Tutte le grazie del presidente – I parte

Solo fra il 22 e il 23 dicembre Trump ha concesso la grazia a più di 40 persone: finora aveva utilizzato questa prerogativa presidenziale in misura molto limitata – numericamente parlando – rispetto ai suoi predecessori. Il problema, tuttavia, sembra essere l’identità dei graziati, poiché molti appaiono personalmente legati a doppio filo col magnate newyorkese. Eccone alcuni.

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Una mattina di dicembre del 2003 una ragazza bionda stava cercando aiuto fuori da un ristorante a Bridgewater, New Jersey. Fortunatamente, incontrò Michael Schulder, un uomo d’affari che stava andando a pranzo, a cui la malcapitata disse di avere problemi con la macchina e che fosse da poco in città per cercare lavoro. Schulder la riaccompagnò al motel in cui alloggiava, ma declinò sul momento la sua proposta di salire in camera. Tuttavia, si scambiarono i numeri di telefono e, all’indomani, i due si rincontrarono proprio in quella camera di motel.

Solo dopo qualche mese Schulder scoprì che nella stanza era stata posizionata una microcamera che aveva ripreso il loro rapporto e che la donna in questione fosse una prostituta, assoldata da suo cognato per pura vendetta personale. Micheal Schulder è infatti il marito di Esther Kushner, la sorella di Charles Kushner, l’architetto di questo piano. Charles, figlio di un sopravvissuto all’olocausto e ricco imprenditore immobiliare, aveva sempre avuto dissidi con suo fratello e sua sorella sulla gestione dei beni familiari. Lo strappo finale però avvenne quando, in una causa contro Charles su alcuni fondi illeciti versati ad un candidato democratico, Esther e suo marito decisero di collaborare con la giustizia. Il magnate scelse quindi di screditare suo cognato agli occhi della moglie e questo, stando a quanto emerso dalle indagini, non per ricattarlo, ma per divertimento.

Dopo aver ottenuto il sextape, si fece fare delle copie. Ne mandò una alla sorella solo quando, a maggio, capì di essere nei guai poiché i federali avevano mandato richieste per testimoniare ad alcuni suoi impiegati. Nel frattempo, aveva provato a ripetere l’operazione con Bob Yontef, un contabile della sua azienda, anche lui ritenuto colpevole di collaborare con la giustizia, tuttavia quest’ultimo rifiutò le avances della donna. Ad ogni modo, Charles Kushner fu arrestato a luglio e dopo un mese confessò per evitare i capi d’accusa più gravi. Alla fine, fu condannato a due anni per reati finanziari sulle donazioni politiche e ritorsione contro un testimone.

Il giorno dell’arresto, suo figlio Jared lo chiamò per sapere cosa stesse succedendo: “Ma è per il filmato? Pensavo non fosse illegale”. “Dicono che apparentemente lo è” rispose il padre. Il tempo non darà poi così torto a Jared.

Passando a dicembre 2020, Charles Kushner ha la fedina penale pulita. Forse anche perché Jared è uno dei più importanti consiglieri del presidente Trump, ha guidato la strategia mediatica della sua prima campagna elettorale ed è sposato con sua figlia Ivanka. La scorsa settimana Trump ha infatti concesso la grazia presidenziale al suo consuocero. Ma non è l’unico.

Trump nell’ultimo mese ha concesso un grande numero di amnistie, probabilmente da quando ha realizzato che dal 20 gennaio l’inquilino della Casa Bianca non sarà più lui. Mentre alcune delle grazie sembrano puri favori personali, altre sembrano veri e propri tentativi di coprire le spalle agli appartenenti al suo inner circle in previsione di future indagini, magari da parte del Dipartimento di Giustizia di Biden. Ad esempio, varie fonti hanno riportato al New York Times che il presidente sta sondando il terreno per concedere la grazia preventiva, ovvero che protegge da accuse non ancora formulate, a tre dei suoi figli e a Rudi Giuliani, suo stretto collaboratore e avvocato nonché amico personale. Comunque, finora, molti dei suoi collaboratori condannati per indagini collegate al Russiagate sono stati perdonati, o la loro pena commutata.

Nel marzo 2016, George Papadopoulos, allora neanche trentenne, iniziò a lavorare per la campagna di Trump come foreign advisor. Quello stesso mese, a Londra dove viveva e lavorava fino a quel momento, incontrò più volte Joseph Mifsud.

Tal Mifsud è un personaggio misterioso: originario di Malta, insegnava all’università Link Campus di Roma, presenziava annualmente alle conferenze di Valdai –  un think tank russo vicino al presidente Putin – e ha fondato una scuola diplomatica a Londra svanita nel nulla dopo il 2016. Papadopoulos voleva da lui contatti con il governo russo per organizzare, per conto della campagna presidenziale, un meeting fra Putin e Trump. All’FBI un anno dopo, invece, disse di aver incontrato il maltese solo prima di lavorare per Trump e per questo venne imputato per falsa testimonianza. Papadopoulos, tuttavia, accettò di collaborare con le indagini e fu condannato solamente a 14 giorni di carcere.

Indagini che, tra l’altro, erano partite proprio per colpa sua poiché, nel maggio 2016 dopo qualche bicchiere di troppo in un wine bar londinese, si era fatto sfuggire con l’ambasciatore australiano che i russi avevano materiale compromettente sulla Clinton, informazione questa che gli era stata data da Mifsud in uno dei loro incontri. La sua difesa sostenne poi che la falsa testimonianza fosse derivata dalla volontà di Papadopoulos di rimanere fedele a Trump. Il presidente, comunque, gli ha concesso la grazia il 22 dicembre.

Nel 1788 al congresso della Virginia per la ratifica della Costituzione americana, un delegato locale, George Mason, si disse contrario al potere presidenziale di concedere la grazia senza vincoli, argomentando che avrebbe portato a graziare crimini commessi in accordo col presidente stesso. Madison, uno dei padri fondatori, gli rispose che ciò non sarebbe stato un non problema, dato che un presidente del genere sarebbe stato prontamente deposto dal parlamento tramite impeachment. Già Nixon, nel 1974, aveva trovato un modo per aggirare questo inconveniente. Sotto la minaccia dell’impeachment si dimise e il suo vicepresidente Ford – succeduto ad Agnew – divenne presidente concedendogli la grazia preventiva. Così, non venne mai condannato per i fatti del Watergate. Chissà come andrà a finire per il Russiagate.

Ruggero Marino Lazzaroni,
Geopolitica.info