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TematicheRussia e Spazio Post-sovieticoAltro che Star Wars, in Ucraina sono ancora tempeste...

Altro che Star Wars, in Ucraina sono ancora tempeste d’acciaio

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Fin dallo scoppio della guerra tra Russia e Ucraina molti analisti hanno spiegato che il progresso tecnologico e l’elevato utilizzo di droni, missili antiaerei e cyberwar, in altre parole la connessione tra tecnologia ed armi ad alta precisione, avrebbero reso sorpassati il carro armato, gli aerei e, l’artiglieria tradizionale e, persino, la fanteria. È stata una analisi superficiale e puntualmente smentita dai fatti.

La trincea resta il vero simbolo geografico ed insieme tattico-strategico del conflitto ucraino, così come il naturale processo di apprendimento sia delle Forze armate ucraine che delle truppe russe rende gli effetti delle armi tecnologicamente più avanzate simili a quelli delle armi “tradizionali”.

Così, se lo scrittore di codici informatici è diventato una importante figura anche per gli eserciti, non bisogna dimenticare che la guerra di logoramento (così simile alla Materialschlacht del 1914-1918) si gioca sul filo della fornitura ai soldati di risorse “tradizionali” prodotte dall’industria bellica.

La coniugazione tra droni ed armi di precisione è un utile supporto alle operazioni condotte con armi ed equipaggiamenti classici. La transizione tecnologica della guerra convenzionale aumenta (e neanche sempre) la letalità degli armamenti, ma l’approccio tattico e strategico non è cambiato.

Il carro armato è stata l’arma più “bistrattata” dai teorici della “dronizzazione” della guerra d’Ucraina, perché le perdite russe di tank erano comprese tra il 50% ed il 90%, mentre quelle ucraine al 51%. Cifre enormi che, però, sono state ripianate sia utilizzando mezzi d’epoca sovietica (nel caso russo), sia aumentando la produzione industriale (per entrambi gli schieramenti). 

La cavalleria corazzata resta tuttora, al fianco della fanteria ed in collaborazione con essa, l’arma più adatta alla manovra e, contemporaneamente, allo sfondamento delle linee nemiche. Non solo il conflitto in Ucraina, ma anche altre guerre recenti e ad elevata “densità tecnologica” come quella del 2020 tra Armenia ed Azerbaijan nel Nagorno Karabak hanno dimostrato.

Queste perdite non sono state maggiori rispetto a quelle di altri importanti conflitti. Lo stesso può dirsi degli aerei e degli elicotteri.

Da sottolineare, inoltre, che l’80%-90% delle perdite subite dai due eserciti dall’inizio del conflitto è stato determinato da colpi d’artiglieria che è e resta, nella sua forma “tradizionale”, l’arma di riferimento di questa guerra, niente affatto superata dai missili a lunga gittata o dai droni, anzi, questi ultimi vanno intesi piuttosto come un utile supporto al fuoco di artiglieria.

Molti resoconti dei combattimenti in Ucraina presentano scene dei due eserciti che usano droni per trovare obiettivi nemici e poi trasmettono rapidamente le informazioni per l’ingaggio di precisione da parte dell’artiglieria guidata tramite comunicazioni di rete. 

Resta il fatto che la maggior parte degli eserciti si adatta di fronte alla moderna potenza di fuoco ed a volte questo significa implementare nuovi strumenti per contrastare la tecnologia nemica. Le trasformazioni più importanti avvengono, però, nel campo tattico-operativo in base a situazioni dettate dal momento. Sotto questo aspetto la tecnologia conta poco o nulla.

Nella capacità di coordinare operazioni interforze (o, in scala minore, interarma) e sfruttare nel migliore dei modi le proprie riserve mobili, sia in attacco che in difesa, sta la vera natura evolutiva della guerra tra Russia ed Ucraina che anche la Nato farebbe bene a comprendere prima di trarre conclusioni affrettate su eventuali rivoluzioni tecnologiche dei conflitti.

Non basta disporre della superiorità tecnologica per vincere una battaglia o la guerra, poiché tutto dipende da come questa tecnologia venga effettivamente utilizzata. Per ora i risultati migliori li ha sempre dati una integrazione tra innovazioni tecnologiche e armi tradizionali, di certo non il superamento di queste ultime.
A spiegarlo bene è stato Stephen Biddle su Foreign Affairs, evidenziando, ancora una volta, che nei fatti la guerra d’Ucraina è una guerra novecentesca (in alcuni tratti anche ottocentesca si potrebbe aggiungere) combattuta con tecnologie del XXI secolo. Ma ciò non vuol dire che sia rivoluzionaria. Non è ancora l’epoca di “Star Wars”, a dominare sono ancora le jüngeriane “tempeste d’acciaio”.

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