The Room Where It Happened: fine dei giochi per Trump?

“The Room Where It Happened: A White House Memoir” ancora non è in vendita ma già fa scalpore. Quando mancano pochi giorni dall’uscita del libro shock di John Bolton, Consigliere per la Sicurezza Nazionale dell’Amministrazione Trump dall’aprile 2018 al settembre 2019, il Dipartimento di Giustizia ha presentato ad un giudice federale una richiesta d’urgenza per bloccarne la pubblicazione – in modo tale da evitare ripercussioni negative sulla figura del Presidente Trump in vista del 3 novembre – sostenendo che il testo presenti informazioni riservate e classificate.

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La presenza di Donald Trump alla Casa Bianca ha già ispirato una lunga lista di letture, ma l’ultima dell’ex Consigliere per la Sicurezza Nazionale John Bolton, ha attirato l’attenzione dell’opinione pubblica internazionale visto il ruolo ricoperto da quest’ultimo e considerando anche la natura delle sue affermazioni. Infatti, nonostante The Room Where It Happened: A White House Memoir – resoconto dei 17 mesi di Bolton come National Security Advisor – esca il 23 giugno, il contenuto al suo interno soprattutto per quanto riguarda i rapporti con la Cina del Presidente Trump, ha già fatto scoppiare un caso internazionale

Il 17 giugno, dopo un tentativo da parte dell’Amministrazione Trump di bloccare la pubblicazione del libro, è intervenuto il Dipartimento di Giustizia presentando ad un giudice federale un’ordinanza urgente, dichiarando che il libro conterrebbe informazioni riservate e classificate che Bolton non aveva l’autorizzazione a pubblicare. Infatti, secondo la richiesta, l’ex Consigliere per la Sicurezza Nazionale avrebbe violato l’accordo di segretezza sottoscritto con la Casa Bianca, evitando di sottoporre il libro al vaglio delle autorità prima della sua pubblicazione per verificare la presenza o meno di informazioni classificate. La sensazione però è che l’esposto del Dipartimento di Giustizia sia arrivato troppo tardi, perché l’editore Simon & Schuster ha già inviato copie del libro ai principali media e librerie. Non a caso, sempre lo stesso giorno, il Washington Post e il New York Times hanno pubblicato estratti del libro dopo aver ottenuto delle copie pre-pubblicazione, mentre il Wall Street Journal ha pubblicato un contenuto esclusivo del libro firmato proprio da Bolton. 

La casa editrice ha poi dichiarato che “l’esposto di questa notte da parte del governo è insignificante. Centinaia di migliaia di copie del libro sono state già consegnate nel Paese e nel resto del mondo. L’ingiunzione del governo non otterrà nulla”. La risposta del Presidente Trump non si è fatta attendere. Durante un’intervista concessa a Fox News, il tycoon ha pesantemente attaccato Bolton definendolo un “guerrafondaio” e “bugiardo”. “Gli ho dato un’occasione, era un uomo fallito. È stato uno di quelli più in vista che diceva di voler andare in Iraq e le cose non sono andate tanto bene come sappiamo, ed io ero già contrario allora” ha dichiarato il Presidente. “Ha infranto la legge, sono informazioni molto riservate e non aveva l’autorizzazione. Ha violato la legge e ne pagherà le conseguenze” ha continuato Trump. 

Il segretario di Stato Mike Pompeo, direttamente coinvolto nel libro, è stato uno dei primi a prendere le difese di Trump: “Non ho letto il libro ma, dagli estratti che ho visto pubblicati, Bolton sta diffondendo una serie di menzogne, mezze verità e affermazioni completamente false. Bolton è un traditore che ha danneggiato l’America violando la sua fiducia nei confronti della propria gente. Per i nostri amici in tutto il mondo: sapete che l’America di Trump è una forza per il bene nel mondo”. È intervenuto anche Mark Meadows, Capo di Gabinetto della Casa Bianca: “Nulla di quanto Bolton ha toccato si è mai realizzato perché non era in grado di ottenere consenso all’interno dell’Amministrazione”. 

