Turchia: l’intervento della Giordania scalfisce lo scetticismo turco nella lotta all’ISIS

Il mese di febbraio ha mostrato contenuti densi e interessanti risvolti per la Turchia. Sebbene a passi tardi e lenti, sembra che essa si sia incamminata sulla strada della lotta all’ISIS fianco a fianco con la coalizione internazionale guidata dagli Stati Uniti. Martedì 17 febbraio ha visto l’avvicendarsi di tre importanti eventi che segnano il possibile cambio di orientamento di Ankara nei confronti del Califfato Islamico.

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La prima notizia riguarda la partecipazione del Capo di Stato Maggiore dell’esercito turco, il Generale Necdet Özel, ad una prima riunione tenutasi in Arabia Saudita, volta a coordinare la campagna militare internazionale contro l’ISIS, a seguito dell’inizio dei bombardamenti aerei su Iraq, Siria, Libia da parte di Giordania ed Egitto.

Il secondo importante evento che ha reso partecipe la Turchia, rappresentata in questo caso dal suo Ministro della Difesaİsmet Yılmaz, è stato il Vertice della Casa Bianca, indetto per trovare una veloce ed efficace soluzione per contrastare il reclutamento nelle fila jihadiste di combattenti occidentali, votati a compiere atti terroristici nei loro Paesi di origine. A seguito dei drammatici fatti di Parigi e Copenaghen, la partecipazione turca a tale vertice potrebbe essere un segnale lanciato da Ankara per ritrovare un dialogo con i membri della coalizione internazionale anti-ISIS, dichiarando di essere, come loro, un potenziale bersaglio di eventuali attacchi terroristici.

In ultimo luogo, il Ministro degli Esteri di Turchia, Mevlüt Çavuşoğlu, ha comunicato l’avvenuta elaborazione di un memorandum d’intesa (MoU) con gli Stati Uniti, i cui lavori di stesura proseguivano dallo scorso autunno, poiché rallentati dalle divergenze tra Washington ed Ankara riguardo l’obiettivo primario da combattere, lo Stato Islamico per gli U.S.A., il regime di Assad per la Turchia.

Tale documento, che verrà firmato nei prossimi giorni dai rappresentanti di Stati Uniti, Arabia Saudita, Giordania e Turchia, prevede l’avvio, probabilmente a marzo, di un programma di addestramento ed equipaggiamento di 15.000 siriani facenti parte dei gruppi di opposizione moderata al regime di Bashar al-Assad, anche al fine di combattere l’esercito nero.

È ancora troppo avventato supporre che la Turchia stia tentando di chiarire la sua posizione nei confronti dell’ISIS, dopo le accuse di ambiguità ricevute dalla comunità internazionale. Certo è che lentamente qualcosa sta cambiando, come testimonia la ferma condanna del Ministro degli Esteri Çavuşoğlual brutale omicidio del pilota giordano catturato dagli jihadisti.“Abbiamo appreso con grande tristezza dell’uccisione del luogotenente Moaz al-Kasasbeh da parte dell’organizzazione DAESH(acronimo arabo di ISIS). Noi condanniamo questo barbaro atto terroristico ed estendiamo le nostre condoglianze alla famiglia della vittima, al governo e alla popolazione della Giordania”queste le parole delMinistro, manifestando la propria solidarietà nei confronti del Regno Hashemita, Paese con il quale la Turchia condividerà la stesura del memorandum d’intesa.

Ankara ed Amman, infatti, godono di una lunga tradizione di buone relazioni, basate sull’accordo di amicizia siglato nel 1947 e rinforzate dall’eliminazione dell’obbligo del visto alle frontiere, dall’accordo di libero mercato del 2011 e dal crescente volume degli investimenti in Giordania.

La diffusione del video sull’uccisione del pilota da parte dell’IS, ha suscitato profonde reazioni di rabbia e dolore tra la popolazione giordana, espressa dalle dichiarazioni del re Abdullah, che ha promesso una “severa risposta” e ha annunciato l’incremento degli sforzi dell’esercito nei bombardamenti alle postazioni jihadiste in Siria ed Iraq.

La Giordania, fino a poche settimane fa, si considerava un paese moderato, poco convinto della propria partecipazione alla lotta internazionale all’ISIS. Ora è fortemente animata dalla volontà di abbattere il Califfato di Al Baghdadi, che, come ha affermato la regina Rania, offre un’immagine “ripugnante” del Medio Oriente e dell’Islam.

Tale risolutezza da parte della Giordania,desiderosa di vendicare il proprio figlio, sembra aver in parte contribuito all’attenuarsi in Turchia dello scetticismo, non del tutto abbandonato, nel dover fronteggiare l’ISIS. Partecipando all’elaborazione del memorandum d’intesa a fianco della Giordania, sembra che la Turchia abbia lasciato intendere la volontà di assumere una posizione definitiva nello scacchiere internazionale della lotta allo Stato Islamico.