Tra scandali e politica di potenza: i mondiali del Golfo 2022

La FIFA continua a difendere il Qatar a pochi giorni dalla pubblicazione dello scioccante report di Human Rights Watch: “i sistemi di prevenzione degli abusi sono robusti”.

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1200. Sono le persone che, secondo un report dell’International Trade Association, sarebberodecedute in Qatar tra il 2011 e il 2017, soffrendo tra piloni di cemento e dense nuvole di polvere. I dati sono perfettamente in linea con le stime fornite dall’I.T.A. nel 2013: 4000 morti previsti entro il 2022. E no, in Qatar non si combatte, non almeno nell’accezione tradizionale, anche se i numeri si addicono perfettamente ad un bollettino di guerra. In Qatar ci si prepara ai mondiali di Calcio.

Fin dal 18 dicembre 2010, giorno in cui la FIFA votò il Qatar come sede della coppa del mondo 2022, iniziarono a piovere polemiche sui vincitori. Fu proprio l’allora presidente Barack Obama a esprimere i suoi dubbi sulla scelta del Comitato Organizzativo: “I think it was the wrong decision”. Al rammarico del presidente USA, che aveva visto arrivare secondo il proprio Paese nella votazione finale per l’assegnazione del mondiale, si aggiunse la rabbia di tanti sportivi, come l’allora presidente della lega calcistica americana Sunil Gulati, che gridarono alla truffa. Sarebbero state, secondo Gulati, “la politica, le amicizie, le relazioni, le alleanze e le tattiche” qatariote ad aver aperto a Doha le porte del più prestigioso dei tornei FIFA.

Se inizialmente si diede poco conto alle proteste d’oltre oceano, ritenute di parte, rimanevano però dubbi sulla correttezza delle elezioni.

In parte questi dubbi troveranno risposta pochi mesi dopo con la squalifica a vita dalla FIFA del qatariota Mohamed bin Hammam, allora presidente dell’Asian Football Confederation – una delle sei confederazioni che compongono la FIFA stessa. Hammam, controllando già una delle confederazioni maggiori, avrebbe elargito tangenti ad altri delegati per conquistare i voti necessari al suo Paese per ospitare la coppa. Questa campagna di corruzione ebbe il suo apice con le tangenti milionarie elargite al vicepresidente della FIFA Jack Warner. Nonostante la certezza che almeno un delegato Fifa, Warner, avesse venduto il proprio voto al Qatar, furono respinte tutte le richieste di annullamento del voto del 18 dicembre 2010.

Eppure, c’erano tutti i presupposti per invalidare l’elezione del Qatar. Forte era il sospetto che la rete di corruzione di Hammam fosse in realtà molto più vasta. A confermarlo sarà però il quotidiano inglese Sunday Times, che nel 2014 pubblicò un’enorme mole di file attestanti il tentativo del Qatar di aggiudicarsi illecitamente l’assegnazione del mondiale. Scoppiava il Fifagate, una valanga di accuse pesantissime: almeno 5 i milioni di euro distribuiti di Hammam ai singoli dirigenti FIFA, soprattutto africani, per conquistare i loro voti; più di 800 i milioni offerti dal milionario arabo alla FIFA poche settimane prima del fatidico voto del 2010.

Proprio mentre montava lo sdegno verso la FIFA e il Qatar ecco però subentrare nuove notizie riguardanti il “mondiale del golfo”. Al momento della nomina il Qatar, a differenza dei rivali, non disponeva di un numero di strutture adeguate a ospitare le partite. Degli 8 stadi previsti e presentati in sede di candidatura, 6 dovevano essere costruiti ex-novo, un’impresa decisamente complessa. Ma questo non ha spaventato l’emiro Al Thani, anzi da Doha si era ottimisti tanto da anticipare alcune delle date previste per la fine dei lavori. Doveva essere un’impresa civile di mirabili dimensioni ma è finita per trasformarsi in uno dei più spaventosi esempi di sfruttamento umano degli ultimi decenni. Per i migranti che approdarono pieni di speranza dal 2011 a Doha per trovare lavoro nei colossali cantieri qatarioti sarebbe iniziato un incubo da cui molti non sarebbero più tornati.

