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NotizieUn bilancio sul Nord Stream 2

Un bilancio sul Nord Stream 2

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Nonostante un blocco di circa un anno alla costruzione del Nord Stream 2 a causa delle sanzioni americane, con la ripresa dei lavori a dicembre 2020, il gasdotto è quasi ultimato. A pochissimi chilometri dalla sua conclusione, il dibattito su questo progetto tra Unione europea e Russia sembra ormai indicare con una certa sicurezza la volontà di volerlo portare a termine. La domanda da porsi sembra quindi riguardare non tanto se il gasdotto verrà effettivamente ultimato, quanto a quando è possibile prevederne la messa in funzione.

Questo ambizioso progetto per il raddoppio del volume del gas esportato dal già esistente Nord Stream, con l’obiettivo di collegare direttamente la Federazione russa alla Germania attraverso il Mar Baltico, continua ad essere fonte di forte dibattito tra le parti coinvolte. La sua effettiva ultimazione resta un potente strumento, non solo per la strategia economico-energetica, ma anche, e soprattutto, per quella politica.

Nonostante l’apertura del gasdotto non possa in alcun modo rappresentare un inevitabile strada senza uscita verso una completa dipendenza energetica europea rispetto alla Russia, il continuo dibattito da esso provocato è indicativo della complessità dei diversi interessi in gioco. Si rende perciò necessario dar conto delle diverse variabili che influiscono sui rapporti tra Russia, UE e USA, che vanno dall’esigenza di favorire la diversificazione energetica per l’Europa, al contenimento strategico della Russia per gli Stati Uniti, alla necessità di accrescere la propria influenza nel mondo per Mosca.

Le contraddizioni europee

Per l’Unione europea il dossier energetico resta uno dei più dibattuti, rilevando l’esigenza di un aumento della diversificazione degli approvvigionamenti e la sussistenza di forti divergenze in merito ai rapporti in tal senso con Mosca. Il collegamento diretto con la Germania, previsto dal Nord Stream 2, ha da sempre trovato forte opposizione da parte dei paesi dell’Europa dell’est, tra cui la Polonia, i quali vedrebbero una riduzione della capacità di poter influire a livello europeo, nonché la riduzione del profitto derivante dal transito nei rispettivi territori. I timori di questi paesi sono ulteriormente amplificati dall’idea che l’aumento del gas con destinazione diretta verso la Germania, favorisca un ulteriore avanzamento della posizione egemone tedesca in Europa. Il rapporto sempre più stretto che caratterizza le relazioni economiche tra Mosca e Berlino viene percepito come una minaccia da tutti quei paesi che ne separano territorialmente i rispettivi confini. Ciò spiega, ad esempio, l’affermarsi di una sempre più stretta partnership tra la Polonia e gli Stati Uniti, considerando Washington un alleato stabile per il mantenimento della propria sicurezza.

A rendere più complesso il quadro, vi è l’esistenza di un terzo polo in Europa, non meno rilevante, costituito dai paesi meridionali con l’Italia in prima fila. Nonostante le riserve sul Nord Stream 2, legate alla sospensione del progetto gemello, il South Stream, la recente apertura del Trans Adriatic Pipeline, che permette la ricezione di gas dall’Azerbaijan, ha favorito una distensione della posizione italiana. Tuttavia, l’opposizione al consolidamento tedesco nel settore energetico europeo permane. La consistente strategia per una diversificazione degli approvvigionamenti dell’Italia, non indica solamente la volontà di staccarsi dall’eccessiva dipendenza dalla Russia, ma anche l’intenzione di favorire un bilanciamento degli hub che garantiscono la sicurezza energetica in Europa.

I rapporti energetici di questo ultimo anno tra Unione europea e Federazione Russia sono stati caratterizzati da una posizione oscillante da parte europea, contrapposta alla ferma posizione di Mosca che vede nella messa in funzione del gasdotto un punto fermo della sua politica energetica. Il tema è divenuto sempre più complesso ponendo i paesi europei e in particolare la Germania in una difficile posizione di ambivalenza. Negli ultimi mesi, Berlino, che si è generalmente sempre opposta alle sanzioni di Washington dirette al gasdotto, considerandole un’interferenza negli affari interni europei, nonché nazionali, si è ritrovata più volte in contrasto con la sua tradizionale posizione. Con lo scoppio del caso Navalny, lo scorso settembre, e la ripresa delle tensioni in Ucraina, Berlino si è trovata costretta a ricorrere alla minaccia del blocco del gasdotto come leva politica nei confronti di Mosca, condizionando a ciò il rispetto dei diritti umani, nonché del rispetto dell’integrità dello stato ucraino. Con particolare riferimento all’arresto di Navalny, le istituzioni europee hanno fortemente condannato Mosca arrivando, il 22 gennaio scorso, all’approvazione di una risoluzione del Parlamento europeo, la quale incoraggia il potenziamento delle misure restrittive contro la Russia includendo la richiesta di blocco alla costruzione del gasdotto. 

