Una concezione dinamica della cultura della sicurezza nazionale

La crisi provocata dalla diffusione del coronavirus ha reso ancor più necessaria l’attuazione di tutte quelle misure che garantiscano oltre alla sicurezza dal punto di vista sanitario, anche la difesa dell’economia e della stabilità sociale del nostro Paese. Abbiamo intervistato il senatore Adolfo Urso, Vicepresidente del Copasir, chiedendogli quali azioni verranno adottate per salvaguardare la sicurezza nazionale.

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1. Senatore Urso, nell’ambito dell’emergenza legata all’epidemia da Covid-19, il Copasir di cui lei è Vicepresidente, avvierà una serie di audizioni coi vertici di diversi istituti bancari per approfondire le dinamiche di controllo e di governance che implicano fattori di interesse nazionale. Può illustrare le motivazioni che hanno condotto a tale giro ricognitivo?

Il Copasir aveva già deliberato di avviare questa indagine conoscitiva prima che scoppiasse l’emergenza coronavirus, recependo in tal senso le indicazioni dei nostri servizi di sicurezza, da ultimo il Direttore dell’AISE, il Generale Luciano Carta, che ci ha chiesto di operare in maniera rapida, a fronte di rischi per il nostro Paese derivati da possibili tentativi di colonizzazioni predatorie, come verificatosi all’indomani della crisi finanziaria del 2008. La nostra indagine quindi, rappresenta la seconda fase di un percorso, iniziato con il Presidente Guerini e concluso con un’importante deliberazione riguardante la tecnologia 5G, che oggi prosegue con il Presidente Volpi rivolgendo l’attenzione al sistema bancario ed assicurativo. Certamente questa crisi sanitaria ha aggravato la situazione, rendendo più vulnerabile l’Italia, anche in seguito al crollo delle azioni  di alcune nostre importanti aziende. Pertanto oltre agli istituiti di credito incontreremo anche Banca d’Italia, Borsa Italiana, l’IVASS. Il paragone che descrive in maniera più realistica l’importanza dei nostri sistemi bancario e assicurativo è quello con i polmoni, dato che garantendo i loro flussi finanziari ad imprese e famiglie permettono al Sistema Italia di evitare crolli e di sopravvivere. In questo senso vanno assolutamente tutelati.

2. Nella relazione annuale 2019 i nostri servizi di intelligence hanno evidenziato nella tutela del nostro sistema finanziario in quanto infrastruttura cruciale per la sicurezza economica nazionale, uno degli aspetti prioritari della loro attività ed in particolare rispetto ad eventuali manovre che potrebbero sfruttare alcune vulnerabilità quali i crediti deteriorati (Non Performing Loans – NPL). La crisi provocata dalla pandemia globale potrebbe favorire attacchi di questo genere?

La pandemia potrebbe aggravare un problema esistente data la valanga di crediti deteriorati accumulatisi dal 2008. I nostri istituti di credito allora furono costretti a vendere a prezzi eccessivamente bassi tali crediti, soprattutto a società anglosassoni. Oggi che l’emergenza sta impattando in maniera significativa sul nostro sistema, si potrebbe ripetere tale scenario, con alcuni operatori stranieri pronti ad approfittarne per acquisti a prezzi irrisori. Per tali ragioni sono ancor più convinto della necessità di approvare il DDL di cui sono primo firmatario e che prevede una serie di disposizioni volte ad agevolare le prospettive di recupero dei crediti in sofferenza e a favorire e accelerare il ritorno in bonis dei debitori ceduti, attraverso l’estinzione del proprio debito ad un prezzo calmierato che in questo modo comporterebbe la cancellazione della loro situazione dalla Centrale dei rischi. Ciò consentirà appunto di liberare dalla schiavitù del debito oltre un milione di soggetti con evidenti conseguenze positive sul tessuto sociale e produttivo del Paese, su famiglie e imprese, chiudendo una triste pagina della crisi finanziaria e bancaria che ha colpito spesso proprio i più deboli. 

3. Commentando positivamente l’estensione del Golden power anche al settore bancario ed assicurativo, lei ha aggiunto che sarà altrettanto necessario evitare che il risparmio italiano serva a finanziare imprese straniere dirette concorrenti del nostro sistema produttivo. Può esplicitare le sue preoccupazioni?

E’ stata recepita una mia proposta di estensione del Golden power anche ai soggetti intra Unione Europea che possano minacciare i settori strategici come banche e assicurazioni. Così facendo sarà possibile rispondere ad eventuali tentativi di scalate ostili in Borsa, cui non è escluso che possano partecipare anche altri soggetti europei. Questo provvedimento vuole rappresentare lo scudo necessario ad evitare ulteriori azioni predatorie, ad esempio impedire che Borsa italiana finisca in mani ostili e che il risparmio italiano non sia utilizzato per finanziare le aziende straniere in diretta concorrenza con quelle italiane nel mercato globale. 

4. Nel Disegno di legge, di cui è primo firmatario, riguardante il rafforzamento della tutela degli interessi strategici economici nazionali, fa riferimento alla creazione di una forte struttura d’intelligence economica che rafforzi il lodevole lavoro già svolto dalle nostre Agenzie e dal Dipartimento delle informazioni per la sicurezza. Quali compiti dovrebbero svolgere tale struttura?

È opportuno anche in Italia, al pari di paesi come Francia ed Inghilterra, promuovere una cultura della difesa dell’interesse nazionale e perciò investire nella formazione di alto livello, coinvolgendo istituzioni universitarie e scuole di specializzazione che in collaborazione con le imprese, preparino una classe dirigente capace d’interpretare l’interesse nazionale alla luce delle sfide della globalizzazione. Una struttura che sia in grado di raccogliere ed elaborare tutte quelle informazioni che possono essere rilevanti per la nostra economia, agevolando scelte operative ponderate nell’interesse del nostro Paese. Un approccio di questo genere appare indispensabile in un’epoca come questa contrassegnata dalla guerra economica. Ricordo che in Francia esiste uno speciale dipartimento ed una scuola per la guerra economica che denota una postura molto offensiva in questa materia.

5. Senatore Urso, lei ha affermato che quando un paese è debole qualcuno ne approfitta, riferendosi al caso della Grecia che quando era in ginocchio è stata costretta a vendere i suoi porti. Ora l’Italia, in questa fase di emergenza sanitaria, rischia di subire lo stesso pericoloso «shopping»?

Sono convinto che la nostra struttura economica-produttiva, più diversificata in confronto alla situazione della Grecia che poteva contare solamente sui porti e sul turismogarantisca maggiore stabilità.