A tu per tu con Giulia Gullotti: Baku, il Caspio e l’Italia

Geopolitica.info ha intervistato Giulia Gullotti, Vice Capo Missione, Capo della Sezione commerciale e della Cancelleria Consolare Ambasciata d’Italia a Baku, sul ruolo strategico dell’Azerbaijan e gli interessi italiani nel Centro-asiatico.  

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Quale è stato, nel corso del 2013, l’elemento di maggiore novità dal punto di vista delle dinamiche geopolitiche regionali nel Centro-asiatico? Si tratta di un elemento di rottura con il recente passato o si evidenzia una continuità con i trend regionali?

Senz’altro un elemento di novità e con implicazioni anche per il nostro Paese è stata la decisione del Consorzio Shah-Deniz lo scorso 28 giugno di scegliere il gasdotto Trans-Adriatic-Pipeline (TAP) quale gasdotto che veicolerà il gas del Mar Caspio in Europa. Si tratta di un progetto di interesse europeo che permetterà all’Unione Europea e all’Italia – dove approderà – di diversificare le fonti energetiche e ridurre le tariffe. La decisione di preferire il TAP al Nabucco West, che avrebbe raggiunto l’Europa attraverso i Paesi europei orientali, è stata guidata da motivazioni di carattere economico, tuttavia non sfugge la portata geopolitica di un progetto che diversificherà il portafoglio di fornitori energetici. L’energia è ormai onnipresente nell’agenda dei policy maker.

Quali sono le questioni regionali ancora pendenti? Possono essere risolte autonomamente dagli attori locali o ritieni sia utile e necessario il ruolo di coordinamento e mediazione di attori internazionali out of area, in primis dell’Unione Europea?

Una delle principali questioni è il dossier Nagorno-Karabakh che oppone l’Azerbaijan e l’Armenia in una contesa che dura dal 1992, a seguito della disgregazione dell’Unione sovietica. Si tratta di un conflitto congelato in cui è impegnata da decenni l’OSCE attraverso il Gruppo di Minsk e che ancora oggi cerca di essere composto attraverso canali diplomatici, ma non si prevede che la controversia possa essere risolta in tempi brevi. Anche l’Unione Europea è attivamente coinvolta nella composizione della disputa attraverso un rappresentante speciale per il Caucaso, Mr. Philippe Lefort che presto concluderà il suo mandato triennale. Un altro dossier caldo è la delimitazione del Mar Caspio che vede contrapposti gli Stati rivieraschi desiderosi di assicurarsi le preziose risorse di questo mare/lago.

Russia, Turchia, Iran, (e Cina): gli attori regionali dal considerevole peso specifico sono diversi e dagli interessi strategici non sempre allineati. Per il prossimo futuro vedi più probabili scenari di cooperazione o di (sana) competizione tra questi paesi, e su quali specifici dossier?

Un dossier che potrebbe vedere la cooperazione regionale è l’Afghanistan, poiché tutti gli attori citati hanno l’interesse ad una Kabul pacificata. In tal senso sono in cantiere diversi progetti per risollevare economicamente il Paese, quale il TAPI. L’Azerbaijan è impegnato con delle divisioni nella forza Isaf della Nato e potrebbe fungere da punto logistico per il piano di disimpegno che avrà luogo a partire dal 2014.

La storia azera è fortemente sincretica, credi che l’Azerbaijan possa diventare nel prossimo decennio un modello di integrazione per altri Paesi che ancora faticano a trovare degli equilibri interni stabili?

Sicuramente l’Azerbaijan rappresenta un modello di integrazione e di convivenza, oltre all’estrema tolleranza religiosa che vige nel Paese. Come la Turchia potrebbe fare da modello ad altri Paesi della regione.

Perché l’Azerbaijan non ha ancora aderito all’Organizzazione Mondiale del Commercio, e come si riflette questa situazione sulle relazioni commerciali italo-azere?

L’Azerbaijan non è membro del WTO, né è verosimile che lo diventi nel breve-medio termine. Funzionale all’obiettivo della riduzione della dipendenza dalle risorse energetiche è l’ingresso del Paese nel WTO, che il Governo azero persegue da oltre quindici anni (dal 1997). Il negoziato in corso conferma la sua complessità e non sembra al momento verosimile una sua conclusione in tempi ragionevolmente brevi. Ciò anche alla luce della richiesta di Baku di essere ammessa all’Organizzazione con lo “status” di Paese in Via di Sviluppo, che consentirebbe al Governo azero di continuare a sussidiare alcuni settori dell’economia nazionale proteggendoli dalla concorrenza internazionale. Per quanto riguarda le relazioni bilaterali, l’Italia potrebbe beneficiare dell’entrata nel WTO per la conseguente riduzione delle tariffe doganali e una maggiore protezione dalla contraffazione dei prodotti made in Italy.

