Dopo il fallito colpo di Stato della notte fra il 15 e il 16 luglio sono entrati in collisione due poteri forti: da una parte i militari dall’altra il governo di Erdogan. Per comprendere meglio cosa realmente sia successo e come cambieranno i rapporti con la Turchia abbiamo intervistato il Prof. Fabio L. Grassi docente di Storia dell’Eurasia e Lingua turca all’Università “Sapienza” di Roma.
Ritiene che ErdoÄŸan stia definitivamente portando la Turchia fuori dal kemalismo e verso una dimensione neo-ottomana?
Soprattutto negli anni in cui Ahmet DavutoÄŸlu è stato ministro degli esteri e poi primo ministro, si è parlato molto di neo-ottomanesimo. In Occidente lo si è visto soprattutto sotto l’aspetto geopolitico, in riferimento all’aumento di attività e di influenza della Turchia in molte delle aree un tempo dominate dall’Impero Ottomano, ma in Turchia è stato vissuto soprattutto come ritorno a una società aperta, multiculturale, liberata dall’aspro nazionalismo della tradizione kemalista. Una delle cose che i commentatori occidentali hanno difficoltà a capire è che l’ErdoÄŸan degli ultimi anni, quell’ErdoÄŸan che piace assai meno di quello precedente, è un ErdoÄŸan per molti versi… kemalista. E’ tragicomico rileggere oggi le furibonde contumelie che qualche anno il “popolo kemalista” indirizzava contro ErdoÄŸan per la sua trattativa con il PKK e quindi per il suo tentativo di soluzione pacifica della questione curda. Ciò detto, bisogna aggiungere che una cosa è il kemalismo una cosa il pensiero genuino di Mustafa Kemal (Kemal Atatürk negli ultimi anni della sua vita). Per esempio, certamente Atatürk affidò alle forze armate la difesa del paese e delle istituzioni (e ci mancherebbe altro, a che altro servono le forze armate?) ma dopo la proclamazione della repubblica non vestì mai più una divisa militare e non disse mai nulla che autorizzasse le forze armate a intromettersi nella normale vita politica.
Dopo l’annuncio via Facetime di ErdoÄŸan tanta gente è scesa in piazza al suo richiamo. Secondo lei qual è la posizione del popolo turco nei confronti del Presidente?
Nelle ultime elezioni l’Akp, Partito della Giustizia e dello Sviluppo, il partito di ErdoÄŸan, ha sfiorato il 50%. C’è da chiedersi perché tanta gente ha raccolto il suo appello? Tra l’altro, per quel fenomeno di personalizzazione che interessa anche le “democrazie avanzate”, buona parte di quel quasi 50% non vota pensando Akp, vota pensando ErdoÄŸan. Ma va detto che tutte le forze politiche si sono immediatamente e convintamente opposte al golpe. Non sappiamo esattamente chi siano i più di 150 civili uccisi dai golpisti (e non lo sappiamo anche perché il 95% della stampa italiana ha passato il tempo a dire idiozie o banalità anziché fare serio giornalismo), ma è lecito pensare che non fossero tutti sostenitori del presidente o addirittura tutti fanatici integralisti.
Diversi analisti insinuano che si sia trattato di un golpe-farsa. Lei cosa ne pensa? Nel colpo di stato Fethullah Gülen ha un ruolo?
Golpe-farsa un corno. Quelle “analisi” rientrano nel 95% di cui sopra. E’ al massimo ipotizzabile che le strutture “fedeli” abbiano avuto fin dall’inizio la possibilità di controllare la situazione e abbiano voluto stanare i golpisti. Ma credo poco anche a questo. Su un piano di puro ragionamento sì, l’ipotesi che ha il maggiore tasso di probabilità è che il tentativo sia stato messo in atto dai gülenisti. E’ chiaro che sul piano giudiziario ci vogliono le prove. E’ chiaro che le sole confessioni dei militari arrestati convinceranno poco l’opinione pubblica. Ma è chiaro pure che non si può pensare di trovare un bel foglio di carta intestata con il logo di una delle istituzioni legate a Gülen e con su scritto “OGGETTO: Preparazione colpo di Stato – La S.V. è convocata alle ore…” E’ quindi probabile che la vicenda giudiziaria sarà lunga e complessa e che una parte dell’opinione pubblica per principio non crederà alle sentenze.
Dopo il golpe come cambieranno le relazioni con Stati Uniti e Russia?
Sono già cambiate. Il ministro degli esteri turco ha ringraziato Putin per il suo sostegno incondizionato, “al contrario di altri”, e mancava solo che facesse il gesto dell’ombrello in direzione Ovest. E’ vero che proprio con la Russia si sono visti recentemente repentini cambi di clima, ma questa vicenda rischia di essere una disfatta strategica degli USA. (Lo sarebbe anche dell’UE, se avesse qualche cosa definibile come strategia).

