Trump, l’Iran e l’Arabia Saudita: scenari di disordine regionale

Analizzando i fatti delle ultime settimane, si può tracciare un filo comune che fa emergere problematiche e criticità di non poco conto: da una parte il viaggio di Donald Trump in Arabia Saudita, con il conseguente accordo per 110 miliardi di dollari per la vendita di armi ai sauditi. Poi, gli attacchi terroristici a Manchester e Londra, con quello fallito di Parigi. E ancora l’esclusione – in termini politici, economici e diplomatici – del Qatar dalle dinamiche del golfo e mediorientali, guidata anzitutto della grande potenza regionale saudita. Infine, gli attacchi odierni a Teheran rivendicati dallo Stato Islamico.

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Ora, il quadro che a molti fino a ieri risultava nebuloso appare assai più chiaro. Pochissimi tra gli osservatori di questioni geopolitiche si sono posti la questione della reale destinazione d’uso di quelle armi. Molti hanno letto l’accordo Usa-Arabia Saudita solo nei termini di un prolungamento degli storici e proficui rapporti tra i due paesi. Alcuni hanno sottolineato anche l’ipocrisia del legame, stipulato sulla scorta di un discorso chiaro del Presidente Trump, poiché sebbene il contributo all’Isis da parte delle monarchie del Golfo sia stato negli ultimi anni noto a tutti, si è trattato di una sorta di consegna della questione del terrorismo islamista al principale paese regionale, col fine ultimo di sconfiggere ogni germe dello Stato Islamico.

L’obiettivo dichiarato era questo, anche se in molti hanno rimarcato la strategia, in profonda discontinuità rispetto all’Amministrazione Obama, di ridimensionamento del ruolo dell’Iran a favore di un’affermazione dell’Arabia Saudita nelle dinamiche politiche, economiche e religiose della regione mediorientale.

I fatti di Teheran ci chieriscono ancor più lo scenario, che rischia di diventare incontrollabile nel breve e medio periodo. Tra i molti insuccessi della politica estera di Obama, infatti, si poteva contare almeno su una mossa positiva: la distensione dei rapporti con l’Iran, ora minacciati dalle mosse di Trump. Gli accordi con l’Arabia Saudita e la relativa vendita di armi sembrano servire infatti a supportare il governo saudita per il controllo di quell’area geopolitica, demandando quasi del tutto al mondo islamico la risoluzione delle questioni islamiste, poste anche dal conflitto interno all’Islam tra sciiti e sunniti, a favore di questi ultimi. Con un azzardo enorme, che diventa un rischio potenzialmente incontrollato: portare in rilievo un’unica leadership, alla quale si richiede di ripristinare l’ordine regionale, nel tentativo di limitare i danni provocati dall’Occidente e dall’interventismo statunitense prima in Iraq e Afghanistan, poi in Siria e Libia.

Il rischio, però, appare assai maggiore rispetto alle scommesse: anzitutto di gettare benzina su un fuoco che è già molto alto e di accendere micce di ulteriore disordine regionale. Appoggiando militarmente l’Arabia Saudita si celano infatti due enormi criticità che hanno nel rafforzamento del fronte sunnita il loro comun denominatore. Da una parte questo può comportare l’apertura di un ulteriore fronte bellico in Iran, come anche i fatti delle ultime ore ci stanno a dimostrare. E, dall’altra parte, il contributo militare a Riad può significare un rafforzamento del Califfato e delle sue postazioni grazie all’implicito supporto dei paesi del Golfo, con l’apertura di un ulteriore fronte – fatto di attacchi e incursioni terroristiche – proprio in Iran. Questo potrebbe significare una maggiore polarizzazione delle posizioni tra Iraq e Siria, con il rischio di ulteriore difficoltà nel dirimere i nodi della guerra civile siriana, con il ruolo della Russia nella regione che non potrà non essere considerato.

L’appoggio degli Usa all’Arabia Saudita e il rifornimento di mezzi militari fanno presagire dunque un aumento della crisi mediorientale, più che una sua più rapida risoluzione, con un pericolo su tutti: che a divenire potenza regionale leader sia chi, in questa o in una fase successiva, sarà pronto a finanziare le azioni dello Stato Islamico e a favorirne l’affermazione.