Nonostante le forti critiche, però, è stata sottolineata a più battute la necessità per l’Europa di dover tenere in considerazione i propri interessi energetici. In tal senso, è stata di forte impatto la dichiarazione di Josep Borrell, Alto rappresentante dell’Unione europea per gli affari esteri e la politica di sicurezza, nell’affermare che le relazioni fra Unione europea e Russia non possano essere ridotte al solo caso Navalny. Ciò evidenzia la criticità della posizione europea, la quale, se da una parte non è disposta a rinunciare all’affermazione dei propri valori, dall’altra, ha una forte esigenza di garantire la propria sicurezza energetica.

Il rapporto trilaterale tra USA, UE e Russia

Con riguardo alla posizione statunitense, non molto sembra essere cambiato, almeno per il momento, con il passaggio di testimone alla Casa Bianca tra il Presidente Trump e il neoeletto Biden. Non appena insediatosi, il Segretario di Stato americano, Tony Blinken, ha da subito dichiarato l’intenzione di mantenere le sanzioni, sostenendo che il Nord Stream 2 costituisca un cattivo accordo per i propri partner dell’Europa centro-orientale, sottolineando che ciò rientrerebbe nel più ampio progetto strategico della Russia volto a favorire la divisione dell’Europa e l’indebolimento della sua sicurezza energetica. Nonostante la presidenza Biden abbia da subito cercato una ripresa positiva del dialogo con Berlino, favorendo un ritorno all’equidistanza politica volta al compromesso da parte della Merkel, non sembra tuttavia che l’asse russo-tedesco sia disposto a rinunciare al progetto. 

Il Nord Stream 2 può essere considerato come la punta di un iceberg sotto la quale si cela uno scenario sempre più complesso delle relazioni tra USA-UE-Russia. Per l’Unione europea la conciliazione degli interessi politici con quelli economico-energetici risulta di sempre più arduo perseguimento. L’esigenza di dar conto a molteplici variabili, che vanno dall’obiettivo europeo verso una completa transizione energetica, alla diversificazione degli approvvigionamenti, pone Mosca nella posizione di doversi assicurare il mantenimento e l’ampliamento dei rapporti energetici con uno dei suoi principali partner commerciali. In tal senso, l’avanzamento di nuovi competitor globali sul mercato energetico, in particolare i paesi del Caucaso e del Caspio, nonché lo sviluppo globale del sistema di produzione di gas naturale liquefatto (LNG), sottolineano la necessità di garantire mercati alternativi per il principale settore economico della Russia. È proprio per questo motivo che Mosca ha avviato, ormai da almeno un decennio, una strategia volta alla diversificazione dei destinatari delle proprie esportazioni e allo sviluppo di sistemi alternativi di produzione energetica, come, per l’appunto, la produzione di LNG nell’Artico. Perciò, da un punto di vista energetico la messa in funzione del gasdotto non costituisce l’unica via percorribile per Mosca, bensì rappresenta un importante elemento per il rafforzamento del suo legame con l’Europa che rientra nella più ampia strategia di riaffermazione sullo scenario internazionale.

Conclusioni

In una fase di transizione verso nuovi equilibri internazionali, il dibattito sul Nord Stream 2 contribuisce alla messa in discussione degli stessi rapporti transatlantici, inserendosi all’interno di un più generale riposizionamento dei maggiori attori globali. La ricerca del compromesso su di esso, costituisce, quindi, un punto di partenza per il dialogo sulle questioni di più ampio respiro, nonché la base per una ridefinizione della cooperazione futura volta al perseguimento dei rispettivi interessi. Resta da capire quando sarà possibile raggiungere effettivamente tale compromesso. 

Questo articolo è uno dei contributi del numero speciale di Matrioska – Osservatorio sulla Russia pubblicato in occasione dell’anniversario del nostro osservatorio. Scopri qui tutti i numeri di Matrioska!

Arianna Muro Pes
Geopolitica.info

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