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TematicheAmbiente, Infrastrutture ed EnergiaLe prospettive della transizione energetica cinese: sfide e traguardi 

Le prospettive della transizione energetica cinese: sfide e traguardi 

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Muovendo i primi passi in un mondo post-pandemico, (escludendo la rigorosa politica interna Zero-Covid perpetrata da Pechino) il PCC sta promuovendo il suo piano di transizione energetica come una delle sue campagne più sostanziali e prioritarie di sempre, prefissando ambiziosi traguardi e commisurati investimenti nel breve/medio periodo. Gli enormi avanzamenti già raggiunti dalla Cina su questo fronte procedono però congiuntamente a correlati problemi strutturali legati all’efficienza della sua rete energetica, che ne limitano il successo. 

Chi supera la Cina? I traguardi del motore verde cinese 

La Cina negli ultimi decenni ha profondamente potenziato la sua performance relativa alla produzione di energia rinnovabile, alla sostenibilità ambientale e allo sviluppo sostenibile. Va considerato che la crescita economica media del 6,5% registrata in Cina negli ultimi 10 anni è stata alimentata da un incremento annuo del consumo di energia di appena il 3%; e che le emissioni di CO2 per unità di PIL sono crollate del 34% nello stesso periodo. Dal 2012 al 2022, la copertura forestale in Cina è passata dal 20% al 23%, rappresentando il 25% del totale della nuova terra convertita in foresta nel mondo (State Council Information Office PRC, 13 giugno 2022). Affermare che oggi lo stato asiatico sia divenuto un indiscusso colosso nella produzione e nell’avanguardia dello sviluppo di energia rinnovabile non è un eufemismo. Le centrali idroelettriche, grandi e piccole, ammontavano a 20 GW nel 1980, circa il 30% della capacità di produzione di energia elettrica installata in Cina. Nel 2019, la capacità idroelettrica installata aveva raggiunto più di 358 GW, seguita dall’eolico con 210 GW, dal solare con 204 GW e da altri che si combinavano per 22 GW. Il totale rappresentava il 39,5% della capacità di generazione della Cina, con idroelettrico per un totale del 17,8%, eolico del 10,4%, solare del 10,2% e altre tecnologie (principalmente biomasse) poco più dell’1,1% (World Bank, 2021). Facendo un confronto per dare l’idea delle grandezze in questione, in UE l’installazione solare totale ammontava a 164,9 GW alla fine del 2021, con un incremento record di 25,9 GW rispetto all’anno precedente. D’altro canto, nello stesso momento in Cina risultavano installati 306 GW di capacità fotovoltaica: quasi il doppio.

La Cina è già da anni leader indiscusso nella produzione di energia rinnovabile. Attualmente è il più grande produttore mondiale di energia eolica e solare e il più grande investitore domestico ed estero nel settore delle energie pulite; quattro dei cinque maggiori accordi mondiali sull’energia rinnovabile sono stati conclusi da società cinesi nel 2016; all’inizio del 2017, la Cina già possiedeva cinque delle sei maggiori aziende produttrici di moduli solari del mondo e il più grande sviluppatore mondiale di turbine eoliche (CSIS). Pechino ha registrato una crescita costante della capacità di energia rinnovabile nel 2021, secondo i dati della National Energy Administration. Entro la fine dello scorso anno, la capacità installata di energia rinnovabile del Paese ammontava a 1,06 miliardi di kilowatt, pari al 44,8% della capacità totale di generazione di energia installata (NDRC, 8 Marzo 2022). Anche nello sviluppo di fonti energetiche rinnovabili combinate, la Cina di Xi si colloca all’avanguardia dello spettro produttivo: a inizio giugno la prima centrale elettrica ibrida del paese è entrata pienamente in regime nella città di Wenling, nella provincia dello Zhejiang nella Cina Orientale. La struttura implementa in congiunzione sia l’energia solare che quella delle maree per generare elettricità, marcando l’ultimo approccio del paese allo sfruttamento di due fonti di energia verdi in modo complementare. È stimato che l’impianto garantisca i bisogni energetici di 30.000 famiglie, risparmiando 28.000 tonnellate di carbone e riducendo l’emissione di circa 76.600 tonnellate di anidride carbonica l’anno (CGTN, 2 giugno 2022).

Obiettivi notevoli per un Paese altamente energivoro  

Pechino ha di recente affermato che un terzo del totale dell’energia elettrica prodotta in Cina deriverà da fonti rinnovabili entro il 2025. Questo sarebbe un traguardo eclatante considerando che nel 2015 l’energia elettrica prodotta tramite rinnovabili si attestava attorno al 24% (Our World In Data). Questo segnerebbe un incremento del 40% in 10 anni fino al 2025. 

