Tra la Germania e la Russia, Washington guarda a Varsavia

La scorsa settimana il Presidente polacco Andrzej Duda ha visitato l’omologo americano Donald Trump, diventando il primo leader di un Paese straniero ad incontrarsi col Presidente statunitense dall’inizio della pandemia. L’evento è alquanto significativo, poiché, oltre a dare ulteriore dimostrazione dell’importanza delle relazioni bilaterali tra Varsavia e Washington, ha portato alla redazione di una Dichiarazione Congiunta che ha evidenziato alcuni aspetti chiave del rapporto tra i due Paesi.

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Innanzitutto, la Dichiarazione fa riferimento alla necessità di tenere ben presenti principi quali democrazia, libertà, condivisione di valori comuni in tempi duri come quelli dettati dall’emergenza virus. È interessante osservare come il documento verta poi su aspetti più strettamente geopolitici, nelle righe successive: la cooperazione in seno alla NATO, la collaborazione militare, le azioni di deterrenza. In particolare, quest’ultimo punto fa chiaro riferimento ai confini orientali dei Paesi dell’Alleanza, implicitamente riferendosi alla Russia. Si aggiunge poi il richiamo all’iniziativa Trimarium, un progetto di investimenti destinati al settore dei trasporti, dell’energia e dell’IT nel quale gli Stati Uniti hanno molto interesse. Un esempio in tal senso è rappresentato dalla futura partnership tramite la quale gli Stati Uniti forniranno gas naturale liquido alla Polonia, in un’ottica di diversificazione e potenziamento del settore energetico il cui scopo è quello di svincolarsi dalla dipendenza dalla Russia.

La Dichiarazione Congiunta non presenta nessuna novità sostanziale. Essa riprende il Memorandum redatto a giugno 2019, ripropone i temi inclusi nella Dichiarazione Congiunta dello scorso settembre, ribadisce l’importanza della cooperazione tra Washington e Varsavia. Tuttavia, a leggere tra le righe, la Dichiarazione risulta essere un importante messaggio rivolto principalmente a due attori al momento scomodi per Trump, ovvero Germania e Russia.

Per quanto riguarda la prima, è noto quanto il Presidente americano sia intenzionato a mettere pressione alla potenza “egemone” in Europa per diminuirne l’influenza. Non si parla, ovviamente, di competizione tra le due potenze, ciononostante, l’intenzione di ritirare una parte dei 9.500 soldati stanziati in Germania come “punizione” per il mancato raggiungimento della quota minima destinata alla spesa militare – così come indicato dal Trattato Nordatlantico – apre le porte ad un possibile trasferimento del contingente, o parte di esso, in territorio polacco. Vero è che al momento gli Stati Uniti hanno proferito un debole “forse” alla possibilità di concretizzare il piano. In quest’ottica, tuttavia, il ruolo della Polonia come partner preferenziale all’interno dell’Unione Europea potrebbe rinforzarsi. Inoltre, la volontà di installare centrali nucleari per la produzione di energia in territorio polacco, con il supporto di investimenti ed expertise americani, potrebbe sancire un ulteriore passo in avanti nella cooperazione bilaterale.

Entra dunque in gioco il rapporto con la Russia, per la quale l’introduzione del nucleare americano in Polonia equivarrebbe ad una diretta e chiara provocazione. In questo momento, gli Stati Uniti non mostrano un atteggiamento univoco verso la Russia, ma i segnali di allontanamento sono innumerevoli. A partire dal regime sanzionatorio in essere dal 2014 per l’annessione/occupazione della Crimea, passando poi alle contradditorie dichiarazioni di Trump verso il Cremlino, senza dimenticare l’esplicita avversione per la collaborazione tra i Paesi Membri dell’UE e la Russia (vedasi, per esempio, il tentativo di bloccare la realizzazione del gasdotto Nord Stream 2). Questi semplici esempi porgono un’immagine piuttosto fosca delle relazioni tra Stati Uniti e Russia, la quale non perde occasione per attirare su di sé sospetti e accuse. Tra il 29 e il 30 giugno, infatti, un’ulteriore conferma è arrivata da un articolo del New York Times nel quale viene rivelato che i servizi russi di stanza in Afghanistan avrebbero offerto taglie ai taliban per colpire soldati americani. La questione è molto seria ed evidenzia ancora una volta il difficile rapporto tra Washington e Mosca. Un eventuale dispiegamento di testate nucleari in Polonia, a fianco alla progettazione di centrali nucleari a scopi civili, diverrebbe una mossa molto azzardata anche per lo stesso Trump, che, così facendo, rischierebbe una pericolosa escalation con il Paese guidato da Putin. Al momento, il sogno polacco di ottenere un tale strumento di deterrenza rimane tale. Tuttavia, è utile tenere sotto osservazione lo sviluppo dei legami tra gli Stati Uniti e i Paesi mitteleuropei: le dichiarazioni congiunte come quella della scorsa settimana nascondono messaggi tra le righe la cui interpretazione è di fondamentale importanza.

Per la Polonia, la Russia rimane un avversario e un competitor da tenere il più distante possibile. Per gli apparati americani, il pivot polacco è un utile strumento da utilizzare a proprio favore. Come Trump intenda conciliare lo stato profondo e il suo atteggiamento verso il Cremlino con la volontà di svincolarsi da meccanismi da Guerra Fredda rimane oggetto di speculazioni sul futuro.

Gianmarco Donolato,
Geopolitica.info