte e modalità che negli anni si sono sempre più consolidati, raggiungendo anche una sorprendente abilità nell’evitare le minacce degli organi di controllo.

Il contrabbando di tabacco, inoltre, si dimostra particolarmente conveniente perché, rispetto ad altri traffici illeciti, offre diversi vantaggi: controlli più rari, più blandi e pene meno severe. I ricavati ottenuti da un crimine minore come quello del contrabbando, tuttavia, si traducono spesso in finanziamenti riutilizzabili in altri traffici molto più gravi, come la tratta di esseri umani, di armi o di stupefacenti, oltre che nelle vere e proprie attività terroristiche.

I marchi più noti inseriti nel circuito illegale italiano sono Marlboro, Pall Mall e Winston. L’alto tasso di contrabbando di marchi famosi a Napoli, registrato nel Report 2017 di Intellegit, ne fa probabilmente la città da cui queste sigarette provengono e da cui si diffondono fino alle estremità della penisola. Anche le illicit whites Regina, American legend e Em@il sono altamente presenti nel territorio napoletano, ma sono diffuse anche a Bari, Palermo e Milano. È plausibile che Napoli abbia un ruolo centrale anche nell’importazione e nel trasporto delle illicit whites. È stato infatti stimato che nella sola Campania, sottoposta al diretto controllo della camorra, sia concentrato il 33% del contrabbando italiano.

Fonte: Intellegit, 2017

I gruppi criminali italiani coinvolti nel traffico di tabacco sono perlopiù affiliati alle associazioni mafiose della sacra corona unita pugliese e della camorra napoletana, ma anche della ‘ndrangheta calabrese o della mafia siciliana. Inoltre, la malavita nostrana ha costanti contatti con gruppi criminali d’oltremare, sia dei Paesi dell’area balcanica, sia del Regno Unito.

Il contrabbando ha infatti assunto una connotazione propriamente imprenditoriale a livello transnazionale che permette di controllare e seguire ogni fase del processo grazie al coinvolgimento di gruppi criminali di diverse nazionalità. In particolare, la camorra mantiene contatti costanti con la criminalità cinese, che si occupa anche di contraffazione, e con quella rumena. Molti dei prodotti illeciti fabbricati in Cina, dopo essere partiti dai porti di Shenzhen, Huangpu o Xiamen, passano per Dubai e sbarcano generalmente nel porto calabrese di Gioia Tauro. Anche la criminalità albanese coinvolta nel contrabbando di tabacco, secondo i dati forniti dalla Direzione Nazionale Antimafia nel 2015, è ancora in crescita in Italia, procedendo di pari passo con l’incremento demografico e la capillare distribuzione sul territorio. Sono coinvolti nel traffico di t.l.e. anche gruppi criminali di nazionalità bulgara e georgiana, attivi soprattutto nelle aree più ricche dell’Italia centro-settentrionale, a Roma e a Milano in particolare, e a Bari e dintorni.

L’evoluzione in nuove e intricate reti delle organizzazioni criminali, una volta fermamente legate al controllo del territorio e dalla struttura gerarchica, rende il crimine più pervasivo, oltre che decisamente più funzionale e adatto ai traffici illeciti con paesi anche geograficamente lontani. Il recente e progressivo perfezionamento delle mafie verso questa nuova imprenditorialità ha reso possibile un ampliamento del mercato, arrivando a cancellare quei confini tra gruppi criminali che normalmente pensiamo quasi come fisicamente esistenti. Le organizzazioni mafiose, infatti, nonostante siano rimaste, almeno parzialmente, legate al controllo territoriale, non ne fanno più un tratto distintivo assoluto e immutabile: nel nome di un interesse economico, i vari gruppi riescono a collaborare instaurando relazioni di tipo economico, condizionandosi a vicenda e modificando un intero sistema a livello internazionale.

I gruppi criminali, non più così nettamente distinti come nella prima metà del secolo scorso, stanno adottando un approccio globalizzato, accorciando le distanze e moltiplicando i profitti. Non sono più solo le mafie locali a trarre vantaggi dal commercio illecito di sigarette nel territorio italiano, ma anche tutte quelle organizzazioni criminali, anche di stampo terroristico, coinvolte nelle varie fasi del trasporto o della vendita dei prodotti.