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25/06/2025
Europa

Comunicare le sanzioni: la sfida dell’UE nel conflitto in Ucraina

di Lorenzo Avesani

Dal 2022, il tema delle sanzioni è tornato alla ribalta con lo scoppio del conflitto russo-ucraino. Le campagne di disinformazione del Cremlino, assieme a narrazioni populiste di alcuni partiti europei. hanno cercato di delegittimare l’uso di questo strumento agli occhi dell’opinione pubblica. Ciò facendo, la credibilità dell’Unione Europea (UE) è a rischio. Il report originale si trova qui.

This paper was originally published by the Trans European Policy Studies Association (TEPSA) as one of the winning

Dal 2022, il tema delle sanzioni è tornato alla ribalta con lo scoppio del conflitto russo-ucraino. Le campagne di disinformazione del Cremlino, assieme a narrazioni populiste di alcuni partiti europei. hanno cercato di delegittimare l’uso di questo strumento agli occhi dell’opinione pubblica. Ciò facendo, la credibilità dell’Unione Europea (UE) è a rischio. Il report originale si trova qui.

Le sanzioni rappresentano uno degli strumenti di politica estera più rilevanti per l’UE, soprattutto in assenza di un vero hard power. Le cosiddette “misure restrittive” (termine usato nel gergo delle istituzioni europee per indicare le sanzioni) esercitano una pressione economica e politica su attori terzi, in linea con l‘agenda normativa più ampia dell’UE volta a promuovere pace e stabilità. Dall’annessione della Crimea nel 2014, l’UE ha utilizzato le sanzioni per frenare le azioni destabilizzanti della Russia in Ucraina e non solo.

A seguito dell’invasione su larga scala dell’Ucraina da parte della Russia nel 2022, l’UE ha intensificato significativamente i propri sforzi in materia di sanzioni, riflettendo la sua ambizione di ridefinire il proprio ruolo di attore globale in materia di sicurezza in un panorama geopolitico sempre più frammentato. Tuttavia, l’efficacia di questa trasformazione dipende in larga misura dal sostegno dell’opinione pubblica, che la disinformazione russa cerca di minare sfruttando i costi economici delle sanzioni e creando divisioni all’interno e tra gli Stati membri. Contrastare queste narrazioni fuorvianti è fondamentale per affrontare la politica post-verità, poiché possono minare la fiducia dell’opinione pubblica nella politica estera dell’UE, alimentare posizioni populiste e, di conseguenza, indebolire la credibilità delle azioni dell’UE sulla scena globale.

Uno strumento discusso

Le sanzioni rappresentano lo strumento di soft power più coercitivo della Politica Estera e di Sicurezza Comune. I Trattati di Maastricht e di Lisbona hanno istituzionalizzato l’unanimità in seno al Consiglio dell’UE come requisito per l’adozione delle sanzioni. Tuttavia, la questione della loro efficacia resta controversa e soggetta a disinformazione, in particolare da parte del Cremlino dal 2014, che ne contesta l’utilità e ne enfatizza gli effetti negativi sull’economia europea. Questa narrativa è spesso amplificata dai partiti populisti europei per indebolire il sostegno all’Ucraina.

Dopo l’invasione russa del 2022, l’UE ha intensificato la pressione economica su Mosca, approvando 17 pacchetti di sanzioni mentre il diciottesimo è in discussione dal 10 giugno 2025. Tra gli obiettivi, anche i media filo-Cremlino, ritenuti strumenti strategici di disinformazione, soprattutto in momenti cruciali come le elezioni europee del 2024.

Dal 2022, EUvsDisinfo ha registrato oltre 3400 casi di disinformazione sulla guerra in Ucraina di cui circa 250 relativi alle sanzioni UE. Queste campagne influenzano l’opinione pubblica in tutti gli Stati membri e vengono strumentalizzate da forze populiste per minare la fiducia nell’UE e favorire un riavvicinamento con la Russia.

