Un adattamento continuo: la NATO tra passato e futuro

Una delle caratteristiche fondamentali che ha contraddistinto e che tuttora contraddistingue la NATO è la capacità di sapersi adattare al contesto che la circonda: una caratteristica che ha permesso all’Alleanza di superare il collasso dell’Unione Sovietica, gli attacchi terroristici dell’11 settembre, di far fronte alla rinnovata ostilità russa a seguito dei fatti di Crimea e che continuerà ad essere fondamentale per rispondere alle numerose sfide del domani.

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L’inizio del nuovo adattamento: il Concetto Strategico del 2010

Durante il vertice di Strasburgo-Kehl del 2009 si decise di creare un gruppo di esperti che avrebbe dovuto preparare il terreno per lo sviluppo di un nuovo Concetto Strategico. Il gruppo di esperti, presieduto da Madeleine Albright, Segretario di Stato durante l’amministrazione Clinton, presentò dunque il suo rapporto finale, intitolato NATO 2020: Assured Security; Dynamic Engagement. In seguito, tale documento divenne il fondamento del settimo Concetto Strategico, formalizzato al Summit di Lisbona del 19 novembre 2010. 

Il nuovo Concetto Strategico riaffermò lo scopo essenziale della NATO, ossia quello di “salvaguardare la libertà e la sicurezza di tutti i suoi membri con mezzi politici e militari”, delineando i tre ruoli fondamentali (le 3 C): collective defencecrisis management e cooperative security. Rispetto al documento del 1999, si diede maggiore enfasi alle operazioni di crisis management. Si affermò, infatti, che varie crisi e conflitti al di fuori dell’Alleanza avrebbero potuto rappresentare una minaccia diretta al territorio euro-atlantico: la NATO si impegnava a prevenire e gestire le crisi e condurre la stabilizzazione post-bellica. In altre parole, le attività out of area prima limitate alla regione euro-atlantica venivano ampliate a livello globale, evidenziando l’influenza delle lezioni apprese durante l’operazione in Afghanistan. In materia di controllo degli armamenti e di non-proliferazione si riaffermarono le disposizioni del precedente documento strategico. Inoltre, si ribadì il principio per cui finché le armi nucleari esisteranno, sebbene l’utilizzo di tali armamenti possa verificarsi in circostanze “estremamente remote”, la NATO resterà un’alleanza nucleare.

La Russia, in questo contesto, venne considerata ancora come un partner strategico, utile alla creazione di uno spazio comune di pace, stabilità e sicurezza. Ciò poteva essere raggiunto mediante il rafforzamento di consultazioni politiche e cooperazione in settori di interesse comune, tra cui la difesa missilistica, l’antiterrorismo, la lotta alla pirateria e la promozione di una più ampia sicurezza nazionale. 

L’annessione della Crimea e il Summit del Galles

Il 2014 può essere considerato come un anno spartiacque per l’Alleanza. Secondo Karl-Heinz Kampf, con l’annessione della Crimea da parte di Mosca, è iniziata, di fatto, la quarta fase della storia della NATO, ovvero un ritorno al “mondo dell’articolo 5”: l’Alleanza, infatti, ha rafforzato deterrenza e postura difensiva, in maniera sempre più credibile, come mai aveva fatto dalla fine della Guerra Fredda. 

Durante il vertice gallese del 4 settembre 2014 è emersa una nuova sfida per gli Alleati: la minaccia ibrida. Elementi di guerra ibrida già si erano verificati nel 2007 nei confronti dell’Estonia e durante il conflitto tra Russia e Georgia del 2008, hanno trovato terreno fertile proprio nel 2014 nel caso ucraino. È stata approvata, inoltre, la Enhanced Cyber Defence Policy, in cui si è affermato che gli attacchi cyber contro i membri dell’Alleanza potrebbero risultare dannosi tanto quanto gli attacchi convenzionale. Pertanto, si è deciso di includere la dimensione cyber nel novero di minacce per cui, qualora ve ne fosse bisogno, si potrebbe invocare l’articolo 5 del Patto Atlantico. 

Anche a livello militare, l’atteggiamento della Russia ha comportato un ulteriore adattamento dell’Alleanza. Il primo vero risultato del Summit del Galles, infatti, è stato l’istituzione del Readiness Action Plan (RAP), potenziamento della NATO Response Force (NRF) una forza multinazionale composta da circa 40.000 uomini per rispondere alle minacce provenienti dall’Est e dal Sud creata al vertice di Praga del 2002. All’interno di questo piano è stata, poi, istituita la Very High Readiness Joint Task Force (VJTF), composta da circa 5000 uomini dispiegabili in 48 ore.

L’adattamento continua: dal Summit di Varsavia a quello di Bruxelles

I vertici di Varsavia (2016) e Bruxelles (2018) hanno costituito altri due passaggi fondamentali per comprendere ciò che è la NATO oggi. A 71 anni dalla nascita, l’Alleanza continua ad adattarsi grazie anche al suo rinnovato approccio a 360 gradi, incentrato sulla necessità di perseguire le politiche e le posture necessarie per essere in grado di rispondere efficacemente alle sfide attuali e future.