Molti di questi lavoratori provenivano dall’Asia e avevano pagato tra i 700 e 2000 $, secondo Amnesty International, per trovare un impiego in Qatar, un Paese che non permette di lavorare agli immigrati senza permesso di soggiorno. Considerando lo stipendio medio percepito nei cantieri qatarioti è di 800$ al mese, la maggior parte dei quali erano inviati come rimesse per le famiglie, l’investimento iniziale era assolutamente rischioso. Una volta giunti in Qatar il lavoratore si è trovato di fronte ad un quadro desolante anche per chi veniva da Paesi poveri e difficili: quasi inesistenti le tutele a garanzia della sicurezza sui posti di lavoro, ritardi o cancellazione dei pagamenti dei salari e impossibilità di fare affidamento sulle corti qatariote, controllate dalle aziende stesse, per ottenere giustizia, infine un sistema di legge fondato sulla Sharia che consente l’utilizzo di pratiche come la lapidazione e la flagellazione per punire gli inadempienti.

Un incubo che si è concretizzato in centinaia di morti nei cantieri, migliaia di lavoratori non pagati e fatti oggetto di violenze, impossibilitati a trovare tutela legale in Qatar e costretti a tornare a casa a mani vuote dopo che, durante l’emergenza Covid 19, si erano visti scadere, senza che venissero rinnovati, i permessi di soggiorno. Solamente alcuni si sono visti riconosciuti parte di quanto gli spettava grazie all’intervento delle ONG, come Amnesty, che si sono battute perché questi lavoratori ottenessero quanto dovuto. Ancora oggi, dopo decine di denunce, nei cantieri qatarioti si continua a morire. Tali elementi erano però già noti al momento della votazione sull’assegnazione dei mondiali 2022, eppure la FIFA non adottò criteri di valutazione più ampi che permettessero un’analisi generale dei Paesi candidati.

Nonostante le proteste e le prove raccolte sul caso, la FIFA continua a difendere il Qatar come è successo recentemente in relazione alle accuse di lesione dei diritti umani e dei lavoratori rivolte dall’ONG Human Rights Watch al Qatar il 23 agosto 2020 in un report dettagliato lungo 78 pagine.

Ma gli ostacoli all’allestimento dei mondiali 2022 non finiscono qui.

I governi qatarioti infatti fin dal 2011 hanno intrapreso una serie di scelte rischiose in politica estera, appoggiando la rivoluzione dei fratelli musulmani in Egitto, supportando le milizie sciite in Medio Oriente, rifornendo di armi e denaro lo schieramento di Sarraj in Libia, scelte che gli hanno alienato le simpatie di molti Paesi, vicini e lontani. In particolare, è stata la monarchia saudita e i suoi alleati a entrare in conflitto con Doha per il controllo geopolitico del Medio Oriente. Ma come hanno influito i conflitti geopolitici nel golfo persico e nella penisola araba sui mondiali di calcio del 2022?

Nel 2017 il conflitto politico-culturale per la supremazia sul Medio-oriente si è palesato senza più veli con la rottura diplomatica di tutti gli stati del GCC, il Consiglio di Cooperazione del Golfo, e quindi dell’Arabia Saudita e dei suoi alleati più stretti (tranne il Kuwait e l’Oman che sono rimasti neutrali), con il Qatar. Fu inoltre imposto all’emirato il divieto di sorvolo negli spazi aerei sauditi, degli emirati (ricordo che la Qatar Airways è una delle maggiori compagnie aeree del mondo e rivale diretta dell’Emirates), dell’Egitto e del Bahrein. La motivazione ufficiale di questo gesto radicale è che il Qatar avrebbe supportato il terrorismo arabo sunnita e cooperato con l’Iran sciita (una grossolana contraddizione) per capovolgere lo status quo in Medio-oriente.


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Il Qatar è quindi tecnicamente isolato dal resto del globo e solo con costose e lunghe rotte aeree alternative sui cieli iraniani ha potuto aggirare il problema, mettendo così a rischio il commercio e l’economia dello Stato oltre che la stessa Fifa World Cup 2022. L’aggravarsi della crisi nel golfo infatti potrebbe mettere in forse la coppa, un duro colpo al prestigio qatariota. Pensiamo poi all’aumento non indifferente dei costi dei voli a causa dell’allungamento delle tratte aeree che collegano Doha ai principali Hub mondiali. Non di secondaria importanza è anche la questione della sicurezza dei passeggeri. Tutti i voli per Doha infatti sorvolano obbligatoriamente una regione, quella iraniana, caratterizzata da alto rischio di attacchi militari e incidenti aerei, l’ultimo il volo Ukraine International Airlines 752, sospettato di essere stato abbattuto l’8 gennaio da 2 missili persiani.

Ci sono molte ombre sui prossimi mondiali, troppe per essere solo un evento sportivo. Che forse la coppa del mondo abbia assunto anche una valenza geopolitica?

Leonardo Maria Ruggeri Masini

Geopolitica.info