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20/06/2023
Russia e Spazio Post-sovietico

 La guerra in Ucraina e il fallimento della Dottrina Primakov

di Giovanni Chiacchio

A partire dalla seconda metà degli anni Novanta la Federazione Russa è andata incontro ad una progressiva autocratizzazione interna, tradottasi progressivamente nell’assunzione di una postura revisionista sul sistema internazionale. Il primo passo verso l’assunzione di tale postura è stato rappresentato dalla definizione della cosiddetta “Dottrina Primakov” nel 1997. L’invasione russa dell’Ucraina ha rappresentato il culmine di tale politica, ma ne ha anche determinato il completo fallimento.

A partire dalla seconda metà degli anni Novanta la Federazione Russa è andata incontro ad una progressiva autocratizzazione interna, tradottasi progressivamente nell’assunzione di una postura revisionista sul sistema internazionale. Il primo passo verso l’assunzione di tale postura è stato rappresentato dalla definizione della cosiddetta “Dottrina Primakov” nel 1997. L’invasione russa dell’Ucraina ha rappresentato il culmine di tale politica, ma ne ha anche determinato il completo fallimento. 

Le origini della Dottrina Primakov

Al momento del crollo dell’Unione Sovietica nel dicembre del 1991, il sistema internazionale risultava caratterizzato da un costante avanzamento del sistema democratico occidentale, in contrapposizione al crollo del comunismo, i cui strascichi si sarebbero perpetuati anche durante l’anno successivo. La neonata Federazione Russa presentava gravi problemi economici, uniti ad una generale incapacità delle strutture finanziarie di Mosca di reggersi entro un sistema economico internazionale sempre più interconnesso. Sulla base di ciò, il nuovo governo russo impostò una politica estera basata sul bandwagoning. Tale assunto trova piena applicazione nella Strategia di Politica Estera della Federazione Russa del 1993, la quale statuiva come obbiettivi fondamentali per il paese la sua trasformazione in una nazione democratica avente un’economia di mercato e nell’incremento della collaborazione con i paesi in grado di supportarla verso tale percorso. Traspare quindi dal documento una forte tendenza al bandwagoning verso l’Occidente non solo in quanto a postura internazionale, ma anche a livello istituzionale. La Federazione Russa rimarcava tuttavia l’opposizione di Mosca ad eventuali incrementi di presenze militari prossime ai propri confini. La forte determinazione del Presidente russo Boris Eltsin a perseguire tale politica estera venne mostrata dalla successiva crisi costituzionale russa del 1993, generata non solo da divergenze politiche, ma anche dalla decisione del Parlamento russo di concedere alla città di Sevastopol in Crimea lo status di soggetto federale, in diretta contrapposizione all’indirizzo della politica estera adottato dal Presidente.

A partire dalla seconda metà degli anni Novanta la politica interna russa ha visto tuttavia un costante scivolamento verso una progressiva autocratizzazione. Uno dei primi passi verso tale processo venne rappresentato dal vasto programma di privatizzazioni avviato da Eltsin alla vigilia delle elezioni del 1996, il quale anziché formare una solida economia di mercato concentrò la ricchezza nelle mani di una ristretta classe di oligarchi in grado di influenzare le autorità politiche. Contemporaneamente la vasta presenza di ex membri del PCUS nella pubblica amministrazione e nei servizi segreti consentì a questi ultimi di conservare una rilevante influenza. Nel gennaio del 1996 il Presidente Eltsin nominò come Ministro degli Esteri l’ex comunista Yevgheny Primakov, in precedenza capo dell’intelligence per gli affari esteri. 

La nomina di Primakov segnò l’inizio del revisionismo russo sul sistema internazionale. Il Concetto di Sicurezza Nazionale Russa del 1997 dipinse il sistema internazionale come caratterizzato da una frizione tra due opposte tendenze, la prima verso un mondo unipolare a guida americana e la seconda verso un mondo multipolare guidato da meccanismi multilaterali. Il documento ribadiva la ferma opposizione della Federazione Russa al dispiegamento di truppe prossimo ai suoi confini, indicando però anche l’espansione verso est della NATO come una minaccia, legando quest’ultimo al progressivo declino dell’importanza della Federazione Russa sul sistema internazionale. I pilastri della Dottrina Primakov, quali il sostegno verso un mondo multipolare e la considerazione dell’espansione della NATO come una minaccia, influenzeranno pesantemente la politica estera russa negli anni successivi. 

Gli errori della Dottrina Primakov 

Il Ministro degli Esteri Primakov aveva correttamente individuato una tendenza nel sistema internazionale, ossia la frizione tra l’unipolarismo a guida americana e la tendenza al multipolarismo espressa da altri attori quali la Repubblica Popolare Cinese. Tuttavia, la dottrina da lui prodotta pur indicando l’espansione della NATO come una minaccia per la Federazione Russa, fallì completamente nel comprenderne le motivazioni. Primakov legava infatti l’espansione della NATO alla frizione tra unipolarismo e multipolarismo sul sistema internazionale, anziché alle aspirazioni delle società civili delle nazioni appartenenti all’Est Europeo, desiderose di abbracciare il modello occidentale e di entrare in un meccanismo di difesa collettiva che garantisse la loro sicurezza. La Dottrina Primakov gettò quindi le basi per la profonda incompatibilità di intenti con le nazioni dell’Europa Orientale, inclusa l’Ucraina, la quale pur mantenendo una politica estera fondata sulla neutralità non si oppose all’espansione dell’Alleanza Atlantica, intesa come contrappeso all’ingombrante vicino. Negli anni successivi il progressivo consolidamento dei sistemi democratici nelle nazioni est europee e la costante autocratizzazione russa, avrebbe ulteriormente acuito l’allontanamento tra le parti. 

