A tu per tu con Henri de Grossouvre: uno sguardo geopolitico sulla crisi ucraina

Henri de Grossouvre, 46 anni, è attualmente responsabile delle relazioni istituzionali della Lyonnaise des Eaux, una società afferente al gruppo del colosso energetico francese GdF Suez, e direttore del think thank europeista Forum Carolus, avente sede a Strasburgo. Profondo conoscitore delle questioni relative all’Europa centrale ed orientale, è un noto studioso di geopolitica. Il suo testo più famoso a livello internazionale è Paris Berlin Moscou, la voie de l’indépendance et de la paix del 2004, tradotto in Italia da Fazi Editore.

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Monsieur de Grossouvre, quanto sta accadendo in Ucraina nelle ultime settimane, e le forti tensioni tra UE e Russia, dimostra che l’asse Parigi-Berlino-Mosca da lei teorizzato “non è altro che una visione romantica senza sostanza storica e politica” come sostiene Xavier Moreau?
Il semplice fatto che un asse Parigi-Berlino-Mosca costituisca un elemento di preoccupazione per gli Stati Uniti, come dimostrano le riflessioni sviluppate da vari think thank americani, prova, al contrario, che si tratta di una possibilità molto seria, ancorata nella storia e nella geografia dell’Europa. L’accanita volontà occidentale di sottrarre l’Ucraina all’influenza russa va letta in questa ottica.
La Germania e la Francia, dai tempi di Carlo Magno, passando per l’Europa dei 6 e arrivando fino ad oggi, sono la chiave della potenza europea o, per meglio dire, della possibilità che l’Europa assurga al rango di superpotenza. Questa base franco-tedesca ha dei legami oggettivi molto forti con la Russia e quando essi vengono concertati consapevolmente, ecco che l’asse Parigi-Berlino-Mosca può mettersi all’opera.

Fino ad ora, però, abbiamo avuto soltanto delle enunciazioni di principio di questa opzione strategica…
Si, qualcosa del tipo “guardate che cosa potremmo fare”. Gli Stati Uniti, dal canto loro, non si sono scomposti e hanno lavorato, in questi anni, alla sistematica demonizzazione della Russia di Putin, perché essi sanno che un’unione europea continentale fondata sul motore ideale Parigi-Berlino-Mosca li relegherebbe immediatamente al ruolo di potenza secondaria. In ogni caso l’ossessione anti-tedesca di certi sovranisti del mio paese mi sembra totalmente anacronistica, frutto di un’idealizzazione romantica della “Francia solitaria”. 

Ma per la Germania è veramente più vantaggioso annettere alla propria sfera di influenza economica (secondo modalità già attuate in occasione della crisi jugoslava) il vasto territorio ucraino, piuttosto che rafforzare la partnership strategica con la Russia di Putin? Conviene a Berlino, in questa fase di gravi tensioni sia nei suoi rapporti con Washington, sia all’interno dell’Unione Europea, aprire un altro fronte ad est?
Io non credo affatto che in Ucraina la Germania stia giocando una partita contro la Russia. Gli ambienti economici tedeschi, ogni giorno più potenti e rispettati dai politici locali, non appoggerebbero mai una simile strategia e per l’attuale governo sarebbe complicato, sia perché è un governo di grosse Koalition, sia perché non è nell’interesse del paese. La SPD ha preteso il ministero degli esteri per Steinmeier. La coppia Steinmeier ministro e Gernot Erler responsabile delle relazioni con la Russia è di nuovo al comando dell’Auswaertiges Amt dal 9 gennaio, come nel periodo 2005-2009. La novità sta nel fatto che il mandato di responsabile delle relazioni con la Russia di Erler comprende anche tutti i paesi dell’ex-URSS, tra cui l’Ukraina. Questo aspetto è molto importante. Egli avrà un peso notevole nell’elaborazione della politica estera tedesca e la sua linea è diametralmente opposta a quella del suo predecessore Andreas Schockenhoff, che si era occupato più di denunciare le violazioni dei diritti umani in Russia che di lavorare ad un partenariato economico e strategico, costruttivo e pragmatico con la Russia e gli stati ex-sovietici. Ciò detto, io penso che la Germania sia assai meno potente di quanto appare: economicamente, perché essa dipende dal suo commercio con i paesi dell’UE; strategicamente, perché essa non può più esercitare un’autentica politica sovrana, come gli Stati Uniti la Russia o la Cina, anche perché essa non ha reali possibilità di proiezione militare esterna come, invece, ancora la possiedono Francia e Gran Bretagna. L’ideale per la Germania sarebbe effettivamente integrare economicamente l’Ucraina, ma non si arrischierà a farlo senza il dovuto riguardo per la Russia: non rischierà di compromettere le sue relazioni privilegiate con Mosca. 

Secondo lei, affidare, come ha fatto l’UE, ad un negoziatore polacco, l’ex-presidente Aleksandre Kwasniewski, la questione ucraina, dimostra più ignoranza storica o uno scomposto desiderio di mortificare la controparte? Ma, soprattutto, è nell’interesse dell’Europa assecondare la pressione americana ai danni di Putin
La scelta di un negoziatore polacco è evidentemente una provocazione controproducente. Assecondare la pressione americana contro Putin non è nell’interesse dell’Unione Europea. Bisogna tuttavia dire che la politica della commissione europea si è quasi sempre assestata su questa linea.
Io penso Bisognerebbe nominare per l’Ucraina un mediatore né occidentale né russo. Qualcuno privo di interessi diretti in questa storia: un mediatore cinese sarebbe, per esempio, pertinente, con l’obiettivo di organizzare un referendum popolare sul destino dell’Ucraina. 

Ma cosa anima maggiormente i manifestanti di Kiev: l’odio anti-russo e l’avversione nei confronti di Yanukovich o il desiderio di entrare a far parte  dell’Unione Europea?
Entrambe le cose, ma quelle manifestazioni sono anche l’espressione di un nazionalismo ucraino… 

Spontaneo?
Ritengo oltremodo sorprendente che un senatore americano, McCain, venga a dare lezioni di democrazia agli europei e soprattutto a sostenere dei manifestanti, una buona parte dei quali è formato da neonazisti! Se si vuole rispettare la democrazia bisogna privilegiare una soluzione referendaria. Ma l’Ucraina è oggetto dai tempi delle dimostrazioni arancioni dell’attenzione interessata di ambienti politico-finanziari che sostengono i dimostranti con lo scopo di determinare una guerra civile e il caos, veri ostacoli alla cooperazione continentale europea. Mi ricorda molto quanto è avvenuto in Siria: caos e guerra civile. 

E dividere l’Ucraina in due (Kiev e l’Ovest all’UE e la parte orientale russofona nella sfera di influenza di Mosca) è una soluzione percorribile o Putin non accetterebbe mai di cedere un metro su questa partita?
Mai, per la Russia l’Ucraina è vitale.