Al summit polacco si è espressamente affermato che “la NATO sarà più forte in termini di deterrenza e difesa, e farà di più nel proiettare la stabilità al di fuori dei suoi confini”. È chiaro, dunque, che l’agenda del Projecting Stability, vista essenzialmente come uno sforzo cooperativo tra l’Alleanza e i partner locali, ha iniziato ad assumere una maggiore rilevanza soprattutto nella sponda Sud, alla pari dei concetti di difesa e deterrenza. Il Segretario Generale Jens Stoltenberg, infatti, ha dichiarato che “se i nostri vicini sono più stabili, noi siamo più sicuri”. 

Durante il vertice, il cyber-spazio è stato ufficialmente riconosciuto come dominio operativo (aggiungendosi a quello di terra, aria e mare): ciò consentirà alla NATO di proteggere al meglio le proprie reti, missioni ed operazioni dando maggiore attenzione all’addestramento e alla pianificazione informatica. Inoltre, è stata potenziata la presenza militare nella zona orientale dell’Alleanza con quattro battaglioni, operativi dal giugno del 2017, in Estonia, Lettonia, Lituania e Polonia, con la cosiddetta Enhance Forward Presence (EFP). Si è arrivati anche ad un progressivo miglioramento dei rapporti con l’Unione Europea attraverso una dichiarazione congiunta in cui sono state identificate le aree chiave di cooperazione, tra cui il contrasto alle minacce ibride ed informatiche.

Al Summit del luglio 2018 tenutosi a Bruxelles sono state ribadite e rinforzate tutte quelle misure prese negli incontri precedenti, in particolare si è data maggiore enfasi al concetto di Projecting Stability, annunciando una missione di addestramento in Iraq (NMI) per fornire consulenza tecnica ai funzionari della difesa e sicurezza iracheni. Secondo molti esperti, questo nuovo sforzo può essere considerato un test per valutare in che termini la NATO sarà in grado di utilizzare gli strumenti della Defence and Related Security Capacity Building Initiative (DCB), programma di supporto e di cooperazione con i partner locali. 

In aggiunta, si è deciso di raddoppiare gli sforzi in termini di spesa per la difesa, istituire un centro per le operazioni per il dominio cyber, creare un Counter-Hybrid Support Teams e rafforzare difesa e deterrenza contro le minacce provenienti dal Sud. Viene firmata, a due anni di distanza dalla prima, una nuova dichiarazione congiunta con l’Unione Europea in termini di cooperazione, in particolare riguardante la mobilità militare, minacce ibride e contrasto al terrorismo.   

Tra passato e futuro: il settantesimo anniversario dell’Alleanza 

L’incontro dei capi di stato e di governo dell’Alleanza tenutosi a Londra, tra il 3 e 4 dicembre 2019, può essere considerato come la cerimonia conclusiva del lungo calendario di eventi che si sono svolti durante l’anno per celebrare il settantesimo anniversario della firma del Trattato dell’Atlantico del Nord. 

La dichiarazione finale dell’incontro, lungi dall’essere una mero esercizio di stile, ha proiettato l’Alleanza verso il futuro: la decisione di promuovere la creazione di un gruppo di riflessione, guidato da Stoltenberg, è solo uno degli strumenti con cui l’Alleanza cercherà di assicurare la propria rilevanza negli anni a venire.

Il gruppo di riflessione  – come sottolineato da uno dei suoi membri, Marta Dassù – avrà l’obiettivo di proporre al Segretario, entro la fine del 2020, nuove idee per rafforzare il processo politico dell’Alleanza, aiutandola così ad affrontare le sfide attuali e quelle future.

Prima di analizzare quali potrebbero essere le sfide cui l’Alleanza e la NATO dovranno far fronte nei prossimi decenni, è bene ricordare altri due importanti avvenimenti del 2019. Nel mese di maggio, i Capi di Stato Maggiore dei paesi membri hanno approvato la c.d. “New NATO Military Strategy” (NMS): l’approvazione del documento ha rappresentato un passo in avanti fondamentale per l’adattamento dello strumento militare dell’Alleanza al futuro scenario operativo. In questo contesto si è inserita la decisione, presa durante il Consiglio dei ministri degli esteri dell’Alleanza di Bruxelles di novembre, di riconoscere lo spazio come nuovo dominio operativo. 

Orizzonte 2035: Strategic Foresight Analysis e Framework for Future Alliance Operations

Farsi trovare pronti per le sfide future presuppone la capacità di comprendere in anticipo quali siano le minacce da affrontare e le opportunità da sfruttare: un lavoro complesso ma necessario per mantenere l’Alleanza e la NATO costantemente all’avanguardia. 

