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Trump ha tradito Reagan, la mossa di Biden per spaccare il fronte conservatore

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Ronald Wilson Reagan, quarantesimo Presidente degli Stati Uniti, rappresenta ancora oggi una delle figure politiche più popolari del Novecento, nonché un’icona del movimento conservatore americano e mondiale. Tuttavia, la reale figura di Reagan risulta essere estremamente differente rispetto all’attuale destra americana, la quale difficilmente si riconoscerebbe nel quarantesimo POTUS. In virtù di ciò, il presidente Biden sta utilizzando una sottile tecnica, impiegare la figura di Reagan per dividere il fronte conservatore.

Il grande comunicatore 

L’elezione di Ronald Reagan alla presidenza degli Stati Uniti viene spesso rappresentata come un momento di grande riallineamento politico. Passato alla storia come “il grande comunicatore”, in virtù della sua grande ars oratoria, Reagan è stato il primo Presidente espressione del movimento conservatore americano e gli otto anni della sua presidenza hanno visto l’adozione di numerosi provvedimenti di natura economica e sociale che avrebbero rappresentato la ricetta politica dei conservatori statunitensi negli anni a venire. In relazione alle politiche economiche, il presidente Reagan condusse una forte deregulation del settore finanziario e della burocrazia, adottando contestualmente un forte taglio delle aliquote fiscali e una generale riforma del sistema fiscale stesso. Sul fronte commerciale, la sua politica venne incentrata sul libero commercio, culminando con la firma del Canada US Free Trade Agreement, il quale avrebbe spianato la strada per la formazione del NAFTA. Tuttavia, il Presidente Reagan non si astenne dall’utilizzo di strumenti di pressione economica per tutelare le imprese americane come nel caso della limitazione dell’export di automobili nipponiche. Sotto il profilo sociale, il grande comunicatore si distinse per l’adozione di provvedimenti dal carattere fortemente conservatore quali il Drinking Minimum Age Act of 1984, l’Anti Drug Abuse Act of 1986 e soprattutto il taglio dei finanziamenti ai programmi di pianificazione familiari internazionali praticanti aborto.

Tuttavia, la figura politica di Ronald Reagan risulta essere nettamente più complessa. I due mandati del grande comunicatore hanno infatti visto una forte espansione dei diritti civili adottata mediante il Rehabilitation Amendments Act del 1984 e il Fair House Amendments Act of 1988. Contemporaneamente, l’Amministrazione Reagan condusse una politica estera estremamente interventista, fornendo un rilevante supporto a numerosi gruppi armati anticomunisti, quali i Mujahideen afghani, i quale avrebbero addirittura visto una propria delegazione ospitata alla Casa Bianca. Il presidente Reagan risultò inoltre molto aperto sul tema dell’immigrazione e dell’accoglienza dei rifugiati. Già nel 1977, durante un discorso radiofonico, il futuro presidente notò come le mele a New York stessero marcendo poiché i giovani americani non volevano raccoglierle, asserendo che gli immigrati potessero essere molto utili nello svolgere i lavori che i giovani americani non erano più intenzionati a fare. L’Immigration Reform and Control Act of 1986 pur incrementando i controlli alla frontiera legalizzò oltre due milioni di immigrati aventi fedina pulita entrarci illegalmente. L’enorme supporto di Reagan all’immigrazione è ben rappresentato dal suo ultimo discorso come Presidente degli Stati Uniti. In ultima analisi, il grande comunicatore rappresentò anche un esempio di tolleranza religiosa, asserendo che cristiani, ebrei e musulmani fossero tutti figli dello stesso Dio. Il forte cambiamento politico portato dal grande comunicatore nel Partito Repubblicano venne sottolineato da Irving Kristol nel suo articolo America’s Exceptional conservatism, il quale notava come Reagan avesse reso omaggio al Presidente Franklin Delano Roosevelt.