I contenuti del libro

I contenuti più importanti del libro sono stati svelati negli ultimi due giorni da principali media e testate giornalistiche americane. In tutte le 592 pagine del volume, basate su resoconti e su appunti di Bolton che includono numerosi dettagli di riunioni interne e citazioni attribuite a Trump e ad altri membri della sua Amministrazione, l’ex National Security Advisor attacca il tycoon per aver anteposto gli interessi personali a quelli nazionali, partendo dai rapporti con la Cina fino ad arrivare a quelli con l’Ucraina passando per Erdogan e Kim Jong-un. Inoltre, il libro contiene anche storie meno rilevanti ma alquanto singolari. Di seguito i punti più interessanti ricavati dagli estratti:

I rapporti con la Cina – l’aiuto chiesto a Xi Jinping, la questione uigura, Huawei/ZTE e il limite presidenziale: secondo quanto scritto da Bolton, Trump avrebbe chiesto al leader cinese di aiutarlo a vincere le prossime elezioni. Durante un colloquio avvenuto a margine del G20 tenutosi in Giappone nel giugno del 2019, l’ex National Security Advisor racconta di come, mentre i due stavano discutendo dell’ostilità americana nei confronti della Cina, Trump abbia spostato la conversazione alle imminenti elezioni presidenziali alludendo alle capacità economiche della Cina di influenzare le campagne in corso “supplicando Xi di assicurarsi che Trump vincesse”. Trump successivamente “ha sottolineato l’importanza degli agricoltori e l’aumento degli acquisti cinesi di soia e grano per il risultato elettorale”.

Nello stesso incontro il leader cinese ha anche difeso la costruzione dei campi che ospitano, secondo i documenti del Partito Comunista cinese trapelati a novembre, circa 1 milione di uiguri, minoranza etnica presente nella regione dello Xinjiang, e Trump avrebbe dato la sua approvazione. “Secondo il nostro interprete, Trump ha detto che Xi dovrebbe andare avanti con la costruzione dei campi perché pensava fosse esattamente la cosa giusta da fare”, ha scritto Bolton. Inoltre, viene riportato che Trump ha definito Xi come “il miglior presidente cinese degli ultimi 300 anni”.

Nell’ultimo estratto rilasciato dal Wall Street Journal, l’ex National Security Advisor ha dichiarato che ogni decisione presa da Trump durante il suo mandato è stata guidata da calcoli per ottenere la rielezione. Bolton riporta la gestione delle minacce poste dalle società cinesi Huawei e ZTE: il Presidente nel 2018 ha invertito le sanzioni che il Segretario del Commercio Ross e il suo Dipartimento avevano inflitto a ZTE, mentre nel 2019 si sarebbe offerto di invertire il procedimento penale contro Huawei se questo avesse aiutato nell’accordo commerciale. “Queste ed innumerevoli altre conversazioni simili con Trump hanno dato vita ad un modello di comportamento fondamentalmente inaccettabile che ha eroso la legittimità stessa della presidenza”, ha scritto Bolton.

Bolton ha poi affermato che durante il G20 di Buenos Aires del 2018, Trump abbia dichiarato al leader cinese che gli americani avrebbero voluto apportare cambiamenti costituzionali necessari per aumentare il limite di due mandati presidenziali: “Un momento interessante è arrivato quando Xi ha dichiarato di voler lavorare con Trump per altri sei anni e il tycoon gli ha risposto che la gente voleva che il limite costituzionale di due mandati presidenziali fosse abrogato per lui”. 

L’Ucraina e la critica ai democratici: per Bolton, la Casa Bianca avrebbe abbandonato e ricattato l’Ucraina per fini di politica interna. Secondo Trump, Kiev era un nemico che aveva cercato di ostacolare la sua campagna nel 2016. Il tycoon sarebbe stato contrario ad inviare loro aiuti di tipo militare fino a quando le autorità ucraine non avessero ripreso le indagini contro Hillary Clinton e Joe Biden. L’ex Consigliere per la Sicurezza Nazionale sostiene invece di aver insistito molte volte con il Presidente affinché gli Stati Uniti sbloccassero gli aiuti all’Ucraina. Bolton ha poi criticato i democratici sulla questione dell’impeachment al Presidente, affermando che se non si fossero concentrati solo sulla questione ucraina ma avessero ampliato le indagini, probabilmente Trump sarebbe stato rimosso dall’incarico.

