Un anno di Zelensky: il rapporto con la Russia e Putin

Un anno fa Volodymyr Zelensky si insediava come presidente in Ucraina, succedendo a Petro Poroshenko. Molto è stato scritto sulla sua elezione e su come la popolazione ucraina si sia affidata ad una personalità distante dalla vita politica tradizionale. In occasione del primo anniversario della sua presidenza, è utile osservare quali obiettivi siano stati raggiunti dal Presidente, in particolare nelle relazioni tra Ucraina e Russia. Nella sua campagna elettorale, Zelensky promise all’Ucraina un cambio di rotta per il suo Paese, un allontanamento dalla stancante politica dettata dal nazionalismo e dal militarismo di Poroshenko. Uno degli obiettivi principali di Zelensky era quello di normalizzare i rapporti con la Russia e uscire dall’impasse diplomatico/militare nelle Repubbliche separatiste di Donetsk e Lugansk, e ottenere ciò senza compromettere i rapporti con l’Occidente e gli Stati Uniti in particolare.

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Il primo faccia a faccia tra Zelensky e Putin si tenne nel novembre 2019 in occasione del “Formato Normandia”, quando i due presidenti discussero con Macron e Merkel della situazione nell’est dell’Ucraina. Il risultato fu il raggiungimento di un accordo nel quale veniva accettato uno scambio di prigionieri e veniva preso l’impegno di attuare il cessate il fuoco nel Donbass. Un ulteriore argomento di discussione del Formato Normandia ha riguardato l’indizione di nuove elezioni locali nel Donbass. La risoluzione era già stata considerata nell’Accordo di Minsk, ma Russia e Ucraina ancora non sono d’accordo sulla sequenza delle azioni da implementare, poiché per Mosca le elezioni si dovrebbero tenere prima della conclusione del conflitto, mentre per Kiev è importante riottenere il controllo della regione prima di organizzare le elezioni.

La differente interpretazione del conflitto nel Donbass, dunque, rimane una costante delle presidenze di Poroshenko e Zelensky, il quale finora non è riuscito ad ottenere grandi concessioni dalla Russia. Il fattore personale non deve venire sovrastimato; piuttosto è necessario porre attenzione sulla difficoltà che la politica ucraina trova nel tentativo di spingere il Paese al cambiamento.

Nonostante una sostanziale immutevolezza della situazione nel Donbass, Zelensky ha cercato di rapportarsi con Putin attraverso canali diversi. Uno di questi è rappresentato dal settore energetico: a dicembre 2019, Putin e Zelensky hanno negoziato un accordo sul transito del gas in territorio ucraino. Entrambe le parti hanno approvato alcune concessioni che hanno permesso di firmare un nuovo accordo il 20 dicembre scorso. Naftogaz, la compagnia ucraina che opera nel settore del gas, ha accettato la sottoscrizione di un accordo a breve termine, ovvero un contratto per il transito del gas limitato al solo 2020, in cui Naftogaz si impegna ad acquistare 65 miliardi di metri cubi di gas a prezzi simili a quelli offerti nei mercati europei (e non più a prezzi ridotti, come accadeva in precedenza). Gazprom si è impegnata a pagare quasi $3 miliardi in seguito alla decisione del Tribunale di Stoccolma che condannava la compagnia russa a risarcire Naftogaz per mancata fornitura di gas secondo i contratti stipulati.

Queste concessioni hanno stabilito un deciso passo in avanti nel recupero dei rapporti bilaterali. Non si può ancora parlare di conciliazione; tuttavia, il fatto che l’accordo sia stato firmato, oltre che dai rappresentanti di Russia e Ucraina, anche da Maroš Šefčovič, Vicepresidente della Commissione Europea, e che sia stato il Formato Normandia a portare a questo risultato rimette in gioco la possibilità per Occidente e Russia di stabilire relazioni normalizzate nel settore energetico.

L’intenzione del Presidente ucraino di negoziare direttamente con Putin riguardo le sanzioni dell’Occidente alla Russia (dunque, riguardo l’applicazione degli Accordi di Minsk) rientra negli obiettivi iniziali del suo mandato. Il problema per Zelensky è riuscire a relazionarsi con Mosca senza infastidire e allontanare i partner occidentali, Stati Uniti in primis. L’Ucraina ha aperto un’inchiesta per tradimento contro l’ex Presidente Poroshenko per le conversazioni tenute in passato con Joe Biden. Questa mossa è una mano tesa a Trump, un modo per confermare l’intenzione di Kiev di proseguire nell’avvicinamento al sistema occidentale. Nonostante ciò, la volontà di Zelensky di negoziare e normalizzare i rapporti con la Russia rappresenta un rischio che Washington vuole evitare. Gli Stati Uniti temono che il Cremlino possa recuperare influenza sul suo vicino, riportandolo ad essere un partner in bilico tra le due parti. Il Presidente ucraino in questo modo è riuscito a riportare l’attenzione delle cancellerie occidentali sul suo Paese.

Per riassumere, il primo anno in carica di Zelensky è stato caratterizzato da alcuni elementi che possono essere così elencati: la situazione in Donbass non ha registrato sviluppi di grande importanza, se non in parte rappresentati dalle negoziazioni tenute nel Formato Normandia di novembre scorso; il Presidente è riuscito ad ottenere la firma di un accordo per il transito di gas russo diretto in Europa occidentale che garantirà a Kiev introiti consistenti, ma limitati (per ora) al solo 2020; infine, il ruolo dell’Ucraina come oggetto di contesa si è rafforzato nell’ultimo anno, seppur in misura ridotta. In sostanza, Zelensky ha mantenuto alcune delle promesse fatte in campagna elettorale, ma le difficoltà che il Paese aveva un anno fa non sono scomparse durante il primo anno di mandato.

Gianmarco Donolato,
Geopolitica.info