La grande contraddizione 

Nel 2016 l’ascesa di Donald Trump, politico espressione della profonda insoddisfazione di numerosi segmenti della società americana, ha segnato un nuovo riallineamento politico nella destra statunitense e nella politica americana in generale, un riallineamento che ha portato il Partito Repubblicano lontano dalle posizioni del presidente Reagan. Sebbene le due figure siano spesso state accostate in virtù del loro carattere anti-establishment, nonché dello stesso slogan elettorale, Make America Great Again, nei fatti il “trumpismo” e il “reaganismo” risultano in realtà profondamente divergenti. Il principale punto di congiunzione tra le due correnti è rappresentato dal conservatorismo sociale, il quale tuttavia risulta essere il prisma attraverso il quale gli individui vedono la società e non un elemento in grado di “fondere” due mondi così differenti. Donald Trump ha infatti basato la propria piattaforma politica su posizioni fortemente anti-immigrazioniste e protezionistiche, difficilmente compatibili con quelle del presidente Reagan. Il Tycoon si è abbandonato a dichiarazioni piuttosto controverse nei confronti della religione islamica e ha spesso fatto appello per una politica estera meno interventista. 

Le differenze tra Donald Trump e Ronald Reagan, tuttavia, non si limitano al solo piano “pratico”, bensì anche al piano “filosofico”. Il grande comunicatore si faceva infatti portatore di un messaggio sostanzialmente ottimistico sulla natura umana e, di conseguenza, sulle prospettive future degli Stati Uniti. Il Tycoon ha invece sempre tenuto un atteggiamento piuttosto pessimistico, al fine di dare maggiore forza al proprio messaggio politico. In ultima analisi, i due leader differiscono notevolmente anche nella maniera di relazionarsi al sistema istituzionale statunitense. Il presidente Reagan si è infatti sempre distinto per un forte rispetto del sistema di check and balance americano, come dimostrato dalla sua opposizione al Balanced Monetary Policy Act of 1982, il quale avrebbe ridotto l’autonomia del presidente della Federal Reserve Paul Volcker. Viceversa, il Tycoon ha più volte mostrato una certa insofferenza dei confronti del sistema istituzionale a stelle e strisce, insofferenza culminata con la decisione di istituire una nuova categoria di dipendenti federali, la Schedule F

Il grimaldello 

L’exploit di Donald Trump ha rappresentato il culmine di un processo di trasformazione della base elettorale del Partito Repubblicano, la quale risulta profondamente differente rispetto alla controparte degli anni Ottanta, nonché portatrice di istanze sotto molti aspetti divergenti. La violenta arringa di Kari Lake contro il Senatore John McCain, forse la figura politica le cui idee risultano maggiormente affini a quelle del presidente Reagan, ha rappresentato una netta cesura rispetto al passato del Partito Repubblicano. Tali asimmetrie sono prepotentemente emerse a seguito dell’attacco al Campidoglio del 6 gennaio 2021 e la postura decisamente ostile nei confronti dell’invio di aiuti all’Ucraina adottata da numerosi esponenti del GOP, incluso lo stesso Trump. Le recenti primarie presidenziali del GOP sono state caratterizzate dalla partecipazione di Nikki Haley, candidata schierata su posizioni fortemente reaganiane. Quest’ultima ha visto il proprio supporto elettorale provenire prevalentemente da elettori indipendenti, ottenendo percentuali abbastanza risicate tra gli elettori registrati come repubblicani. Tale risultato è stato considerato da molti come il definitivo epitaffio del partito di Reagan. L’attuale processo di riallineamento politico affrontato dagli Stati Uniti ha determinato uno spostamento degli elettori reaganiani, sempre più lontani dall’attuale base elettorale repubblicana, verso il bacino degli indipendenti. Tale stato di cose ha generato una grande opportunità politica per il Presidente Biden, la cui piattaforma politica pur risultando estremamente lontana da quella di Reagan sulle tematiche sociali, si presenta tuttavia largamente compatibile ad essa in relazione alla postura statunitense sul sistema internazionale. In virtù di ciò, l’attuale inquilino della Casa Bianca sta attualmente impiegando la figura di Reagan come parte del proprio messaggio politico, al fine di sfruttare le contraddizioni tra le varie anime dello schieramento conservatore americano e portare dalla propria parte gli elettori della Haley, un bacino elettorale dall’importanza cruciale nelle presenti elezioni. Ad oltre quaranta anni dalla fine della sua presidenza e a vent’anni dalla sua morte, Ronald Reagan potrebbe ancora risultare decisivo per influenzare i futuri equilibri politici statunitensi.

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