Le elezioni generali in Regno Unito hanno portato a un rinnovo della Camera dei Comuni tutto a favore del partito laburista guidato da Keir Starmer. Dopo mezzo mandato, il governo si trova in difficoltà, sia per il lascito da parte dei conservatori, sia a causa delle sue politiche. Tutto il consenso acquisito grazie agli scandali delle precedenti amministrazioni sta svanendo sotto le leggi laburiste, provocando un grande calo dei consensi.
Dopo tre governi a guida del partito conservatore dal 2019 (in ordine governo Johnson II, governo Truss e governo Sunak), il partito laburista nel 2024 è stato molto alto nei sondaggi, affermando questa sua popolarità alle elezioni generali, volute proprio dall’ex PM Sunak a causa del malcontento tra i ranghi del suo partito per le scelte di tipo economico.
I 412 seggi su 650 ottenuti dal partito laburista, con un’affluenza del 60.01%, hanno portato all’elezione di Keir Starmer come nuovo Primo Ministro britannico. Da tenere in conto però che il 34% dei voti ottenuti dai laburisti rappresenta la quota più bassa dei voti ottenuta da un governo a partito unico dalla Seconda guerra mondiale.
Tuttavia, il risultato ha mostrato la grande volontà del popolo inglese di una direzione di governo diversa dalle precedenti, affinché il paese si potesse risollevare dopo i due grandi eventi che hanno cambiato il volto del Regno Unito. Anzitutto la Brexit, portando il paese a recedere dall’Unione Europea il 31 gennaio 2020. In seguito, la pandemia mondiale di COVID-19, durante la quale lo scandalo Partygate ha comportato le dimissioni di Boris Johnson nel luglio 2022.
La grande sconfitta dei conservatori ha visto, oltre alla vittoria di Starmer, anche l’emergere di partiti rilevanti in alcune parti del paese, come i Liberal Democratici di Edward Davey, che hanno raggiunto il più grande risultato elettorale del partito, 72 seggi con il 12.2% dei voti. Il Partito Nazionale Scozzese di John Swinney, che detiene la carica di leader del partito e quella di Primo ministro della Scozia, con 9 seggi.
E degno di nota è anche il Reform UK, guidato da Nigel Farage, che appoggiato dagli elettori uscenti dal partito conservatore, ha guadagnato 5 seggi con il 14.3% dei voti, facendo entrare il suo leader in Parlamento. Il motivo per il quale Reform UK abbia guadagnato così poco in termini di seggi, nonostante la buona percentuale di voti, è il sistema maggioritario secco, un esempio di “First Past The Post” (FPTP): anche se si ottiene un buon numero di voti a livello nazionale, il risultato perde efficacia in termini di seggi poiché non si è raggiunto un numero sufficiente in molte circoscrizioni.
Tuttavia, il risultato più importante rimane quello dei laburisti, che non ottenevano così tanti seggi dai tempi dei governi di Tony Blair (1997) e Gordon Brown (2007), grazie anche alla figura di Keir Starmer.
La discesa di Starmer dalla montagna del successo
La carriera di Keir Starmer iniziò negli anni ’90 come avvocato penalista in ambito di diritti umani, un successo che lo portò ad ottenere la carica di Capo Procuratore della Corona dal 2008 al 2013, arrivando poi ad essere selezionato dai laburisti.
L’ascesa come leader di partito è dovuta anche alle elezioni generali del dicembre 2019, nelle quali il Partito Laburista ebbe uno dei risultati più dolorosi della sua storia. La sconfitta di Jeremy Corbyn, assieme alle accuse di antisemitismo, portarono alle dimissioni di questo, assicurando così l’elezione di Starmer a capo del partito nell’aprile 2020.
La campagna per le elezioni del 2024 si è basata sul cambiamento, sul voler modificare il sistema britannico con riforme economiche, aumentando la spesa pubblica e investendo in infrastrutture. Anche le politiche green trovano spazio, in particolare sul passaggio a un modello energetico sostenibile, promuovendo la costruzione di case a basso impatto ambientale. In tema di immigrazione, Starmer ha mantenuto una posizione ferma sulla sicurezza dei confini, arrivando infine alla giustizia sociale, con l’intenzione di combattere le disuguaglianze, aiutando le minoranze etniche e la comunità LGBTQ+.
I risultati del governo, a sei mesi dall’inizio del mandato, cominciano a delinearsi con la promulgazione di varie leggi, che prevedono la creazione di posti di lavoro verdi nei settori delle energie rinnovabili e la promozione di industrie sostenibili. Il tutto con un focus sulla costruzione di abitazioni sociali a prezzi accessibili, cercando allo stesso tempo di introdurre salari minimi più elevati.
Malgrado ciò, l’operato del governo viene criticato a causa della crescente domanda, soprattutto nelle grandi aree urbane, dove la scarsità di risorse nel sistema sanitario e nei servizi sociali perdura. Tra le altre cose, le critiche provengono anche dai ranghi di partito, tra i quali alcuni membri valutano l’operato di Starmer lontano dai principi socialisti, considerando il leader privo del carisma dello storico “King Tony”.
