Trump contro Biden

La competizione tra Biden e Trump si sta facendo sempre più dura. Nelle ultime settimane Biden ha ricevuto ulteriori endorsement: quello di Nancy Pelosi e di Hillary Clinton mentre Alexandria Ocasio-Cortez ha esplicitamente affermato che a novembre voterà per lui. Dall’altra parte Trump, sta provando a ridurre le forti critiche ricevute per la gestione del Covid-19. Il livello di popolarità del presidente sta avendo un andamento altalenante: se a marzo la sua popolarità era ai massimi storici, da aprile è calata vertiginosamente per poi risalire nelle ultime settimane.

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Pelosi e Clinton danno il loro endorsement a Biden

La Speaker della Camera dei Rappresentanti ha dato il suo endorsement a Biden con un video pubblicato il 27 aprile sui suoi social media. Nel video, Pelosi ha raccontato di come l’ex vicepresidente sia un uomo che abbia una grande leadership, portando il caso dell’Affordable Act. “Di fronte alla sfida del coronavirus, Joe è stato la voce della ragione e della resistenza, ed ha un piano chiaro per portarci fuori dalla crisi” ha affermato la Speaker. Il giorno dopo è poi arrivato anche l’endorsement di Hillary Clinton, Segretario di Stato della prima amministrazione Obama. Clinton ha definito Biden un amico e una figura che si è “preparata per questo momento per tutta la vita”, mentre ha definito il presidente Donald Trump un uomo talmente mal preparato a diventare “comandante in capo” che sembra che stia solo recitando il ruolo in televisione. “Voglio aggiungere la mia voce alle tante altre che ti hanno sostenuto come nostro presidente” ha detto l’ex segretario di Stato. Ha poi sostenuto, in riferimento al coronavirus, che “questo è un momento in cui abbiamo bisogno di un leader, un presidente, come Joe Biden”. Il suo endorsement è arrivato dopo quelli di Sanders, Warren, Obama, Al Gore e Pelosi, un chiaro segnale il Partito Democratico sta cercando di ritrovare una propria unità per compattarsi dietro la candidatura di Biden. Tutto ciò è anche un modo di dare all’ex vicepresidente maggiore attenzione mediatica, in un momento in cui i riflettori sono tutti rivolti verso il presidente Trump.

Anche la deputata progressista Alexandria Ocasio-Cortez, AOC per i suoi sostenitori, ha dichiarato che a novembre intende votare per Joe Biden. L’annuncio è arrivato durante un livestream con il rapper Fat Joe. “Ho sempre detto che intendo appoggiare il candidato democratico a novembre, ma questa è probabilmente la prima volta che l’ho detto apertamente”. Proprio di recente Ocasio-Cortez si era lamentata del fatto che Biden, o comunque il suo staff, non l’avesse ancora contattata per chiederle il suo supporto per novembre. Le parole della deputata di New York si aggiungono agli endorsement di Sanders e Warren, segno che anche la parte più progressista del Partito Democratico si stia schierando dalla parte di Biden con un unico obiettivo: quello di sconfiggere Donald Trump. 

Biden annuncia il Comitato di selezione del vicepresidente

Giovedì la campagna presidenziale di Biden ha lanciato ufficialmente il comitato di selezione dei “compagni di corsa”. L’ex senatore statunitense Christopher J. Dodd, la deputata del Delaware Lisa Blunt Rochester, il sindaco di Los Angeles Eric Garcetti e Cynthia C. Hogan, ex consigliere della Casa Bianca e del Senato di Biden, sono i quattro co-presidenti di questo Comitato. “Questi quattro co-presidenti riflettono la forza e la diversità del nostro partito e forniranno una visione e delle competenza straordinarie su quello che sarà un rigoroso processo di selezione e verifica”, ha dichiarato la responsabile della campagna Jen O’Malley Dillon in una nota scritta. “Sto cercando qualcuno che sia un partner in questo progresso. Qualcuno che sia simpatico, e che sia pronto a diventare presidente in un attimo”, ha detto Biden durante raccolta fondi virtuale all’inizio di questo mese.

In una recente analisi della CNN, Kamala Harris, senatrice della California, è stata messa al primo posto tra le papabili per la vicepresidenza di un’ipotetica amministrazione Biden. Ad ogni modo la Harris è considerata favorita un po’ da tutti gli addetti ai lavori, anche se un recente sondaggio di YouGov ha rilevato che il 36% degli elettori democratici vorrebbe la Warren come vicepresidente (Harris al secondo posto del sondaggio con il 19%). Warren, oltre ad essere la prima scelta tra i democratici bianchi e liberal, sarebbe la prima scelta anche tra i democratici neri. 

Ma perché la scelta del vicepresidente è così importante per Biden? Lo spiega chiaramente il New York Times. Secondo il quotidiano americano il vicepresidente scelto dal 77enne democratico potrebbe essere il candidato per le presidenziali del 2024. Biden finirebbe il mandato ad 82 anni e lui stesso si è definito un “candidato di transizione”. Se Biden dovesse vincere e decidesse di non candidarsi per un secondo mandato, è possibile che la nomination del partito non sia in palio per i prossimi 12 anni. La scelta, dunque, potrebbe determinare l’agenda dei democratici per il prossimo decennio.

