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La NATO verso il 2030. Una conferenza alla Camera per discutere del futuro dell’Alleanza Atlantica

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Lunedì 8 aprile ha avuto luogo presso il complesso di Palazzo Valdina della Camera dei Deputati un incontro promosso dall’On. Giangiacomo Calovini sull’Alleanza Atlantica a 75 anni dalla sua fondazione.

Dopo l’indirizzo di apertura dell’On. Calovini, che ha portato anche i saluti istituzionali del Rappresentante Permanente dell’Italia al Consiglio Atlantico della NATO, Ambasciatore Marco Peronaci, l’On. Edmondo Cirielli, Viceministro per gli Affari Esteri, ha avviato i lavori sottolineando il ruolo della NATO nel garantire la coesione transatlantica anche in momenti di crisi esterna e di divergenza interna. L’Alleanza si è dimostrata, ha continuato il Viceministro, solida proprio per la sua capacità di trasformarsi ed evolvere nei suoi primi 75 anni di vita. L’incontro si è poi sviluppato attraverso gli interventi dell’On. Lorenzo Cesa, Presidente della Delegazione Italiana all’Assemblea parlamentare della NATO, il Prof. Gabriele Natalizia, Direttore del Centro Studi e docente presso Sapienza Università di Roma, e la Dott.ssa Karolina Muti, ricercatrice presso l’Istituto Affari Internazionali. La moderazione è stata assicurata Dott.ssa Maria Antonietta Spadorcia, giornalista di Rai2. L’incontro è stato inoltre occasione di presentazione del volume “La NATO verso il 2030: continuità e discontinuità nelle relazioni transatlantiche dopo il nuovo Concetto Strategico”, a cura di Gabriele Natalizia e Lorenzo Termine (il Mulino, 2023).

Nel corso del convegno un argomento di rilevanza è stato quello della resilienza dell’Alleanza verso l’appuntamento del 2030. Nel corso della sua relazione, l’On. Lorenzo Cesa ha evidenziato come la NATO sia stata l’unica alleanza militare a sopravvivere così a lungo e come ciò trovi giustificazione nel fatto che questa si fondi su valori comuni fondanti che coagulano Stati membri con circa 1 miliardo di cittadini.

Un’attenzione particolare è stata rivolta al tema dell’allargamento dell’Alleanza. A questo proposito infatti, come sottolineato da Natalizia, è necessario evidenziare come il processo implichi un meccanismo di adesione, non di annessione, e che il numero di Paesi interessati a far parte della NATO sia già di per sé evocativo di quelle che sono le volontà indipendenti di tali Paesi terzi, sebbene l’allargamento comporti conseguentemente anche una maggiore difficoltà nelle fare scelte concrete dato che più voci significa necessariamente anche maggior eterogeneità. Nessun’altra organizzazione di sicurezza ha un simile record di membri e di attività svolte, non la CSTO (Collective Security Treaty Organization) a guida russa sicuramente, mentre la Cina non si è fatta promotrice di simili sforzi multilaterali in materia di difesa e sicurezza.

Il tema dell’allargamento è inoltre stato ricollegato alla presunta “promessa” dell’allora Segretario di Stato James Baker al Presidente di quella che era l’Unione Sovietica, Mikhail Gorbachev.

Gli elementi di discontinuità, o quanto meno di cambiamento, della NATO sono stati il punto centrale dell’intervento della Dott.ssa Muti, la quale ha evidenziato come nel Concetto Strategico di Madrid del 2022, dopo che nel Concetto Strategico del 1990 il fulcro del discorso risultava essere la ricerca della pace e del dialogo e in quello del 1999 i conflitti etnici, è sembrato verificarsi un “ritorno alle origini” dell’Alleanza, come presentato da Muti, facilmente identificabile nella re-prioritizzazione della deterrenza e della difesa collettiva e dunque della dimensione terrestre, rispetto agli altri campi d’azione, sebbene in un contesto inedito. La NATO si è infatti “compattata” in chiave anti-russa, aumentando e velocizzando le proprie capacità di intervento anche in considerazione del fatto che il recente allargamento, che ha portato il numero degli alleati a 32, ha determinato un considerevole allungamento del territorio al confine con la Russia. A livello di innovazione giocano inoltre un ruolo chiave i settori della cybersecurity e della sicurezza spaziale, i quali rappresentano un elemento di novità rispetto al contesto della Guerra Fredda anche in relazione a un’eventuale invocazione dell’Articolo 5. Per quanto riguarda la continuità all’interno dell’Alleanza, la Dott.ssa Muti ha sottolineato come il discorso sul burden sharing sia sempre stato presente nel dialogo tra Stati Uniti e partner europei, con i primi che hanno sempre richiesto un maggior bilanciamento sotto questo profilo in relazione al contributo previsto del 2% del PIL dei Paesi membri.

A livello italiano, nel corso dell’incontro è emersa più volte la continuità nell’immutata vocazione atlantista del Paese, che è rimasta una costante nonostante i molteplici cambi di Governo. Tale adesione trova evidente applicazione nel contributo da parte italiana alle missioni della NATO, richiamati sia dal Presidente Cesa sia dalla Dott.ssa Muti, che la vedono al secondo posto tra gli alleati dopo solo gli Stati Uniti, con 5467 unità mobilitate in tali missioni. Un altro settore menzionato è stato quello spaziale in cui è chiara l’attiva partecipazione italiana. Tra i punti di criticità emersi vi sono le risorse limitate a livello nazionale nonché la minaccia della disinformazione, come anche sottolineato dal Capo di Stato Maggiore della Difesa Giuseppe Cavo Dragone in un suo recente intervento.

Livia di Carpegna Gabrielli Falconieri

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