Secondo l’Agenzia Internazionale dell’Energia, il 36% e il 40% della crescita mondiale dell’energia solare ed eolica nei prossimi cinque anni proverrà dalla Cina.(Financial Times, 16 Gennaio 2017). Pechino mira a raggiungere il picco delle emissioni nel 2030 (anche se è previsto riesca a conseguirlo in anticipo), e una completa transizione energetica nel 2060. Guardando a questi obbiettivi, diversi colossi cinesi hanno dichiarato di raggiungere la carbon neutrality entro il 2030, tra cui Tencent Holdings, Alibaba e Baidu (Reuters, 24 febbraio 2022). 

Recentemente, Xi ha annunciato di voler raggiungere una capacità produttiva combinata di energia eolica e solare pari a 1200KW entro il 2030, raddoppiando quindi l’attuale capacità energetica del paese. Questo obbiettivo colossale verrebbe a compimento grazie a vari progetti mastodontici in materia di produzione solare, tra cui spicca il monumentale progetto di basi fotovoltaiche nelle regioni desertiche del Nord-Est. Il deserto del Gobi fornisce una base adeguata per lo sviluppo di energia rinnovabile, e, come affermato da He Lifeng, direttore della National Development and Reform Commission (NDRC), la Cina nei prossimi anni costruirà una serie di impianti solari ed eolici che saranno in grado di fornire la più grande generazione di energia rinnovabile della storia, con l’aspettativa di raggiungere i 450GW di potenza (Reuters, 5 Marzo 2022). Secondo uno studio della Shell, la Cina potrebbe triplicare la produzione di energia rinnovabile entro il 2060, andando a coprire il 60% del consumo energetico totale del paese, rispetto all’attuale 23%. Cercando di ridurre le emissioni di carbonio nei settori del trasporto e dell’industria, Pechino sta guardando anche all’idrogeno, prefissandosi l’obbiettivo di produrre 200.000 tonnellate all’anno di idrogeno verde entro il 2025, prevedendo nel lungo periodo un uso diffuso della fonte energetica nel tessuto industriale del paese. Inoltre, Xi punta sull’idrogeno anche nel settore automobilistico, prefissandosi di consegnare 50.000 veicoli ad idrogeno entro il 2025. Ad ogni modo, attualmente la Cina è capace di produrre solamente 33 milioni di tonnellate di idrogeno all’anno, di cui l’80% usando carbone e gas naturale. 

I limiti del possibile: le sfide alla corsa green di Pechino 

Un percorso che, stando ai numeri degli uffici addetti cinesi, sembra tutto in discesa, cela in realtà dei problemi strutturali e degli ostacoli non indifferenti. Le mire e gli obbiettivi del PCC in campo energetico non sono del tutto scontati, poiché, seppur gli impianti energetici in fase di progetto o pianificazione possano, almeno in linea teorica, contribuire in modo sostanziale alla transizione energetica cinese, non basta disporre di basi che producono energia rinnovabile, ma c’è bisogno di una rete infrastrutturale adeguata che colleghi questi impianti alle destinazioni finali di consumo. Sotto questo punto di vista, Pechino ha dei problemi evidenti e profondi. Bloomberg ha di recente dichiarato che la Cina sta sprecando sempre più energia pulita, poiché aggiunge turbine eoliche e pannelli solari più velocemente di quanto la sua rete sia in grado di digerire.

Quasi il 12% dell’energia generata dalle turbine eoliche nella Mongolia Interna quest’anno è stata sprecata perché la rete non poteva reggerla, insieme al 10% dell’energia solare nel Qinghai, ha riportato l’Economic Information Daily, citando i dati del governo. Nella provincia del Gansu, soleggiata e ventosa ma scarsamente popolata, il tasso di utilizzo dell’energia eolica e solare potrebbe scendere al di sotto del 90% quest’anno da quasi il 97% nel 2021. A differenza dei cumuli di carbone, non puoi semplicemente risparmiare le brezze e il sole per quando ne hai più bisogno, quindi tutto il surplus di capacità sta generando più energia di quella che la rete può utilizzare, e perciò deve essere interrotta per evitare di sovraccaricarla. Questo è un male per i servizi pubblici che non vengono pagati per quell’energia e un male per l’ambiente poiché l’energia pulita sprecata potrebbe aver ridotto le emissioni dovute alla combustione del carbone.

La buona notizia è che la Cina sta attualmente sviluppando diversi strumenti per affrontare la sua sovrabbondanza di energia eolica e solare. In particolare, sta costruendo linee elettriche a lunga distanza per spedire l’energia in luoghi in cui può essere utilizzata, e sviluppando sistemi di accumulo in grado di assorbire l’energia e ridistribuirla in seguito quando è necessario. Probabilmente, gli investimenti in entrambe le tecnologie aumenteranno ulteriormente dopo che le due principali utility cinesi hanno recentemente promesso di aumentare la spesa per aiutare a stimolare l’economia.

Aumentare l’uso di queste soluzioni sarà di cruciale importanza, perché con il mondo già molto indietro nella sua lotta contro il cambiamento climatico, un altro rallentamento nell’adozione di energia pulita nel più grande emettitore mondiale sarebbe un disastro.

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