Valutare l’efficacia delle sanzioni è anche una questione politica. Infatti, se i costi economici percepiti superano i benefici attesi, si rischia una “trappola della politicizzazione”. Il consenso popolare, inizialmente favorevole, può trasformarsi in opposizione se le aspettative latenti non vengono soddisfatte. Secondo l’ultima rilevazione dell’Eurobarometro, il sostegno alle sanzioni varia significativamente tra i Paesi ed è influenzato da fattori socioeconomici, politici e di sicurezza. Perciò, il banco di prova per l’UE sarà quindi mantenere unità politica e consenso pubblico. Se riuscirà a dimostrare legittimità ed efficacia delle sanzioni, il sostegno potrà reggere. Tuttavia, l’attuale narrazione semplicistica (le sanzioni fermeranno la Russia) rischia di creare aspettative irrealistiche, che Mosca potrebbe sfruttare per minare la fiducia nella politica estera europea.

Cosa fare?

Di seguito, vengono proposte tre possibili soluzioni per rafforzare la risposta europea a questa minaccia nonché rafforzare la resilienza democratica attraverso un approccio dal basso verso l’alto. L’obiettivo principale è migliorare la comunicazione dell’UE in materia di sanzioni, promuovendo un dibattito pubblico imparziale.

La prima soluzione propone di trasformare il progetto EUvsDisinfo in un vero e proprio ufficio di comunicazione strategica per informare i cittadini dell’UE e contrastare la disinformazione, spiegando in modo chiaro iniziative come le sanzioni, ReArm Europe e REPowerEU. Nato nel 2015, EUvsDisinfo è già attivo contro la disinformazione filo-Cremlino e può essere rapidamente ampliato. I vantaggi sono due: si può attuare velocemente sfruttando una struttura esistente e può essere reso multifunzionale, affrontando vari temi strategici. Tuttavia, ci sono limiti importanti: EUvsDisinfo+ resterebbe reattivo poiché basato sul fact-checking e non proattivo, rischiando lentezza e percezioni di censura o propaganda. Già nel 2016, il rapporto Fotyga avvertiva del rischio che l’iniziativa somigliasse a un “Ministero della Verità”, minandone la credibilità.

La seconda proposta prevede la creazione di un comitato pubblico per monitorare le sanzioni UE contro i media russi. Il comitato avrebbe un doppio ruolo: fornire trasparenza tramite un portale accessibile al pubblico, evitando così possibili accuse di censura, e includere diverse voci (politici e società civile) nel processo decisionale. I vantaggi sono la maggiore comprensione pubblica di misure tecniche complesse e riduzione delle percezioni di censura o parzialità, oltre a una cooperazione rafforzata tra UE, Stati membri e ONG, anche tramite una rete europea di fact-checker. Tuttavia, ci sono criticità quali garantire l’indipendenza del comitato in un contesto politico polarizzato è difficile, e la sua creazione comporterebbe alti costi e complessità burocratiche, con rischio di sovrapposizione con strutture già esistenti.

La terza proposta prevede la creazione di una Civic Resilience Network (CRN), una rete di ambasciatori formati per spiegare in modo chiaro e accessibile decisioni strategiche complesse come le sanzioni. La rete includerebbe centri di formazione in collaborazione con università, think tank e giornalisti, offrendo moduli tematici e attività interattive per aumentare la comprensione pubblica. La CRN avrebbe un approccio intergenerazionale e locale, coinvolgendo giovani e adulti e valorizzando il ruolo delle organizzazioni civiche nel modellare le narrazioni sulla politica estera e di sicurezza dell’UE. Gli ambasciatori locali fungerebbero anche da ponte tra cittadini e istituzioni, creando un ciclo di feedback. Tuttavia, l’iniziativa presenta sfide organizzative tra cui la necessità di un ampio coordinamento per gestire le diversità culturali e linguistiche e il rischio di cooptazione politica se gli attori locali utilizzano la rete per promuovere agende di parte, compromettendone la credibilità.

ConclusioneLa comunicazione tra istituzioni europee e cittadini è un tema importante specialmente in uno scenario internazionale critico come quello attuale. Le sanzioni rappresentano uno strumento per limitare le capacità economiche e militari della Russia in Ucraina. La seconda e la terza proposta dovrebbero essere prioritarie perché coinvolgono direttamente i cittadini nella promozione di una sfera pubblica più resiliente. L’UE deve affrontare la sfida di consolidare il proprio ruolo di attore a pieno titolo in materia di sicurezza, il che richiede anche una narrazione convincente e coerente delle sue scelte strategiche, come le sanzioni.

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