Il secondo grave problema della dottrina consiste nella determinazione di una frattura tra la Federazione Russa e le nazioni occidentali. Nei fatti ciò ha costituito un grave pregiudizio agli interessi nazionali russi, in quanto le nazioni occidentali non solo risultavano essere i principali partner commerciali di Mosca, ma anche gli unici attori dotati delle risorse finanziarie e del know how necessario a favorire una ripresa economica della Federazione Russa dopo la disastrosa recessione successiva al crollo dell’URSS. La Dottrina Primakov ha nei fatti inaugurato un gioco a somma zero tra Mosca e un attore (l’Occidente), dotato di rilevanti leve economiche nei confronti della Federazione Russa, precludendo contestualmente a quest’ultima la possibilità di godere dei frutti derivanti da un allineamento con esso. A partire dal 2014 l’intersezione tra questi processi ha determinato un costante peggioramento della situazione economica russa, drammaticamente peggiorato a seguito dell’invasione dell’Ucraina

 Il fallimento del concerto di potenze  

Uno dei pilastri fondamentali della politica del Ministro Primakov consisteva nella transizione da una politica estera impostata sul bandwagoning verso l’attore predominante, ad una impostata sul “balancing” di quest’ultimo. Tale intento è stato perseguito attraverso la formazione di un “concerto tra potenze”, comprendente nazioni scontente del sistema unipolare americano e votate alla formazione di un sistema multipolare. Tale intento si è tradotto in un generale rafforzamento delle relazioni politiche, economiche e militari rivolto verso l’India e la Repubblica Popolare Cinese, successivamente evolutosi in un vero e proprio blocco informale comprendente oltre alle tre nazioni citate, anche Brasile e Sudafrica. 

Tale gruppo meglio noto come “BRICS”, è stato sin dall’inizio segnato da profonde criticità e in generale da una funzionalità decisamente inferiore per la Federazione Russa. Le nazioni facenti parte di tale blocco informale presentavano infatti notevoli differenze politiche e culturali, nonché interessi esteri divergenti e talvolta in contrasto tra di essi. La principale convergenza tra di esse era rappresentata dalla comune volontà di pervenire ad un mondo multipolare, un intento non sufficiente alla formazione di una vera e propria alleanza. Contestualmente il gruppo BRICS è stato segnato dall’assenza di vere e proprie strutture integrate a carattere politico e militare, nonché di obbligazioni reciproche tra gli stati membri. La combinazione di tali fattori ha determinato un sostanziale fallimento di molte delle iniziative BRICS, nonché nell’impossibilità di pervenire ad una vera e propria alleanza. In ultima analisi le nazioni facenti parte del gruppo non presentavano le risorse economiche, il know how e l’interesse per favorire la formazione di una solida economia russa, la quale a seguito del fallimento delle riforme degli anni Novanta è rimasta in buona parte caratterizzata da elevata arretratezza e dipendenza dai prezzi del petrolio. La Dottrina Primakov ha quindi allontanato la Federazione Russa dagli attori maggiormente funzionali a garantire la sua ripresa, allineandola ad un blocco decisamente meno capace di svolgere tale funzione e segnato da profonde contraddizioni interne, le quali hanno determinato l’impossibilità per quest’ultimo di supportare adeguatamente Mosca nei momenti di difficoltà. 

Conclusione

L’invasione russa dell’Ucraina non rappresenta una conseguenza dall’espansione verso est della NATO, ma bensì il risultato delle ripercussioni del collasso del processo di democratizzazione della Federazione Russa negli anni Novanta sul sistema internazionale. La Dottrina Primakov ha giocato un ruolo decisivo in tale processo, legando l’obbiettivo del ripristino del ruolo di grande potenza della Federazione Russa al perseguimento di politiche revisioniste, piuttosto che all’allineamento con l’Occidente, processo che ha determinato in ultima analisi il fallimento di tale obbiettivo. Il definitivo consolidamento di tale assunto, codificato nel Concetto di Politica Estera della Federazione Russa del 2008 e reiterato dall’invasione russa della Georgia nello stesso anno, ha condotto ad un progressivo allontanamento dall’Occidente e all’allineamento di Mosca ad un blocco eterogeneo non in grado di supportarla. 

La forte radicalizzazione del revisionismo russo, concretizzatasi con la prima invasione dell’Ucraina operata nel 2014 a dispetto della decisione del paese di mantenere una politica estera incentrata sulla neutralità, ha condotto al definitivo scontro con l’Occidente. Le scelte della Federazione Russa hanno avuto come conseguenza l’imposizione di pesanti sanzioni economiche da parte dei principali partner commerciali di Mosca, nonché l’assunzione di una politica estera filo occidentale da parte dell’Ucraina e un imponente rafforzamento militare di Kyiv. Contestualmente il concerto di potenze pensato da Primakov si è rivelato del tutto inadeguato a supportare adeguatamente la Federazione Russa nel perseguimento dei propri obbiettivi. L’intersezione di tali fattori ha determinato il disastroso esito dell’invasione dell’Ucraina, disperato tentativo da parte di una potenza declinante di riaffermarsi sullo scacchiere internazionale.