Quali sono i principali interessi italiani in Azerbaijan? Siamo stati in grado negli anni di ritagliarci un settore di interscambio privilegiato, facendo leva sulle eccellenze italiane, o soffriamo la competizione dei nostri partner europei?

Tassi di crescita dinamici, ricchezza di fonti energetiche, presenza di un Fondo Sovrano (SOFAZ) con ampie disponibilità di investimento, fanno dell’Azerbaijan un mercato di estremo interesse per le nostre imprese. I rapporti bilaterali sono intensi e in crescita. Siamo da sei anni il primo cliente del Paese, con un interscambio pari a 7,5 miliardi di euro nel 2012 – assorbendo il 23% delle esportazioni azere (per un valore pari a 7,1 miliardi di euro), – e rappresentiamo il suo nono fornitore (per un valore pari a 401 milioni di euro nel 2012).

L’attrattività dell’Italia come sinonimo di qualità della vita e del lusso da parte della clientela azera costituisce senz’altro un asset per gli obiettivi di espansione e di penetrazione commerciale del mercato nazionale azero. I campi di possibile approfondimento nelle relazioni economiche sono molteplici, nel settore delle costruzioni, dell’ingegneria civile, delle infrastrutture, dei macchinari, dell’agroalimentare e del tessile-abbigliamento. 

La destinazione prioritaria degli investimenti italiani rimane il settore energetico, dove primeggia la SAIPEM (Gruppo ENI), e il settore delle costruzioni (Todini-Salini). La presenza italiana si sta rafforzando nel settore del design d’interni, delle infrastrutture alberghiere e di intrattenimento, nei settori ad alto contenuto tecnologico (Finmeccanica), nel comparto agroalimentare-vinicolo, nel settore bancario (Unicredit possiede il 50% della Banca azera YapiCredi).

Il Caspio, lago o mare? Non è una questione di interesse puramente geografico, ma ha risvolti anche di diritto internazionale.  Nella seconda metà del 1400 l’Ambasciatore della Serenissima in Iran Ambrogio Contarini era solito definirlo il mare di Baku. Oggi i paesi costieri discutono diverse ipotesi su come definire le rispettive aree di pertinenza. Quali ritieni siano le soluzioni più percorribili nel prossimo futuro, anche in ragione delle critiche condizioni ambientali del bacino idrico?

Si tratta di una querelle giuridica di grandi implicazioni a fronte delle importanti risorse di idrocarburi della regione del Caspio. La questione è stata oggetto di diverse commissioni internazionali ed esiste un forum di dialogo sul Caspio fra i Paesi rivieraschi. Ritengo che la soluzione che verrà privilegiata sarà quella di accordi bilaterali fra i vari Paesi, come già in vigore fra Azerbaijan e Kazakhstan.

Baku è stata uno snodo importante della via della Seta, ora è il baricentro di un avveniristico progetto di infrastrutture per collegare Pechino a Berlino in dieci giorni via terra. Qual è la caratteristica della città, sospesa tra modernità e tradizione, che ti colpisce di più nella vita di tutti i giorni? 

Sebbene incastonato fra il Caucaso e il Caspio, a poca distanza dalla così europea Georgia, l’Azerbaijan racconta una storia diversa.  Eredità di sovietica memoria e capolavori architettonici di designer di fama mondiale come Norman Foster e Zaha Hadid si alternano nella capitale fra i viali alberati e le fontane sul lungomare del Caspio, in un affascinante mix che ricorda a tratti la luccicante Dubai ed al contempo una tradizionale cittadina mediorientale. Forse è esagerata la definizione di New York dell’est, impropria l’espressione di Dubai del Caucaso, ma è certo che Baku guarda verso Occidente e al futuro con nuovi occhi, affidando le sue fortune a gas e petrolio. Ciò che mi colpisce di più nella vita quotidiana è il contrasto tra questa dinamica modernità e la forte tradizione a cui è ad oggi ancorato il Paese.