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UE e Australia: la vita comune per le materie prime critiche

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Australia ed Unione europea hanno siglato un accordo strategico sulle materie prime critiche e strategiche. Canberra e Bruxelles, dopo il fallimento dei colloqui sull’accordo di libero scambio, si sono ritrovate unite in un’intesa che dimostra come i Paesi appartenenti al “mondo occidentale” siano investiti dalla consapevolezza dell’esercizio della tattica per la salvaguardia dei loro sistemi economici e di approvvigionamento. Il memorandum di intesa rappresenta uno dei passi dovuti tra gli alleati degli Stati Uniti d’America, che non solo vedono partenariati in ordine strategico proliferare, ma ambiscono a creare le basi di una politica economica e industriale che deve tener conto delle materie prime strategiche. Le materie prime critiche sono materie prime di grande importanza economica per l’UE, con un elevato rischio di perturbazione dell’approvvigionamento a causa della concentrazione delle fonti e della mancanza di sostituti validi e a prezzi accessibili. Il motivo di un’azione coordinata da Unione europea e Australia è dipeso dalla previsione di aumento esponenziale della domanda di terre rare nei prossimi anni.

La strategia europea sulle materie prime critiche

Nell’indicare la strategia europea si necessita definire con esattezza cosa siano le materie prime critiche. Per esse, si intendono le materie prime – non alimentari e non energetiche – sulle quali sussistono problematiche di approvvigionamento, di carattere politico, commerciale e ambientale. Le materie prime critiche hanno reso prioritario un cambio di strategia economica e un forte aggiornamento tecnologico. Nei vari documenti pubblicati dalla Commissione europea, si sottolinea il ruolo cardine delle materie prime critiche (Critical Raw Materials, CRMs) per realizzare un’economia circolare e competitiva. 

Il carattere distintivo delle materie prime critiche è rappresentato dall’alto rischio di fornitura. Questo rischio diviene – poiché su esso vige un vincolo atlantico di approvvigionamento e economico per l’industria – il carattere geopolitico della nuova dottrina europea. Laddove non sussiste una coesione nell’azione degli Stati membri in materia energetica e militare si è assistito a un poderoso lavoro fin dal 2011 della Commissione europea. Le Materie Prime Critiche individuate nella lista più recente (2020) sono 34: Antimonio, Afnio, Barite, Bauxite, Berillio, Bismuto, Borato, Carbon coke, Cobalto, Fluorite, Fosforite, Fosforo, Gallio, Germanio, Gomma naturale, Grafite naturale, Indio, Litio, Magnesio, Metalli del gruppo del platino, Titanio, Niobio, Scandio, Silicio metallico, Stronzio, Tantalio, Terre rare leggere, Terre rare pesanti, Tungsteno, Vanadio. Di cui le prime 17 rappresentano le materie prime strategiche.

Quello con Canberra è solo l’ultimo memorandum d’intesa promosso da Bruxelles in materia sulle materie dopo il primo Piano d’azione e poi la Legge sulle materie prime critiche del marzo 2023. Una strategia che conta come stretti alleati in questo campo Canada e Ucraina (dal 2021); Kazakistan e Namibia (dal 2022); Argentina, Cile, Zambia, Repubblica Democratica del Congo e Groenlandia (dal 2023); e ancora Ruanda, Norvegia, Uzbekistan (da quest’anno) e ora Australia.

Europa e Australia, sentinelle occidentali

Le tensioni su Taiwan, legate alla massiccia influenza di Pechino sui Paesi produttori di materie prime critiche unite alla rilevanza di Mosca nei palcoscenici eletti alla lotta per il controllo della catena del valore, hanno reso obbligatorio il memorandum tra Australia e Unione europea. Il partenariato bilaterale finalizzato alla cooperazione sui minerali critici e strategici sostenibili, segue quello sull’energia in cui spicca l’elemento cardine del prossimo futuro – insieme al nucleare – ossia l’idrogeno. Bruxelles considera la partnership con l’Australia un’altra pietra miliare nella diversificazione delle forniture di materiali necessari per la transizione verde e digitale. L’Unione non può permettersi di ripetere gli errori commessi con il gas russo prima e poi nell’attuazione del Green New Deal che hanno favorito la Cina, minando interi settori industriali europei. 

Le materie prime critiche sono per lo più ottenute al di fuori dell’UE. L’Unione europea non sarà mai autosufficiente, ma mira a diversificare l’approvvigionamento. Attualmente, per alcune materie prime critiche, l’UE dipende esclusivamente da un Paese: la Cina fornisce quasi il 100% dell’approvvigionamento di elementi delle terre rare pesanti nell’Unione europea. Il membro della NATO, ma rinvigorito da ambizioni regionali, turco fornisce il 98% dell’approvvigionamento di boro dell’Unione europea. Infine, il Sud Africa fornisce il 71% del fabbisogno di platino ai partner europei. Sud Africa che è da intendersi come libero battitore nell’attuale contesto. Da qui la necessità di proteggere la catena del valore sulle materie prime critiche. Catene del valore cui i partner di Washington devono svolgere un ruolo i cui risvolti non sono esclusivamente strategici e geopolitici, ma incidono sulla sussistenza stessa delle loro industrie ed economie. 

Con il voto del Consiglio UE del 18 marzo 2024 si è chiuso l’iter legislativo di approvazione della proposta di regolamento sull’approvvigionamento – anche mediante recupero – di materie prime critiche. Il Consiglio UE ha adottato il regolamento – noto come regolamento sulle materie prime critiche (Critical Raw Materials Act) – che istituisce i punti chiave per garantire un approvvigionamento sicuro e sostenibile di materie prime critiche. Esso, mira ad accrescere la resilienza europea rispetto al rischio di approvvigionamento delle materie prime critiche. Una necessità teorica, non percepita dai singoli Stati membri e popolazioni, che ha un diviene economicamente fondamentale. Le materie prime critiche prevedono azioni che non solo vadano ad oltrepassare la staticità delle normative, ma si esplichino nella plasticità di un’azione geopolitica europea comune. 

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