Tre incognite internazionali per il Presidente rieletto

Si sono concluse da poche ore le elezioni per il rinnovo del Cremlino, il palazzo presidenziale russo che ormai dal duemila, con la breve parentesi del delfino Dmitrij Medvedev, ha registrato la sola presenza di Vladimir Putin.

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Quella del leader russo è più che una longeva carriera politica e le recenti consultazioni non hanno che confermato la popolarità di colui che in occidente viene definito il nuovo Zar. L’obiettivo per il presidente non era di certo vincere poiché l’esito non è mai stato in alcun modo in discussione; la vera partita si basava sulla percentuale di gradimento e sull’affluenza al voto che di fatto avrebbe indicato al resto del mondo, quanti cittadini russi non hanno voluto mancare di idolatrare la propria guida. Certo Putin gode di oggettive difficoltà nelle relazioni estere ma il quadro che si è delineato dentro i propri confini presenta uno scenario diametralmente opposto.

Con una percentuale di elettori che lo hanno indicato vicina al 75% circa ed un’affluenza del 65%, l’ascesa a Mosca del proprio presidente pare inarrestabile nonostante i quasi vent’anni di dominio delle scene. Non solo. Con la riforma costituzionale varata dal parlamento di Mosca le prossime elezioni saranno tra sei anni lasciando spazio ad una possibile nuova riforma costituzionale che potrebbe permettere a Putin di rimuovere il limite dei mandati presidenziali. La vera sfida di Putin quindi non si gioca di certo dentro i confini di casa ma sul fronte estero ed in questo caso i non facili dossier su cui lo zar dovrà dimostrare le sue reali capacità sono almeno tre.

I rapporti con l’Europa sono ai minimi storici dai tempi della caduta del muro e, nonostante le oggettive difficoltà dei leader del vecchio continente, il Cremlino sembra non riuscire ad instaurare rapporti durevoli e di lungo termine. Lo scontro con Londra, per il recente avvelenamento ai danni della ex spia comunista Sergej Skripal, ha avuto il paradossale effetto di compattare l’intero continente in una ferma condanna contro Mosca. Contestualmente nelle relazioni politiche il Cremlino non trova partner autorevoli e dopo aver scommesso sulla carta Le Pen a Parigi questa ha “tradito” la dottrina dell’euro scetticismo per svoltare con forza verso gli eredi di De Gaulle. Anche i rapporti con Roma saranno oggetto di studio ed in questo caso Putin dovrà decidere se provare a scommettere sull’imprevedibile fronte sovranista guidato da Salvini e Di Maio o affidarsi ai più saggi consigli dell’amico Berlusconi.

Il secondo fronte su cui lo zar è atteso da importanti decisioni è quello siriano. Secondo i dati ufficiali il conflitto scoppiato nel 2011 “vanta” record agghiaccianti. Mezzo milione di morti e più di dieci milioni di rifugiati per una guerra civile che pare non voler mai giungere ad una fine. La sua fedele amicizia nei confronti di Assad non può esimerlo dal constatare che il tempo del dittatore siriano sia giunto al termine con la consapevolezza, però, che il ruolo di Mosca dovrà essere fondamentale per evitare che il paese sprofondi nelle mani di gruppi legati a reti terroristiche internazionali.

Infine sarà interessante capire cosa avverrà oltre l’Atlantico. Il “quasi amico” Trump vive momenti non facili e la scelta di rimuovere l’ex segretario di stato Tillerson in favore del conservatore ortodosso Mike Pompeo parrebbe presagire ulteriori difficoltà nei rapporti tra Washington e Mosca. Eppure Trump e Putin hanno bisogno l’uno dell’altro e non possono in alcun modo esasperare quel precario equilibrio che permette ad entrambi di tenere un canale diretto per determinare le mosse sullo scacchiere geopolitico internazionale.

Non sono di certo quindi questioni interne che dovranno provare le capacità di Vladimir Putin di passare alla storia come colui che ha modernizzato la Russia. Mancano tre mesi esatti alla prima partita calcistica della nazionale di Mosca ai campionati organizzati dal Presidente sul proprio territorio e Putin non deve permettersi di guardarla in tribuna d’onore senza avere al fianco i principali leader a politici mondiali. Sarebbe uno smacco per il suo paese e per lui se non riuscisse a dimostrare le proprie capacità politiche.