In merito a questo argomento, non sono mancate le critiche da parte di alcuni democratici tra cui Adam Schiff, presidente della Commissione Intelligence della Camera dei Rappresentanti, che ha scritto su Twitter: “Quando ai membri dello staff di Bolton fu chiesto di testimoniare alla Camera sugli abusi di Trump, lo fecero. Avevano molto da rimetterci ma dimostrarono coraggio. Quando fu chiesto a Bolton si rifiutò, e disse che avrebbe fatto causa se gli fosse stato presentato un mandato di comparizione. Invece, si è tenuto tutto per raccontarlo in un libro. Bolton sarà uno scrittore, ma non è un patriota”

Trump e Erdogan: Bolton racconta che Erdogan avrebbe consegnato a Trump un promemoria in cui dichiarava l’innocenza della società finanziaria turca Halbank messa sotto inchiesta dal procuratore del Distretto Sud di New York per aver violato le sanzioni iraniane. “Trump ha poi detto a Erdogan che si sarebbe occupato di tutto, spiegando che i procuratori del Distretto Sud non erano suoi uomini ma di Obama e che però li avrebbe sostituiti”. 

Il Venezuela e Putin: Trump avrebbe affermato che sarebbe “fico” invadere il Venezuela e che la nazione sudamericana era “veramente parte degli Stati Uniti”. Bolton ha scritto che in una telefonata del maggio del 2019 Putin ha dato una “brillante dimostrazione della propaganda in stile sovietico” paragonando Guaidó ad Hillary Clinton e ciò “ha ampiamente convinto Trump”. Secondo l’ex National Security Advisor, l’obiettivo di Putin era difendere il suo alleato Maduro. 

NATO, Regno Unito e Finlandia: Bolton ha scritto che ad un vertice della NATO nel 2018 Trump avrebbe deciso di uscire dalla NATO: “Usciremo e non difenderemo coloro che non hanno pagato”.

Bolton ha affermato come le conoscenze di Trump avessero molte lacune. Infatti, racconta che durante un incontro del 2018 con l’allora Primo Ministro britannico Theresa May, Trump chiese se il Regno Unito fosse effettivamente un Paese nucleare. Oppure, ricorda di quando, prima di un incontro con Putin ad Helsinki, il tycoon gli chiese se la Finlandia fosse “una specie di satellite della Russia”

Trump ridicolizzato da alcuni membri della sua Amministrazione: il libro di Bolton riporta diversi esempi di funzionari della Casa Bianca che deridono il Presidente. Quando divenne National Security Advisor, il Capo di Gabinetto John Kelly, lo avvertì dicendogli che era un brutto posto per lavorare. Si dice che persino Mike Pompeo, considerato uno dei più fedeli a Trump, abbia criticato a più riprese il tycoon soprattutto per le questioni con la Corea del Nord.

I tanti contenuti trapelati in questi giorni lasciano spazio a molte domande ma a poche risposte. Perché Trump avrebbe avuto veramente bisogno dell’aiuto di Xi? Perché il libro è uscito solamente ora a 4 mesi dalle presidenziali? Perché Bolton non ha raccontato tutte queste sue “avventure” durante le udienze per l’impeachment del Presidente? Tutto ciò avrebbe influenzato l’esito dell’impeachment? E ancora…quanto questo libro conterà sul risultato finale del 3 novembre?

Sarebbe impossibile dare una risposta univoca a tutte queste domande, senza considerare il fatto che Bolton e Trump non si erano lasciati nel migliore dei modi vista anche la controversia riguardo alle sue presunte “dimissioni”. Una cosa è certa: vero o non vero, quanto scritto dall’ex National Security Advisor rischia di influenzare ancora più negativamente la popolarità di Trump che ha già subito un calo drastico. Fine dei giochi?

Alessandro Savini,
Geopolitica.info