Questa forte disapprovazione verso il governo viene mostrata anche dai sondaggi: il calo dei consensi rispetto al giorno delle elezioni è importante, sia verso tutto il Partito Laburista, che verso il leader. Infatti spicca l’insoddisfazione verso Starmer e il suo lavoro, il quale manca di fiducia e di apprezzamento da parte del popolo inglese, al punto che dovrebbe fare un passo indietro rispetto alla carica di Primo Ministro.
A sollevare l’immagine di Starmer potrebbero essere le relazioni che intrattiene con gli altri leader mondiali, nonostante con alcuni vengano condivisi temi delicati, quali immigrazione e difesa.
Le questioni estere
Tra le prime visite ufficiali di Starmer, l’Italia è stato uno dei primi Paesi, nel quale è arrivato portando uno dei temi più sentiti dell’Europa, l’immigrazione irregolare. Il luogo dell’incontro tra il Primo ministro inglese e il Presidente del Consiglio Meloni, è avvenuto a villa Pamphily, senza collaboratori, dando dimostrazione del legame esistente tra il governo italiano e il Regno Unito, già consolidato con l’ex PM Sunak. Proseguendo la giornata, Starmer ha incontrato anche il Ministro dell’Interno Piantedosi – questa volta accompagnato dal capo della task force Martin Hewitt – presso il Centro nazionale di coordinamento per l’immigrazione.
Una tappa importante per le relazioni tra i due paesi, riaffermando la preoccupazione per il flusso irregolare di migranti provenienti dall’Africa, ma non solo: la lotta al traffico di esseri umani è al centro delle agende di entrambi i governi, che cercano soluzione alternative – sia al piano Ruanda per gli inglesi, sia all’accordo per la gestione dei migranti sbarcati in Italia con l’Albania – affinché la risposta alle minacce per la sicurezza sia sempre più ferrea.
Nel panorama internazionale l’alleato statunitense rimane il più importante per il Regno Unito: l’amicizia con Trump tocca vari temi, dalla questione delle isole Chagos alla guerra in Ucraina. Durante l’incontro tra il Primo ministro inglese e il presidente americano nello Studio Ovale, quest’ultimo ha concordato che il piano per le isole andrà a buon fine per entrambe le nazioni: Trump sosterrà Starmer nella consegna di sovranità delle isole, poiché nell’accordo rientrerebbe anche la concreta possibilità di un contratto di locazione per l’isola Diego Garcia – 99 anni più altri 40 – la quale ospita una base militare.
Dopo lunghe trattative con le Mauritius, il neo-eletto Primo ministro mauriziano Ramgoolam ha ribaltato le certezze, criticando i pagamenti iniziali che avrebbe dovuto sostenere il Regno Unito, somme negoziate dal suo predecessore. L’opportunità di rimanere nella base aerea rappresenta per gli Stati Uniti una mossa per contrastare l’espansionismo cinese nell’Oceano indiano, a causa degli accordi commerciali tra le Mauritius e il Dragone.
Per quanto riguarda l’altra grande potenza mondiale, la Federazione russa, Starmer non ha esitato a sostenere il presidente ucraino, soprattutto dopo la discussione avvenuta con il presidente americano alla Casa Bianca, il 28 febbraio 2025, e il successivo stop di aiuti militari all’Ucraina, il 4 marzo 2025. In una settimana piena di annunci, quelli di Starmer per aiutare Zelensky non passano inosservati: uno stanziamento di 2,6 miliardi di sterline da usare come meglio ritiene per difendere la nazione, seguiti da altri 1,6 miliardi di sterline dalle esportazioni finanziarie britanniche per consentire all’Ucraina l’acquisto di oltre cinquemila missili di difesa aerea – il tutto si aggiunge ai 3 miliardi di sterline l’anno per aiutare l’Ucraina.
Nonostante gli aiuti inglesi e i piani europei, discussi sia al vertice di Londra, seguiti poi dall’annuncio della Presidente della Commissione europea von der Leyen del ReArm Europe, Starmer ha più volte ribadito come le decisioni in merito alla pace tra Russia e Ucraina non debbano escludere gli Stati Uniti. Un atto che verrà messo in conto da Donald Trump, soprattutto per quanto riguarda la questione dei dazi.
Keir Starmer ha l’opportunità di ottenere consenso internazionale per migliorare la sua immagine all’interno del Regno Unito, al momento molto critico del suo operato per le politiche eccessivamente green, anti-migratorie e politically correct. Sarà in grado di sfruttare tale occasione? Riottenere la fiducia del popolo inglese è difficile, ma ancor di più è non perderla ulteriormente. In un momento in cui i Tories si stanno riorganizzando e nuove figure emergono, il compito del Primo ministro è quello di non perdere alleati dentro e fuori il suo paese.

