Un nuovo scenario per #USA2020 dopo la morte della giudice Ginsburg

Il 18 settembre 2020 la giudice della Corte Suprema Ruth Bader Ginsburg è venuta a mancare all’età di 87 anni a causa di un cancro che combatteva da tempo. La morte sembrava essere imminente, infatti il Presidente Trump, appena appresa la notizia aveva già una lista di alcuni candidati pronti ad essere nominati, appartenenti al Partito Repubblicano. Questo evento apre un nuovo scenario, un nuovo motivo di dibattito tra le due fazioni politiche. Da una parte Trump, ma soprattutto il leader della maggioranza al Senato Mitchell McConnell, spingono per la nomina di un nuovo giudice prima delle elezioni così da assicurarsi un nuovo membro della Corte Suprema vicino ai conservatori, dall’altra Joe Biden con il resto dei democratici obiettano, ricordando che lo stesso McConnell si oppose nel 2016 alla nomina di un nuovo membro della Corte da parte di Barack Obama, allora Presidente in carica, proprio qualche mese prima delle elezioni. Un’eventuale nomina di un giudice da parte dell’attuale Amministrazione sposterebbe gli equilibri politici nella Corte Suprema, con dirette conseguenze per le prossime elezioni, ma anche per il futuro.

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Innanzitutto, è bene ricordare i principi costituzionali che regolano la nomina dei giudici della Corte Suprema. Secondo la Costituzione infatti la Corte è composta da 9 giudici ed ogni giudice è nominato direttamente dal presidente in carica con l’approvazione del Senato. Il mandato è a vita, salvo possibili casi di rinuncia volontaria da parte del giudice stesso, come ad esempio per malattia, o per accuse di tradimento o altri crimini. Il principio secondo cui i padri fondatori decisero di scegliere il mandato a vita per i giudici della Corte Suprema deriva dalla volontà di renderli completamente indipendenti dalla politica. Infatti, non avendo il mandato un vincolo temporale delineato, resta indipendente da quello di quattro anni sia del Presidente che del Congresso. Quindi, ogni nuova legislatura eredita le nomine di quelle passate. La Corte Suprema svolge un ruolo fondamentale nell’assetto giuridico, ma anche politico, del paese: è il principale organo decisionale in ambito costituzionale ed ha anche il potere di abrogare leggi federali e statali ritenute incostituzionali grazie al cosiddetto “Judicial Review”. In pratica è considerata la maggiore interprete della Costituzione. Proprio per questo motivo, un posto vacante nella Corte, offre alla maggioranza politica l’opportunità di nominare un giudice che le sia favorevole, con i conseguenti importanti vantaggi in termini di approvazione delle leggi e di controversie giuridiche sulle stesse.

La Ginsburg, nota liberal e più volte protagonista di campagne in favore dei diritti delle donne e contro la discriminazione di genere, era stata nominata dal Presidente Bill Clinton nel 1993. Adesso, con la sua scomparsa, c’è un posto vacante conteso tra le due fazioni politiche in un momento tanto delicato quanto importante per il paese. Il Presidente Donald Trump fa pressioni affinché venga nominato un nuovo giudice prima delle elezioni altrimenti una vittoria democratica precluderebbe questa opportunità. Così facendo si aggiungerebbe un nuovo membro della Corte vicino ai conservatori, ribaltando gli equilibri politici all’interno di quest’ultima e spostando quindi l’ago della bilancia in favore dei repubblicani. Inoltre, una lotta con i democratici su questo fronte permette di distogliere lo sguardo degli elettori da altre tematiche dove i repubblicani sono più fragili. A supporto del presidente Trump è sceso in campo Mitchell McConnell, senatore del Kentucky e leader della maggioranza del Senato, dichiarando che farà di tutto affinché venga nominato un nuovo giudice prima delle elezioni.

D’altro canto, i democratici e il loro candidato alla Casa Bianca Joe Biden si oppongono con vemenza appellandosi ad un precedente che nel 2016 coinvolse Barack Obama e lo stesso McConnel. Infatti, nel febbraio 2016, a pochi mesi dalle elezioni, si presentò una situazione pressoché analoga ma a parti invertite. A lasciare un posto vacante alla Corte Suprema fu Antonin Scalia, nominato decenni prima dal conservatore Ronald Reagan, mentre a chiedere la nomina di un nuovo giudice fu Barack Obama, alla scadenza del suo secondo e ultimo mandato. In quell’occasione fu precluso ai democratici di inserire tra i membri della Corte un liberalista come Merrick Garland proprio dal senatore McConnel che spinse il Senato a votare contrariamente alla nomina, motivando la decisione con la necessità di attendere l’esito delle elezioni che si sarebbero svolte nell’autunno dello stesso anno. Sembra quindi che McConnel sia disposto a contraddire la decisione presa quattro anni fa pur di aggiudicarsi un nuovo giudice. Riguardo a ciò si è espressa anche la speaker della Camera Nancy Pelosi minacciando Trump di procedere nuovamente con l’impeachment.


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Questa delicata questione apre un nuovo scenario di scontro tra le due fazioni politiche statunitensi con conseguenze dirette sull’equilibrio della Corte Suprema e non solo. Infatti, al momento ci sono otto giudici, tre considerati progressisti e tre conservatori; se Trump riuscisse a nominare un giudice conservatore il disequilibrio all’interno della Corte sarebbe ancora più accentuato mettendo in seria difficoltà le eventuali future Amministrazioni democratiche. Quello che ci si deve aspettare è una campagna elettorale senza esclusione di colpi su questa questione, dal momento che la posta in palio è molto alta. In ogni caso il risultato di questa lotta, alla luce degli eventi di questa estate, rende gli Stati Uniti e gli Americani ancora più spaccati alla vigilia dell’evento politico più atteso. La lotta per la Casa Bianca ora si infiamma ancora di più rendendo le sorti elettorali ancora più incerte e lasciando sempre più dubbi per il futuro dell’America.