Questo compito viene portato avanti dal NATO Allied Command Trasformation (ACT) – il comando che dal 2002 si occupa di aggiornare le strutture, le capacità militari ed il pensiero strategico dell’Organizzazione – attraverso la stesura periodica dello Strategic Foresight Analysis (SFA) e del Framework for Future Alliance Operations (FFAO). Inseriti nel Long-Term Military Transformation Programme (LTMT), lo SFA prova ad identificare i possibili trend futuri (politici, socio-economici, tecnologici e ambientali) per comprendere quale potrebbe essere lo scenario del 2035 mentre il FFAO ha l’obiettivo di stabilire quali capacità dovranno sviluppare le forze armate NATO per operare in tale contesto. 

Lo Strategic Foresight Analysis 2017 Report delinea, in un ipotetico orizzonte 2035, un futuro caratterizzato dall’ incertezza, dal disordine e dalla complessità. Un mondo non completamente diverso da quello attuale ma che, spinto dall’innovazione tecnologica (Intelligenza Artificiale, Machine Learning, Big Data…), si presume evolverà costantemente e ad una velocità mai vista prima. 

I trend politici descrivono un sistema internazionale marcatamente multipolare – a causa della progressiva redistribuzione di potere da Ovest verso Est – contraddistinto da un elevato grado di competizione/polarizzazione, riscontrabile tanto nel confronto tra le grandi potenze quanto all’interno delle singole realtà nazionali. Si ipotizza, inoltre, una maggiore influenza degli attori non statuali nelle dinamiche politiche globali.  In uno scenario ambientale dominato dal cambiamento climatico, i trend socio-economici sottolineano un significativo aumento della popolazione mondiale, un contestuale invecchiamento di quella occidentale e un rilevante innalzamento del tasso di urbanizzazione. Considerando la tecnologia come il vero motore dell’ecosistema futuro, lo SFA ribadisce la dipendenza della società dalle risorse tecnologiche ed ipotizza una più stretta relazione tra uomo e macchina.

Lo scenario instabile e rapidamente mutevole delineato nello SFA porta con sé un’ampia serie di sfide per la NATO. Nel prossimo futuro, infatti, l’Organizzazione dovrà essere in grado di far fronte a minacce molto diverse tra loro: conflitti ad alta intensità e multi-dominio; gestione di disastri naturali e pandemie; minacce cyber e/o ibride ecc. 

Per mantenere il vantaggio militare e prevalere nelle operazioni future, le forze NATO si devono trasformare, adattare, reinventare continuamente ed essere [contemporaneamente] credibili, interconnesse, consapevoli, agili e resilienti”: questa è l’idea centrale contenuta all’interno del Framework For Future Alliance Operation 2018 Report per affrontare le sfide dei prossimi decenni. Tale obiettivo potrà essere mantenuto – secondo il documento – sia sfruttando le opportunità legate allo sviluppo tecnologico ed adottando una mentalità propensa al cambiamento sia mediante le partnership sviluppate nel corso degli anni (in primo luogo con l’Unione Europea).

Uno scenario militare così complesso si ripercuoterà necessariamente sulla dimensione politica dell’Alleanza: la progressiva introduzione dell’Intelligenza Artificiale nel mondo militare, ad esempio, avrà un impatto rilevante sul modo in cui l’Alleanza solitamente delibera e decide. A ciò bisognerebbe aggiungere – in un contesto nel quale la minaccia sembra farsi sempre più sfuggente – sia la difficoltà di stabilire con certezza l’identità dell’aggressore sia la difficoltà nel concordare unitariamente su cosa possa definirsi atto ostile.

Un nuovo concetto strategico in arrivo?

All’alba del nuovo decennio, diversi studiosi si chiedono quando l’Alleanza si doterà di un nuovo concetto strategico. Sebbene la creazione del comitato di esperti guidato dal Segretario Stoltenberg possa ricordare le vicende del 2009, è prematuro affermare che i lavori del nuovo gruppo saranno il preludio di un imminente aggiornamento della postura strategica dell’Alleanza: aggiornamento che, peraltro, potrebbe essere meno “innovativo” di quanto previsto. 

La mancanza di tale documento non ha però ostacolato – ed è importante sottolinearlo – la capacità dell’Alleanza di far fronte alle diverse sfide sorte durante il decennio, né ha impedito la sua proiezione verso il futuro: seguendo un modello che si potrebbe definire incrementale, l’Alleanza ha deciso di rispondere in modo puntuale ad ogni mutamento significativo del contesto internazionale, senza delegare ogni cambiamento ad un documento olistico la cui produzione non ha scadenze definite. Un modello, quello incrementale, che potrebbe risultare vincente per aggiornare in modo continuo i prossimi documenti strategici, soprattutto in previsione di un contesto internazionale continuamente mutevole. Che si usi o meno tale metodo, solo un adattamento che continui a rispecchiare lo spirito dei fondatori permetterà all’Alleanza di restare protagonista nel prossimo futuro. 

Alessandro Savini e Danilo Mattera,
Geopolitica.info