La strada per le presidenziali

Nelle ultime settimane gli alleati di Joe Biden sono apparsi preoccupati riguardo al fatto che la campagna dell’ex vicepresidente rischia di non essere in grado di competere con il colosso della raccolta fondi del presidente Trump. Un’analisi del New York Times ha rilevato che la campagna di Trump e il Comitato nazionale repubblicano (RNC) hanno un vantaggio di 187 milioni di dollari rispetto alla campagna di Biden e al Comitato nazionale democratico (DNC). “Biden non ha un forte apparato di raccolta fondi di base. Ora non ha nemmeno più gli eventi di persona a cui andare, solo questi eventi su Zoom. Abbiamo perso con tutti i soldi raccolti da Hillary Clinton. Come possiamo vincere con meno?”, ha detto un suo collaboratore a The Hill.

Stando ad un’analisi di Joshua Sandman per The Hill, l’attuale gestione caotica dell’emergenza relativa al Covid-19 da parte dell’Amministrazione Trump potrebbe essere uno dei motivi cardine di un’eventuale sconfitta. Però, secondo la proiezione fatta dal Professor Sandman, Trump potrebbe ottenere 249 voti elettorali contro i 248 di Biden. Tre Stati – Arizona, Pennsylvania, e Wisconsin – sono i cosiddetti “stati confusi” in cui Trump ha vinto nel 2016 e potrebbe rifarlo nel 2020. Diversi fattori possono andare a favore dell’attuale Presidente. Il suo avversario, l’ex vicepresidente Joe Biden, non ha un buon repertorio rispetto ai dibattiti e ai discorsi durante le campagne elettorali, con spesso diverse gaffe e discorsi poco sensati che gettano ombra su quanto da lui detto. Inoltre, nonostante l’endorsement ricevuto da parte di Bernie Sanders, è probabile che la parte di elettorato più schierato su temi di sinistra possa decidere di non votare per il candidato democratico in pectore. 

Altra cosa importante, Trump mantiene la lealtà della sua base – la classe lavoratrice bianca e i cristiani evangelici non istruiti e i conservatori sociali e culturali. Il suo sostegno tra gli elettori bianchi è particolarmente forte nel “campo di battaglia” del Mid-West, del sud-ovest, dell’ovest e del sud e negli Stati competitivi, come Florida, Iowa, Ohio, Carolina del Nord, Nevada, Minnesota e Michigan. In aggiunta, il sondaggio mostra un livello costantemente alto di sostegno tra i repubblicani tradizionali. La maggior parte dei suoi sostenitori vede le critiche sul modo in cui Trump gestisce la crisi del virus come parte dei continui sforzi dei media per provare a contrastare il presidente.

Trump, quindi, secondo questa analisi, può andare nuovamente alla Casa Bianca senza vincere il voto popolare. Ma quale potrebbe essere la ricetta giusta, da parte di Biden e dei Democratici, per battere l’attuale Presidente?

Joshua Sandman propone una visione d’insieme che possa essere calzante per le classi lavoratrici e agli elettori con un basso livello d’istruzione, che trovano poco appetibile una visione autoreferenziale che guarda solo alla globalizzazione, all’innovazione tecnologica e digitale senza però pensare a salvare milioni di posti di lavoro messi a rischio da questi fenomeni.

Passiamo ora a qualche cifra. L’istituto Gallup ha pubblicato il sondaggio bisettimanale sulla popolarità del tycoon. Il suo tasso di approvazione, dopo un calo vertiginoso nella prima metà di aprile, torna al 49% (+6), ossia lo stesso livello di un mese fa e quindi il massimo raggiunto nel corso della sua presidenza. Il tasso di disapprovazione scende al 47% (-7 rispetto a due settimane fa), mentre a fine marzo era al 45%. Questi ottimi risultati sono dovuti principalmente ad un aumento di popolarità tra gli elettori indipendenti: 47% (+8), corrispondente al miglior risultato ottenuto in questo gruppo da quando è in carica. Tra i repubblicani il tasso rimane alto e stabile (93%) e tra i democratici c’è un fisso 8%. 

L’ultimo sondaggio di Morning Consult, che tiene traccia della corsa presidenziale, ha rilevato che Biden ha perso un punto rispetto alla scorsa settimana, pur rimanendo in testa con il 46%. Il presidente invece segue con un continuo 42%, ma come ben sappiamo il dato nazionale riflette il valore del voto popolare che è indirettamente legato alla conquista della presidenza: basti pensare alla vittoria di Trump nel 2016.

Mercoledì scorso il tycoon ha detto a Reuters che non crede ai sondaggi che mostrano il suo avversario, Joe Biden, in testa alla corsa del 2020 per la Casa Bianca. Durante un’intervista all’interno dell’Ufficio Ovale, il presidente repubblicano ha dichiarato di non aspettarsi che le elezioni costituissero un referendum sulla gestione della pandemia di coronavirus e ha aggiunto di essere sorpreso che l’ex vicepresidente stesse facendo bene. “Non credo ai sondaggi”, ha detto Trump. “Credo che la gente di questo paese sia intelligente. E non penso che voteranno per un uomo incompetente”.

Trump ha criticato, inoltre, il decennio di Biden come senatore degli Stati Uniti e vicepresidente dell’amministrazione Obama. “Non intendo incompetente a causa di una condizione che ha ora. Voglio dire, è incompetente da 30 anni. Tutto ciò che ha mai fatto è stato male. La sua politica estera è stata un disastro”, ha detto il tycoon.

La sfida tra Trump e Biden è sempre più accesa ma è sicuramente troppo presto per fare previsioni. Ovviamente l’eventuale riconferma di Trump si gioca sulla gestione del Covid-19 e sulla possibilità di mantenere quegli swing states che quattro anni fa lo hanno votato, senza dimenticare il Michigan, Stato chiave per la rielezione del presidente in carica, in cui la lotta tra i due è serratissima.  

Alessandro Savini,
Geopolitica.info