Un sistema fiscale per le sfide del XXI secolo

Il XXI secolo ha visto il sorpasso definitivo delle imprese digitali, non solo in termini di market value, a discapito delle grandi holding produttrici di beni e servizi. Colossi come Apple, Microsoft, Amazon e Facebook nel 2018 hanno finanziariamente superato multinazionali del calibro di Exxon, General Electric, Walmart, sorpasso che si è materializzato in meno di 10 anni. Non è solo il semplice e naturale sviluppo della digitalizzazione, tanto è vero che imprese del settore bancario si stanno a loro volta evolvendo e adattando al nuovo digital market diventando appunto più digitali possibile. Ma il rovescio della medaglia è che per ogni metro di mercato acquisito dalla tecnologia, in termini di produzione di valore, il doppio ne perdono le varie amministrazioni fiscali in termini di gettito.

Un sistema fiscale per le sfide del XXI secolo - GEOPOLITICA.info

Lo Stato dovrebbe garantire, in virtù del principio della progressività, un gettito fiscale quanto più equo possibile. Tuttavia, sono innumerevoli i casi come Google, Facebook ed altri colossi digitali che, pur operando ed aventi milioni di utenti in paesi come Italia e Francia, fatturano maggiormente dove gli utenti sono numericamente meno come in Irlanda. Il trasferimento dei propri redditi verso altri Stati nelle operazioni di transfer pricing lascia poco spazio all’immaginazione. Il principio cardine della tassazione alla fonte si riferisce ai redditi in quanto geograficamente originati, pur essendo ancora un principio importante in una comunità internazionale composta da Stato sovrani, non è più all’altezza dei mutamenti del nostro secolo. Questo principio sta creando tensioni e continue dispute non solo interpretative tra gli Stati, come anche nella stessa Unione europea. Fino al paradosso che l’UE, tramite la Commissione europea (DG COMP) si è scagliata contro i suoi stessi Stati membri, Irlanda prima nel caso Google e Olanda poi nel caso FIAT, per violazione delle norme sulla concorrenza nell’utilizzo di alcune politiche fiscali.

Spesso è la geopolitica a modificare le politiche fiscali degli Stati. Esemplare è il caso Brexit, con i suoi riflessi sulle nuove politiche fiscali in particolare dell’Olanda e della stessa UK. Ma il flusso di influenze non è più unidirezionale, basti pensare che il fenomeno BEPS (Domestic tax base erosion and profit shifting) ovvero l’erosione della base imponibile nazionale e lo spostamento dei profitti che ha molto impattato la geopolitica economica, così da influenzare fortemente le relazioni tra Stati. Non di rado gli Stati corrono al riparo impastando politiche fiscali favorevoli per essere appetibili e competitivi per i giganti del web e start-up. Come la geopolitica influenza le politiche sistemi fiscali degli Stati-nazione, è altrettanto percepibile come i sistemi fiscali stessi (obbligati al cambiamento sotto la pressione della digitalizzazione) influenzano la geopolitica.

Le entrate fiscali tributarie rappresentano buona parte degli introiti della maggior parte degli Stati, ed è ovvio quindi la stretta correlazione tra fisco e le proprie scelte economico-industriali. Le ricadute sullo status politico interno ed internazionale, indirettamente dovute per scelte fiscali, stanno imperversando ovunque. La Francia, senza nemmeno un testo ufficiale relativo alle riforme fiscali progettate da Macron, vede la propria capitale messa a ferro e a fuoco dai manifestanti. Il problema centrale ruota attorno la spesa pubblica del settore previdenziale che, in vista della crescente aspettativa di vita e contestuale abbassamento delle nascite, non sembra essere più sostenibile nel tempo. Un tecnico potrebbe eccepire come la questione sia più tecnica che politica, data la robotizzazione dei processi ed esclusioni di alcuni lavoratori dalla linea di produzione nelle fabbriche; che implicitamente produce minori entrate previdenziali. La connessione ed i riflessi geopolitici sono immediati se consideriamo gli apprezzamenti del Movimento 5 stelle ai gilet jaune che hanno creato non poco imbarazzo alla Presidenza della Repubblica italiana, fino ad essere una delle cause del rientro in patria dell’ambasciatore francese a Roma Christian Masset. Anche il Sud America, dal Cile al Venezuela, è da diversi mesi una polveriera a cielo aperto. Le politiche fiscali, non sempre vera causa delle proteste, hanno quanto meno rappresentato la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Ed anche in questi Stati le relazioni sullo scenario internazionale sono mutate. Basti guardare tutte le migrazioni che interessano diversi Stati e le nuove relazioni con gli USA, soprattutto con il Presidente Trump.

Anche per questi motivi, nel mese di novembre, l’OECD ha aperto una consultazione pubblica, dopo i lavori della task force sulla Digital Economy, per raccogliere proposte al fine di applicare un giusto strumento di trattamento fiscale alle imprese digitali che non hanno più bisogno della sede fisica in un certo Stato per operare, solo per citare una delle problematiche più evidenti. Si cerca di evitare appunto che ogni Stato agisca unilateralmente, con effetti negativi sull’economia globale e relazioni internazionali già così fragili. Dunque, è evidente come solo in pochi aspetti della realtà, e la digitalizzazione non è tra questi, il legislatore riesca a stare al passo dell’innovazione. In questo caso però il bottino è molto ambito ed il rischio molto alto. Da una parte un trattamento fiscale privilegiato, verso alcune tipologia di imprese, attrae si capitali ma anche il malcontento e ripercussioni sulle relazioni internazionali. D’altra parte, delle regole fiscali troppo stringenti non saranno applicabili o, se applicate, rischierebbero di allontanare ancora di più gli investitori. Parte della comunità internazionale sta provando a risolvere queste problematiche, intaccando quanto meno possibile la competitività di un sistema fiscale, rispetto ad un altro. Solo la cooperazione e l’armonia di sistema, tra soggetti privati ed istituzionali, sembra poter portare ad una concreta soluzione nel breve termine.

Il rischio che si cerca di evitare è che alcune multinazionali diventando sempre più grandi, fino ad avere per esempio più liquidità di uno Stato come nel caso Apple, possano con le loro politiche aziendali influenzare le politiche fiscali degli Stati. Di riflesso quindi influenzare anche le posizioni degli Stati nello scacchiere mondiale.

 

Di questi temi si parlerà in occasione della XIV Winter School in Geopolitica e Relazioni Internazionali (7 marzo – 30 maggio 2020). Cos’è la Winter School? La WS è il programma di formazione di Geopolitica.info pensato per fornire nuove competenze e capacità di analisi a studenti e professionisti sui principali temi della politica internazionale. Scopri di più!