0,00€

Nessun prodotto nel carrello.

0,00€

Nessun prodotto nel carrello.

TematicheRussia e Spazio Post-sovieticoUna flotta di droni. La "guerra di guerriglia" nel...

Una flotta di droni. La “guerra di guerriglia” nel Mar Nero

-

James Heappey, sottosegretario britannico per le Forze Armate e veterano delle guerre in Iraq ed Afghanistan, ha definito “sconfitta funzionale” quella inflitta dall’Ucraina alla Russia nel Mar Nero. 

Rispetto alla lentezza con la quale le AFU stanno portando avanti la loro controffensiva terrestre lungo la Linea Surovikin, il fronte navale è stato decisamente più dinamico nel corso degli ultimi giorni ed ha messo in evidenza la strategia vincente adottata da Kyiv per annullare il vantaggio che la Flotta russa del Mar Nero possedeva grazie alla propria superiorità numerica.

Con l’inizio del blocco navale, o del tentativo di attuarlo, russo nel Mar Nero, annunciato il 17 luglio dopo l’uscita “de facto” di Mosca dalla Black Sea Grain Initiative, gli ucraini hanno avuto la necessità di garantire la sicurezza unilaterale della rotta del grano. Per fare questo e tutelare i traffici commerciali diretti sia verso i Dardanelli, sia verso il Danubio, si è dovuto pensare a come impedire al nemico di proiettare il suo potenziale navale da Sebastopoli al litorale occidentale ucraino. 

Come ha spiegato Giovanni Chiacchio su Geopolitica.info, le AFU hanno seguito una strategia A2/AD in mare. Tale strategia si compone di due elementi: il primo A2 (anti access), indica la messa in essere di azioni volte ad impedire l’ingresso del proprio avversario nel dominio considerato, riferendosi quindi all’ostacolare il movimento verso di esso. Il secondo AD (area denial) si riferisce invece alla capacità di ostacolare i movimenti del nemico all’interno del dominio considerato. 

Se le azioni di tipo A2 sono riscontrabili nell’ambito degli scontri avvenuti nelle acque di controllo del “corridoio navale umanitario”, che hanno portato all’affondamento di naviglio leggero russo (principalmente KS-701), incaricato di pattugliare l’area e di attuare, in caso di individuazione di mercantili neutrali, il “diritto di visita”; quelle di tipo AD sono riferibili ai bombardamenti ucraini, condotti con missili e sciami di droni, su Sebastopoli, che della Marina russa è la principale base nel Mar Nero. Colpendo il “cervello” della flotta nemica, nonché la sua principale infrastruttura logistica, gli ucraini hanno tentato, con relativo successo, di ostacolare i piani di guerra degli ammiragli di Mosca.

Grazie all’utilizzo di droni, aerei e navali (USV), e missili, l’Ucraina è riuscita a controbilanciare le capacità convenzionali nei cieli ed in mare della Russia. Nei domini marittimo ed aereo si concentrano le principali innovazioni tattiche della “guerra dei droni”, che, al contrario, stenta ad imporsi sul fronte terrestre, dove gli UAV continuano ad avere una importante funzione di supporto – sia per quanto concerne l’esplorazione, sia nelle fasi cinetiche di attacco e difesa – ma non a definire tempi e modi delle operazioni come, al contrario, avviene negli altri due scenari. 

Questo è dovuto, come già detto, dalla necessità ucraina di controbilanciare, conducendo azioni di guerra convenzionale “innovativa”, le maggiori capacità di proiezione delle forze nemiche. I droni marini sono, inoltre, uno dei casi emblematici – spuntati “come funghi” nel corso della guerra russo-ucraina – di strumenti nati per uso civile e riconvertiti come armi. Generalmente nella storia dell’umanità è sempre avvenuto il contrario. Gli USV, nati per scopi quali il monitoraggio ambientale e la protezione dell’ecosistema marino, sono diventati armi che, prodotte a costo relativamente basso ed in grandi quantità, possono causare danni rilevanti al nemico, obbligandolo anche a cambiare la propria postura.

Nonostante abbiano difetti sostanziali, come sensori di bordo con un campo visivo ristretto (che rende complicato tracciare i bersagli in movimento senza dati accurati sulla posizione o individuare navi mimetizzate) e la necessità di comunicazioni costanti, che rendono obbligatoria la presenza di una buona connessione, i droni navali sono utilizzati, come quelli aerei, a “sciame”, e sono una delle componenti fondamentali di quella “mosquito fleet”, nuova concezione di unità tattica sviluppata dalla Marina ucraina per combattere, come un novello Davide, il Golia russo ancorato a Sebastopoli.

Articoli Correlati

Le scelte strategiche dell’Occidente delle democrazie tra minacce ideologiche e militari

Nel terzo anno di guerra all'Ucraina, Putin è sempre più determinato nella sua svolta autoritaria e bellicista, come dimostrano...

Polonia: la sfida degli agricoltori al “nuovo corso” 

Le proteste degli agricoltori europei hanno toccato la Polonia, Paese che ha già avuto nel suo recente passato scontri...

La morte di Navalny, così se ne va il grande oppositore di Putin

Venerdì 16 febbraio, Alexey Navalny, storico oppositore del regime di Vladimir Putin, è deceduto in circostanze poco chiare nella...

Asset russi in Occidente: ostacoli e implicazioni di una confisca

Uno degli effetti più significativi della globalizzazione è stato quello di accentuare come non mai l’interdipendenza economica tra gli...